Emma Cerpelloni

VIAGGIO NEL TEMPO. Il mercante lasciò eredità e precise disposizioni

Morì nel 1889 a 95 anni. Il tribunale liberò il Comune da ogni obbligo Gli venne dedicato l’asilo notturno Ora è il teatro di «Adrian» Celentano.
Chissà se Celentano, e con lui tutti i veronesi, conoscono la storia di Giuseppe Camploy, a cui è dedicato il teatro di «Adrian», lo spettacolo trasmesso da Canale 5 (ora sospeso per l’influenza del Molleggiato). Una storia che certamente potrebbe piacere e dispiacere al tempo stesso al celebre Molleggiato, conoscendo le sue idee. A Verona si è voluto dimenticarla, ma la si può leggere in un volume dedicato alla «Storia dell’omeopatia in Italia», scritto da Alberto Lodispoto.Sì, perché Giuseppe Camploy, nato a Verona nel 1794, prima «mercante di musica e di pianoforti», poi impresario teatrale, proprietario del teatro San Samuele di Venezia, all’età di 91 anni, nel 1885, fa testamento lasciando una grossa cifra in legato al Comune di Verona perché faccia un ospedale omeopatico. A 25 anni era stato «condannato» come tisico (allora la malattia non dava scampo), ma era stato guarito con questo tipo di cura e avendo superato la veneranda età di 90 anni, sogna nella sua città l’apertura di un ospedale con medici omeopatici, affidandolo al dottor Gioacchino Pompili di Spoleto. L’ospedale doveva avere 10 posti letto.Camploy muore a 95 anni, il 12 febbraio 1889, 130 anni fa.Passano nove mesi: è il 22 novembre, quando il municipio entra in possesso dell’eredità e nella primavera successiva, il 27 marzo, esce il decreto reale che stabilisce l’accettazione del legato con lo scopo di aprire un ospedale omeopatico costituito come ente morale. Il legato è di 177.463,93 lire di allora. Camploy, nel testamento, dà specifiche indicazioni: Pompili doveva scegliere il suo successore e ogni successivo direttore, a sua volta, doveva fare lo stesso, mentre la Società omeopatica di Roma aveva il compito di vigilare sulla corretta attuazione dei suoi desideri. Il Comune, però, tergiversa, continua ad accampare ostacoli, al punto che passano ben 10 anni e solo il 3 marzo del 1900, il prof. Roberto Massalongo, direttore dell’Ospedale civile di Verona presenta al tribunale una relazione sull’inammissibilità di questo ospedale per motivi economici, sociali e scientifici, sostenendo anche che la medicina omeopatica era nociva all’umanità e alla scienza. Il Tribunale si prende due anni per decidere e il 18 luglio 1902 svincola il legato per altri fini. A poco valse la protesta dei medici omeopatici di tutta Italia: il Comune delibera di istituire a titolo di prova il trattamento omeopatico in due sale dell’Ospedale civile diretto da Massalongo, medico allopatico e che, per giunta, aveva espresso la sua contrarietà all’omeopatia.È il 1903 e si stabilisce che l’esperimento era destinato a quei malati che ne avessero fatto richiesta sotto la direzione di Massalongo. Era una vera e propria beffa: chi mai si sarebbe offerto per un esperimento di questo tipo, con un medico che per primo non credeva alla cura? Un deputato veronese di allora, l’onorevole Luigi Rossi, si diede poi da fare per dirottare il lascito Camploy in beneficenza. Solo successivamente si decise di dedicare a Giuseppe Camploy l’asilo notturno.Nella storia dell’omeopatia si legge che in questa vicenda ebbero torto in tanti: Camploy a fidarsi dei suoi concittadini, Pompili a non ricorrere in tribunale contro il Comune, lo stesso tribunale a nominare il dottor Massalongo quale perito, poi il ministero ad affidare al direttore sanitario veronese l’esperimento e l’onorevole Rossi a darsi da fare per dirottare i fondi in beneficenza. «Il treno dei desideri all’incontrario va»: canta proprio Celentano.

Tratto da: L'Arena -cultura-pag.48

Data: 14/02/2019