ACCOGLIENZA. Il «libro bianco» che raccoglie storia e documenti sulla gestione di Villa Francescatti e le sue diatribe. La struttura darà forfait a fine anno e, per ora, non sembrano esserci alternative per l’associazione che l’ha fatta crescere per 40 anni

Un libro che è una sorta di testamento di un pezzo di storia recente della città, quella dell’ostello della gioventù a Villa Francescatti, a San Giovanni in Valle, un libro «bianco», fatto solo di documenti che vanno dal 1937 al 2017.Il testo, che era in preparazione da circa un anno, è stato diffuso in questi giorni (chi vuole averne una copia può richiederla all’ostello) con lo scopo di raccontare attraverso le «carte» le vicende dell’ostello, nate dal lascito di una nobildonna veronese, Gianna Paganini Francescatti, alle suore dell’Istituto Sorelle della Sacra Famiglia per opere sociali e della successiva cessione alla Curia che, a sua volta, ne ha stipulato l’utilizzo al Centro di cooperazione giovanile internazionale, di cui è presidente Fiorenzo Scarsini, che organizza l’ostello a partire dal 1977 quando il primo gruppo di volontari si presta a sistemare l’antica dimora patrizia. L’accoglienza andrà a pieno regime a partire dagli anni Ottanta.Fino al 2016 la struttura ha ospitato 569.381 persone (esclusi i richiedenti protezione internazionale ospitati nella Foresteria di Villa Francescatti e nell’ex monastero di Santa Chiara), di cui 292.406 dall’Europa e 66.972 dall’Italia. Questa realtà della capacità di 240 posti, diventata punto di riferimento per migliaia di turisti, giovani e non, di passaggio a Verona, con tutta probabilità chiuderà i battenti a fine anno, come stabilito nell’ultimo lodo arbitrale che ha prorogato la scadenza, fissata nel 2011, poi slittata al 2013 e quindi diventata definitiva al 31 dicembre del 2017.Nel frattempo il Centro di cooperazione giovanile, grazie a diversi contributi pubblici, soprattutto per il Giubileo, e a un’oculata gestione degli introiti dell’ostello, ha rimesso a posto l’antica villa, che aveva acquisito in una situazione al limite della fatiscenza. Oggi l’edificio è completamente a norma, come sottolinea il consigliere Enrico Scognamillo, «con tutti i permessi in ordine. Una struttura che è stata salvaguardata e valorizzata».Contro la chiusura dell’ostello nelle scorse settimane si erano levate molte voci ed era anche stato organizzato un sit-in di protesta davanti al suo ingresso. Per decenni questo storico edificio è stato un punto di riferimento per giovani e famiglie, fornendo un supporto formidabile al turismo veronese ma anche all’accoglienza di chi non ha mezzi, esprimendo in pieno la volontà di un «utilizzo a scopi sociali» del lascito testamentario. Ma il futuro sembra ormai segnato e lo stesso Scarsini non ha intenzione di opporre resistenza. «Ce ne andremo come stabilito», ha confermato laconico. Ma esiste un’alternativa? L’ostello della gioventù del Centro di cooperazione giovanile internazionale potrebbe rinascere altrove? Non certo a Santa Chiara, oggi occupata dai richiedenti asilo, «che non lascerò mai per strada», precisa Scarsini, e comunque con spazi inadeguati alle necessità degli ospiti. Un ente cittadino si è fatto avanti per offrire uno stabile in un’area periferica, ma la proposta per ora si limita allo scambio di battute, mentre un’altra ipotesi indica il convento di San Domenico, attuale sede della polizia municipale (che nel giro di un anno si trasferirà con tutti gli uffici nella caserma Rossani), stabile però in pessime condizioni. E che fine farà Villa Francescatti? La Curia aveva già manifestato la volontà di venderla. C’è già un compratore pronto ad acquistarla? Lo si capirà nei prossimi mesi.

 

Elena Cardinali

Tratto da: arena-cronaca - pag.16

Data: 1/08/2017

Note: Elena Cardinali