VILLA FRANCESCATTI. Domani il cambio tra la Diocesi e il Centro di cooperazione giovanile
La Caritas allestirà un dormitorio nella parte più recente dell’edificio Don Ceschi: «È l’unica possibilità, per ora non ci sono altri progetti»

Cambio della guardia a villa Francescatti, a San Giovanni in Valle. Dopo lo sgombero dei locali che negli ultimi quarant’anni sono stati la sede dell’ostello della gioventù, è questione di giorni l’arrivo della Caritas. Domani è in programma il passaggio di consegne fra i rappresentanti dell’ente assistenziale della Diocesi e quelli del Centro di cooperazione giovanile internazionale, l’associazione che nel 1975 fondò l’ostello e lo ha gestito fino a pochi giorni fa.Il 31 dicembre, lo ricordiamo, è scaduto il comodato d’uso e la dimora cinquecentesca ai piedi del colle San Pietro è tornata in mano alla Curia, che ne è proprietaria e già da tempo aveva deciso di affidarla alla Caritas per alloggiare chi vive in situazioni di grave marginalità. Ora in animo c’è il progetto di allestirvi il prima possibile un dormitorio per senzatetto, per far fronte all’emergenza freddo che a Verona qualche giorno fa ha mietuto la prima vittima. In seconda battuta, di dedicare parte della struttura all’accoglienza dei venti richiedenti asilo che la Caritas ospitava al Cum di San Massimo e ha dovuto smistare altrove, chi in appartamento e chi all’asilo notturno «Il Samaritano», quando in via Bacilieri sono stati accorpati i Centri di pastorale diocesani.Ad anticipare le iniziative della Caritas è il suo direttore, monsignor Giuliano Ceschi. «Serviranno 40 o 45 posti letto al massimo» spiega «per questo ci basterà utilizzare la foresteria». Ovvero la porzione più recente del complesso di villa Francescatti, quella costruita nel primo Novecento con affaccio sul parco e sulla Salita Fontana del Ferro e restaurata nel 1999 grazie ai fondi statali per il Giubileo.Anche il Centro di cooperazione l’aveva destinata già da anni all’ospitalità dei profughi, in convenzione con la Prefettura. Invece per il momento rimarranno chiusi il fabbricato principale, il Belvedere a ovest del parco e la portineria su vicolo cieco Borgo Tascherio, tutti edifici finora utilizzati per albergare i giovani turisti e pellegrini. «Accogliere i senza fissa dimora e i richiedenti asilo sono gli unici due progetti praticabili. Non c’è altro, all’orizzonte» sottolinea Ceschi. «Non ho ancora visto tutta la villa ma immagino ci sia da metterci le mani. Il che vuol dire imbarcarsi in una cosa grossa, per cui non è immediata la previsione di altre progettualità inerenti agli scopi della Caritas. Non ci sto pensando adesso anche perché sono in scadenza (monsignor Ceschi ha 74 anni e fra un anno, come di prassi, darà le dimissioni) e questo mi mette cauto nel muovermi». Si cercherà di fare presto, ma pure il trasferimento nella foresteria «non sarà cosa immediata» specifica. «Anche lì c’è da sistemare qualcosa, le caldaie e alcuni bagni. Sistemazione che comporta una rivisitazione accurata, per non trovarsi più avanti nei pasticci».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 18

Note: Laura Perina