La professoressa Evelina Tacconelli

L’INFETTIVOLOGA. Il cauto ottimismo del primario di Malattie infettive al policlinico di Borgo Roma, membro del Comitato scientifico della Regione sull’emergenza Covid
Evelina Tacconelli: «Lieve calo di contagi e sui decessi va meglio rispetto ad altre zone dove sono fino a cinque volte di più»

Ha la voce stanca. «Stiamo lavorando da un mese a ritmi indescrivibili», sospira concedendosi dieci minuti di pausa a metà pomeriggio dopo una mattinata frenetica per l’arrivo in reparto di nuovi pazienti e il dolore per la perdita di altri che non ce l’hanno fatta. «Tutti noi – medici, infermieri, Oss insieme agli amministrativi dell’Azienda ospedaliera e a tutti i colleghi in servizio sul territorio – siamo allo stremo, sfiniti è dir poco, affrontiamo sforzi titanici da settimane, ma siamo qui a curare i malati e a gestire l’emergenza con tutto l’impegno e la professionalità necessari: a Verona i contagiati possono contare sulle migliori cure possibili». E ancora: «In questa corsa contro il tempo il carico emotivo comincia a pesare, non che all’inizio non ci fosse, ma adesso ogni numero in più di morti che si aggiunge alla lista per noi è una sconfitta, vorremmo salvare tutti e facciamo l’impossibile per riuscirci». E riflette, tornando su un concetto che le sta a cuore: «Il fatto che ad andarsene siano per lo più “anziani”, uomini e donne sopra i 75 anni, beh, non consola, non è meno doloroso: sono prima di tutto persone che avrebbero potuto continuare a stare al mondo ma che questo virus ha indebolito, aggravando e compromettendo quadri di salute già fragili».LA SPERANZA. La professoressa Evelina Tacconelli, primario di Malattie infettive al Policlinico di Borgo Roma e dall’inizio dell’emergenza Coronavirus chiamata da Zaia a far parte del Comitato scientifico della Regione Veneto, ieri, per la prima volta, tirando le somme di un mese di epidemia, s’è lasciata andare ad un cauto ottimismo: «Il contagio continua a colpire la gente, l’infezione circola prepotentemente, ma i bollettini di ieri ed oggi hanno registrato una lieve flessione: i casi positivi ci sono, a Verona abbiamo superato quota mille, ma nelle ultime ore è leggermente calata la percentuale di nuovi infettati rispetto al giorno precedente. Nelle ultime 24 ore pare, numeri alla mano, che il virus aggredisca un pochino di meno. E anche rispetto ai decessi, posso dire che si tratta di pazienti ricoverati da parecchi giorni che sono via via peggiorati e che non hanno risposto alla terapia fino all’esito fatale». E conferma: «La mortalità legata alla Sars Cov-2, nella provincia scaligera, ha la stessa percentuale della media nazionale, non deve spaventare l’impennata di undici decessi di domenica. Anzi, posso spingermi a dire che questa è un’area d’Italia con un andamento tra i migliori perchè ci sono zone, anche accanto a noi, dove i morti sono tre, quattro, cinque volte di più. E dove i colleghi lavorano in condizioni disumane, mettendo in conto anche il sacrificio personale in termini di vite». Sono ventiquattro i medici italiani uccisi dalla polmonite arrivata dalla Cina, molti di più quelli ricoverati dopo averla contratta in corsia.L’ISOLAMENTO. «Vorrei dire a questo punto», continua la dottoressa, «che Verona e i suoi cittadini stanno rispondendo bene all’isolamento,la settimana appena passata era cruciale per provare a contenere la diffusione del contagio e i veronesi l’hanno capito, rimanendo a casa e rispettando le misure del decreto. Bisogna continuare a farlo, guai vacillare adesso, sarebbe vanificare il lavoro di tante settimane, tornando al punto di inizio. Ecco, mi permetto di insistere: non fatevi prendere dall’euforia, non cantate vittoria, il percorso è lungo, sicuramente fino a questo weekend registreremo ancora numeri in salita, sarà poi dalla prossima settimana che vedremo se la curva si stabilizzerà e avremo un lento miglioramento. A quel punto seguiranno giorni, dire quanti è impossibile, di stasi, di equilibrio, dopo i quali comincerà la parabola discendente. Ma, ripeto, è fondamentale da qui ad allora non abbassare la guardia».LE CURE. Quanto all’uso del nuovo farmaco giapponese testato in Cina, l’Avigan, l’infettivologa Tacconelli è fiduciosa: «L’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) sta valutando la sua sperimentazione, al momento nessuno lo sta utilizzando proprio perchè servono i protocolli che devono ancora essere resi operativi: mi auguro sia questione di ore o pochi giorni. Si tratta di un anti-virale, non è certo una medicina salva-vita, ma sembra che sia ben efficace contro la Sars Cov2. Siamo pronti a partire appena avremo l’autorizzazione dell’Agenzia. La Regione Veneto ha dato la sua massima disponibilità e attendiamo con ansia di procedere quanto prima. In Giappone viene utilizzato contro particolari forme di influenza quando gli altri antivirali falliscono. Abbiamo aspettative alte, faremo un bilancio quando saremo in grado di valutarne gli effetti sui primi pazienti».L’APPELLO. E conclude, ricordando l’importanza del rispetto della quarantena: «Se la gente, come sembra, ha capito la battaglia che stiamo combattendo per salvare i contagiati dal Covid-19, deve continuare a rimanere a casa. Sono settimane importantissime, queste, in cui anche il più piccolo errore rischia di mandare all’aria il sacrificio enorme fatto fino a qui. Cerchiamo tutti di fare la nostra parte perchè il sistema sanitario italiano non sarebbe in grado di reggere un’altra volta uno tsunami di questa portata».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Data: 24/03/2020

Note: Camilla Ferro