L'Arena durante Giulietta e Romeo di Riccardo Zandonai nel 1939

LA STORIA. Mai era successo che la stagione lirica venisse rinviata in tempo di pace. Solo le due guerre l’avevano fermata
Il 16 agosto del 1939 l’ouverture de La forza del destino segnò la fine di quel festival e dell’opera in Arena fino al 1946. Nel 1914 una triste Carmen, poi lo stop per le ostilità

Come è stato annunciato, la stagione lirica in Arena subirà un anno di sosta a causa della pandemia in corso, per tornare nel 2021 con lo stesso cartellone del 2020, anzi migliorato, si dice, fra gli interpreti. Una sosta dolorosa, inaspettata, per tutta la città e per quel pubblico che da anni la segue con passione.Non era mai successo nella sua ultracentenaria vita, in tempi di pace. L’opera lirica in Arena aveva infatti taciuto solo a causa delle due guerre mondiali. La prima volta, dopo l’inaugurazione del 1913 con Aida toccò a Carmen concludere la stagione nel 1914. La sua seconda recita del 2 agosto coincise infatti con la dichiarazione di guerra di Francia e Russia alla Germania. Le repliche dell’opera continuarono nei giorni seguenti con le notizie sempre più drammatiche sull’imminente inizio del conflitto. Dopo tre rappresentazioni si voleva dichiarare già chiusa la stagione, ma malgrado le notizie sulla guerra incombente, in cui fu trascinata anche l’Italia, l’opera continuava a trionfare. Tornavano intanto, in massa, i nostri emigrati dall’estero e come primo aiuto fu loro assegnata parte degli incassi delle ultime due recite delle dieci in programma. Carmen finì poi avventurosamente. L’ultima serata, il 16 agosto, fu molto triste, disturbata dalla pioggia, con mezza Arena vuota. L’eco della guerra era ormai vicinissimo: il silenzio tornò così sulle serate d’opera veronesi. E lo fu per sei anni, ma non fu un silenzio mortale perché il canto ritornò nuovamente nel 1919 con ben 17 trionfali rappresentazioni de Il figliol prodigo di Ponchielli, opera mai più data in seguito sul palcoscenico dell’anfiteatro.Un successivo tragico agosto fu quello del 1939. La quarta opera in cartellone, Giulietta e Romeo di Riccardo Zandonai, donò gli ultimi sprazzi di poesia e di speranza. Sul podio c’è a dirigerla il suo stesso compositore. Il musicista roveretano chiuderà la stagione con un concerto sinfonico, il 16 agosto. Il brano conclusivo sarà l’ouverture da La forza del destino, un pezzo sempre considerato “iellato” da tutti i popoli mitteleuropei, che sciaguratamente si presta al caso. Rigoletto e Tosca sono le opere espressamente indicate dal Duce per avviare l’ultima stagione. L’aggiunta di Faust e Giulietta e Romeo è solo un integrativo. Scarpia in Tosca è l’ammirato baritono veronese Antenore Reali: lo si potrà riascoltare solo dopo sette anni, nel 1946. Il sovrintendente Pino Donati (pure veronese e stimato direttore) cura con molto amore l’opera di Zandonai dove Gabriella Gatti duetta col Romeo di Alessandro Granda. Per Zandonai è uno successo strepitoso. Gli autori del concerto che dirige in quel 16 agosto, Rossini, Dvorak, Catalani, Verdi, Wagner, Respighi, sono ancora il simbolo di un’Europa dagli alti valori musicali. Verona sta già pensando alla stagione 1940, ma la storia delle sue opere areniane si fermerà. Per sette anni il silenzio calerà sull’anfiteatro. Il 16 agosto Riccardo Zandonai guida l’orchestra nelle ultime battute. Con Verdi si dà l’addio alla pace. Quindici giorni più tardi, il primo settembre, Hitler invaderà la Polonia.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 24

Data: 7/05/2020

Note: Gianni Villani