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IL PROFILO. Luigi Calcagni e Luciano Cenna si conoscono fin da bambini e dopo la laurea hanno condiviso la vita professionale contrassegnata da numerosi incarichi.

Dal restauro di Palazzo Giuliari a quello della Gran Guardia fino al progetto della torre di 100 metri in Zai.

Un sodalizio che dura da una vita, iniziato con un´amicizia tra bambini a tirar pallonate in Bra, che si è consolidato nel dopoguerra, quando si sono ritrovati entrambi con una laurea in architettura decidendo di lavorare insieme. Luigi Calcagni e Luciano Cenna nel 1957 hanno fondato Arteco e nel loro studio di corso Sant´Anastasia, in uno storico palazzo patrizio, hanno scritto diversi capitoli della storia architettonica della città.
GLI INIZI non sono stati facili, raccontano Calcagni e Cenna, nonostante la loro formazione fosse avvenuta in un ambito che aveva visto passare maestri come Carlo Scarpa. «Nella seconda metà degli anni Cinquanta si costruivano solo condomini e i progetti erano in mano ad architetti molto più vecchi di noi», raccontano i due professionisti ripercorrendo la loro storia. «Per fortuna vincemmo il concorso per realizzare la casa di riposo Don Steeb in zona Valverde e cominciammo a lavorare. Poco! prima avevamo vinto un concorso per ampliare la sede della Banca Popolare in piazza Nogara ma poi i vertici dell´istituto decisero di non effettuare l´opera che, invece, venne ripresa negli anni Settanta, ma senza di noi».
FINO AGLI ANNI ´70 Calcagni e Cenna sono rimasti legati alla facoltà di architettura di Venezia, pur continuando l´attività professionale dello studio. In quegli anni elaborano progetti e interventi per gli edifici universitari di Borgo Roma, l´edilizia residenziale prefabbricata al Saval, del Centro direzionale e residenziale Palladio e la sede uffici della ditta Manni. «Gli anni Sessanta erano stati quelli del boom edilizio di Borgo Trento», spiegano, «e tutta l´attenzione, all´epoca, era rivolta agli edifici e alle strade, senza badare a creare altri spazi, come giardini o piazze, luoghi di ritrovo sociale. Denunciammo questa situazione in un articolo pubblicato su Casabella, causando delle reazioni piccate da parte dei progettisti di allora».
ALL´EPOCA la tendenza era soprattutto quella di demolire per recuperare spazi, precisano i due architetti, «soprattutto i solai, per recuperare piani». Però vennero anche fatte scelte che non sono più state ripetute. «A Verona sud, ad esempio, c´erano solo campi e lì si decise che doveva nascere l´industria. In realtà non è mai decollata e l´edilizia successiva è stata inserita malamente, in modo selvaggio. In questo modo è stato azzoppato il terziario, che invece doveva svilupparsi molto di più, sciogliendosi dal vincolo dell´area agricola imposto sulla zona»
UNO DEGLI INCARICHI più prestigiosi fu il restauro di Palazzo Giuliari, «che fu la prima sede dell´università scaligera», precisano Calcagni e Cenna. «Nel corso dei lavori scoprimmo degli affreschi di Paolo Farinati». Erano gli anni Sessanta e Verona era popolata di grandi personalità politiche e culturali, come Renato Gozzi, Gino Barbieri, Giorgio Zanotto. «Allora la! politica era molto più votata al servizio dell´interesse collettivo, con opere che hanno inciso positivamente sul futuro della città. Basti pensare all´università, al Quadrante Europa, allo sviluppo delle autostrade. E anche noi abbiamo seguito il solco di questo indirizzo, evitando di essere coinvolti in attività esclusivamente commerciali ma cercando le progettazioni di qualità».
TRA I LAVORI affidati allo studio, il restauro della Gran Guardia, effettuato tra 1995-2001, con l´ampliamento del Centro Congressi, il restauro e la messa a norma del Teatro Salieri di Legnago nel 1994, la ristrutturazione del Cinema Teatro delle Terme in Centro Congressi ad Abano Terme nel 1990, il restauro di palazzo Fulcis a Belluno nel 2008, il progetto per il palazzetto dello sport di Verona e per il nuovo stadio della città, oltre a numerosi progetti e interventi per strutture ospedaliere, sportive e ricreative. Recenti è il progetto Torrecento, la torre per! uffici dalla linea avveniristica, che dovrebbe sorgere a Verona Sud, a! fianco dell´autostrada, che prevede una superficie costruita pari a 23.288 metri quadrati, alta un centinaio di metri e comprendente 23 piani.(3-continua)

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 8/03/2013

Note: CRONACA – Pagina 12