IL BILANCIO. Si è appena chiusa l’emergenza grazie allo scolmatore Mori-Torbole, ma la Regione lancia un allarme rosso per le prossime ore: criticità per fiumi e torrenti
La piena dell’Adige di martedì mattina ha fatto tremare Verona per tre ore. Sboarina: «Nessun danno in città, prova superata»

Da Mori a Torbole, in provincia di Trento, sono quasi dieci chilometri. E i veronesi devono essere grati a chi, agli inizi del secolo scorso, progettò e costruì la galleria che ha salvato la città da ben più gravi conseguenze per la piena dell’Adige. Tre lunghi giorni sopra il livello di guardia che non hanno lasciato danni. Ma una nuova perturbazione è in arrivo sul Veneto e preoccupa al punto che la Protezione civile ha deciso di prolungare fino alle 14 di domani l’allarme rosso per «criticità idraulica sulla rete secondaria» e l’allarme arancione per «la rete idraulica principale su tutto il territorio». In particolare, oggi le previsioni indicano piogge intense, da 20 a 80 millimetri, fino al tardo pomeriggio. Gli effetti di questa nuova ondata di maltempo, tuttavia, non dovrebbero creare le apprensioni che si sono vissute dalle prime ore del mattino di martedì quando, in città, tra i vertici della Protezione civile, già si parlava di possibili evacuazioni dei residenti nelle abitazioni a ridosso dell’Adige in piena. «Sono state tre ore drammatiche», confessa il comandante della polizia municipale Luigi Altamura.Alle 5,30 il livello dell’Adige era di 195 centimetri sullo zero idrometrico, un dato che ha provocato un brusco risveglio a molte persone. A quell’ora ci si aspettava che l’apertura avvenuta alle 23 di lunedì – evento eccezionale, attuato solo 12 volte da quando fu inaugurata nel 1960 – della galleria Adige-Garda avrebbe già fatto sentire i propri benefici. Alle 7, il livello persisteva a quota 190 e aumenterà ancora di quattro centimetri alle 8,30. Di fronte a una situazione che non prometteva nulla di buono, alle 7,30 il prefetto Salvatore Mulas convocava una riunione d’urgenza. La prima misura è chiudere l’accesso del Pronto soccorso in lungadige Attiraglio. Ci si prepara al peggio anche al Confortini dove le sale operatorie si trovano sotto il livello dell’Adige. Ma alle 9 arriva la buona notizia: il livello del fiume comincia finalmente a scendere di qualche centimetro. Alle 10,30 è l’assessore alla Protezione civile Daniele Polato a comunicare, sollevato, che «siamo a 167 centimetri». Era il segnale che si stava aspettando per uscire dall’emergenza, mentre nel Garda, all’altezza di Torbole, si stavano scaricando 17 milioni di metri cubi di acqua mista a fango e detriti. E non ci sono dubbi tra gli addetti ai lavori che l’attivazione dello scolmatore abbia veramente salvato la città da un’esondazione devastante. «Quest’opera ingegneristica ha fatto sì che non abbiamo subito danni, quindi, a partire dalla Provincia di Trento, ringrazio chi ha preso questa decisione» afferma il sindaco Federico Sboarina. Ieri, nella sala Pasetto del municipio si sono riuniti, con il sindaco Sboarina, per fare un bilancio dei tre giorni di emergenza, l’assessore Polato, il comandante Altamura e i responsabili della Consulta della protezione civile del Comune: il presidente Marco Semprebon, il suo vice Ernesto Chesta e Agnese Meneghel. Sboarina, tra l’altro, elogia come «assolutamente positiva» la decisione di chiudere le scuole. «Così come per la nevicata di marzo abbiamo potuto dedicare tutti gli sforzi, che altrimenti sarebbero stati assorbiti dal traffico e per garantire l’incolumità di ragazzi e genitori, alla sicurezza nelle zone a rischio». Il sindaco parla di «macchina organizzativa che ha funzionato alla perfezione». Tra domenica sera e martedì sono stati 112 gli interventi coordinati dalla centrale operativa che ha ricevuto 431 chiamate. Sul campo, nei giorni dell’allarme piena dell’Adige, 116 agenti della polizia municipale, molti dei quali richiamati da ferie e permessi, e 108 volontari della Protezione civile. «L’opera di verifica, monitoraggio e messa in sicurezza lungo tutto il corso del fiume è stata costante e i cittadini si sono sentiti rassicurati» aggiunge Polato che sottolinea «la grande efficienza dimostrata da prefettura, protezione civile, polizia locale, tecnici del Genio civile e operatori dell’Amia». Nelle zone più a rischio sono state installate una dozzina di paratie, inoltre sono stati utilizzati 400 sacchi di sabbia, 200 dei quali a Castelvecchio. «L’unico neo», sbotta il sindaco, «sono le notizie false arrivate anche sul mio telefonino… In momenti così delicati per l’incolumità delle persone», si arrabbia, «ci sono imbecilli che si divertono a far circolare bufale che creano allarmismi, facendo spostare personale dove non serve». Il sindaco svela che lunedì mattina durante la riunione di giunta, si era deciso di inviare d’urgenza un sopralluogo a Parona in seguito al video su un presunto allagamento. Su tali episodi non si escludono esposti in procura.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 1/11/2018

Note: Enrico Santi - foto servizio Marchiori