Operatori al lavoro in un laboratorio di ricerca genetica. Il team dell'università veronese ha partecipato al progetto internazionale per la mappatura dei geni del cancro

LA SCOPERTA. Coinvolti nello studio anche 33 ricercatori dell’università scaligera e dell’azienda ospedaliera
Analizzati 2.600 genomi di 38 diversi tipi di tumori: la maggiore banca dati esistente Si punta alla fase sperimentale e alle applicazioni pratiche con terapie «di precisione».

Una collaborazione internazionale che ha coinvolto 33 ricercatori dell’università e dell’Azienda ospedaliera di Verona ha analizzato oltre 2.600 genomi di 38 diversi tipi di tumori, realizzando il più grande database mai ottenuto sulla genetica del cancro e aprendo una finestra senza precedenti sui segnali precoci, le mutazioni e la progressione della malattia.LA CHIAVE. Lo studio (il nome tecnico è Pan Cancer Project) è un balzo in avanti nella lotta al cancro. Del tumore si sa che è generato da una serie di alterazioni del Dna attraverso le quali una cellula si divide in maniera incontrollata, ma se il codice genetico del tumore di ogni singolo paziente è unico – e questo spiega, per esempio, perché due pazienti con la stessa neoplasia rispondono in maniera diversa allo stesso trattamento – le alterazioni del Dna da cui il cancro ha origine seguono, si è scoperto, degli schemi ricorrenti che è possibile identificare. Grazie al risultato ottenuto dalla mappatura genetica del cancro (che, fra l’altro, ha conquistato la copertina della prestigiosa rivista scientifica Nature, numero del 5 febbraio) «stiamo lavorando ad alcune applicazioni pratiche, in particolare allo sviluppo di test che identifichino gli schemi che originano le alterazioni, ottimizzando così le diagnosi e indirizzando verso nuove terapie “di precisione” in àmbito oncologico. Prevediamo vedano la luce all’inizio dell’anno prossimo». GENOMA. A spiegarlo è Aldo Scarpa, direttore dell’Anatomia patologica della Aoui e coordinatore del centro di ricerca applicata sul cancro Arc-Net che ha sede al policlinico di Borgo Roma e dal 2010 rappresenta l’Italia nel Consorzio internazionale Genoma del Cancro con una èquipe trasversale all’Arc-Net, l’Anatomia patologica, l’Istituto del pancreas, la chirurgia epatobiliare e l’oncologia medica. «Per analogia», dice, «se il genoma può essere visto come un ricettario per le cellule viventi e il cancro come un processo che deriva dalle modifiche delle ricette, allora gli sforzi fatti in precedenza hanno cercato cambiamenti nelle liste degli ingredienti, mentre questo nuovo progetto cerca anche alterazioni delle istruzioni per l’uso di tali ingredienti». SPERIMENTAZIONI. La seconda fase, anticipa, prevede l’organizzazione di sperimentazioni cliniche internazionali utilizzando sia farmaci di nuova generazione che farmaci già in uso, sulla base delle indicazioni delle anomalie molecolari presenti nel tumore dei singoli pazienti. Di tutto questo s’è parlato ieri a Palazzo Giuliari durante un incontro a cui hanno partecipato il rettore dell’ateneo veronese Pier Francesco Nocini; Francesco Cobello, direttore della Aoui; Alessandro Mazzucco, presidente della Fondazione Cariverona che dieci anni fa ha contribuito a far nascere l’Arcn-Net; Michele Milella, direttore dell’Oncologia dell’Aoui; Rita Lawlor, responsabile della biobanca di Arc-net («grazie ai pazienti che hanno permesso l’utilizzo dei loro materiali biologici ai fini della creazione della biobanca», ha sottolineato, «dando così un contributo essenziale a questo evento storico»); Angelo Paolo dei Tos, direttore dell’Anatomia patologica dell’università di Padova.INTERNAZIONALE. «La ricerca», ha evidenziato Nocini, «rappresenta una pietra miliare per la comunità scientifica, il culmine di una collaborazione mondiale che ha visto Verona pienamente attrice e orgogliosa di rappresentare l’Italia in questo lavoro che cambierà il modo di affrontare questa malattia».Dei 1.300 ricercatori coinvolti nel Pan Cancer Project, provenienti da 37 Paesi, 35 afferiscono a istituzioni venete: oltre all’università e l’azienda ospedaliera veronese, sono rappresentate infatti anche l’università di Padova e l’azienda ospedaliera di Treviso. A rendere possibile lo studio è stato il finanziamento del Miur al Centro Arc-Net, che ha permesso l’entrata dell’Italia nel Consorzio Internazionale del Genoma del Cancro (Icgc) nel 2010, dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), e l’ulteriore importante sostegno del Ministero della Salute attraverso la Fondazione italiana per lo studio delle malattie del pancreas.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 10

Data: 12/02/2020

Note: Laura Perina