Il tempietto sanmicheliano nell'area del Lazzaretto, a Porto San Pancrazio

BENI DA SALVARE. Nel 2014 il Comune aveva affidato il sanatorio al Fondo ambientale italiano per farne un centro culturale. Il costo totale dell’intervento è di 4 milioni
Appello del Fai: «Aiutateci a recuperarlo». Finora ritrovamenti interessanti, adesso servono risorse per la bonifica bellica

Il tempietto sanmicheliano nell’area del Lazzaretto, a Porto San Pancrazio
Al Lazzaretto non si scava più. Solo il bianco tempietto circolare veglia sui ritrovamenti che sono stati portati alla luce dal Fai, in due anni di lavoro, nella campagna di Porto San Pancrazio. Il pavimento originale del campo degli appestati, in mattonelle di cotto rosso; le colonne di pietra che delimitavano l’ingresso; le cellette dei malati, costruite con i ciottoli d’Adige, tutt’attorno al grande perimetro rettangolare; le canalette di scolo in cui veniva fatta scorrere l’acqua del fiume per ripulire l’area.Aveva appena cominciato a riaffiorare dalla terra e dalle sterpaglie, il Lazzaretto di ispirazione sanmicheliana, poi la mancanza di fondi per proseguire l’intervento, in particolare la necessaria bonifica bellica, ha bloccato la mano degli archeologi.Adesso il Fai, la fondazione senza scopo di lucro per la salvaguardia del patrimonio culturale italiano, lancia un appello alla città: «Aiutateci a salvare il Lazzaretto. Restituiamo a Verona questa pagina della sua storia». I vertici nazionali dell’ente, inoltre, hanno già fissato un incontro con il sindaco Sboarina, in giugno, per studiare insieme le possibili soluzioni: il Lazzaretto è proprietà comunale. La convenzione tra Palazzo Barbieri e il Fai, sancita quattro anni fa, mirava appunto a dissotterrare e, in parte, a ricostruire le macerie del sanatorio seicentesco, andato distrutto il 20 maggio 1945 nello scoppio accidentale di esplosivi abbandonati dai tedeschi. Evento luttuoso in cui morirono 30 persone che al Porto si ricorda anche quest’anno, come sempre.Ma queste macerie custodiscono soprattutto la memoria di un capitolo tra i più intensi e duri della storia di Verona: l’ultima ondata di peste, quella manzoniana, che nel 1630 uccise oltre 30mila dei 53mila abitanti della città. Dentro il Lazzaretto, nell’inutile tentativo di arginare l’epidemia, furono concentrati 5mila contagiati.Nel 2014 Fai aveva accettato l’affidamento del bene, l’unico in sua gestione a Verona, con il progetto di trasformarlo da luogo di antica sofferenza in fulcro di attività culturali e ambientali. Intento già in parte realizzato, grazie alla rassegna teatrale all’aperto “Fai l’estate al Lazzaretto” che andrà in scena anche quest’anno.«Ma il problema, ora, è reperire risorse per proseguire la bonifica bellica, particolarmente complicata, visto l’uso a deposito di esplosivi che si fece di questo luogo durante la seconda guerra mondiale», spiega l’architetto Anna Braioni, delegata del Fai (il capo delegazione è la professoressa Anna Maria Conforti). «Ci siamo rivolti ad alcuni enti privati, ma per il momento senza esito».Da parte sua, l’assessore alla cultura Francesca Briani ribadisce «l’estremo interesse dell’amministrazione comunale per il Lazzaretto, sia per il valore monumentale e storico, sia perché il suo recupero come centro culturale rivitalizzerebbe il popoloso quartiere del Porto».«Detto questo, non si può nascondere la difficoltà finanziaria. Il costo per il recupero del Lazzaretto ammonta a circa 4 milioni. Si è deciso di procedere a stralci e il primo, che comprende la bonifica bellica, è stimato in 800mila euro. Non è facile mettere insieme una somma così impegnativa. Le porte degli enti privati e pubblici alle quali bussare sono sempre le stesse, e purtroppo non ci sono risorse per ogni cosa». Nemmeno nominata la passerella ciclo-pedonale che, da progetto, dovrebbe collegare la sponda d’Adige del Porto a quella di San Michele, rendendo possibile una passeggiata tra il Lazzaretto e villa Buri. Nel 2015 il Comune si era impegnato a stanziare un milione. Non se ne parla più.Se avanti non si va, l’unica speranza è che almeno non si torni alla situazione di pochi anni fa: il Lazzaretto immerso in una selva selvaggia, nascondiglio di giri loschi e alcova per incontri a luci rosse.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 18

Data: 20/05/2018

Note: LORENZA COSTANTINO