DOPO LE SCOSSE DI ISCHIA. I consigli e le riflessioni del presidente provinciale dell’Associazione costruttori edili. Nella nostra provincia non ci sono aree a rischio grave e solo sette di grado medio-alto
Serpelloni: «Costruire o ristrutturare in modo adeguato. E combattere l’abusivismo»

Badia Calavena, San Zeno di Montagna, Tregnago, Brenzone, Torri del Benaco, Vestenanova e San Mauro di Saline. Sono i sette comuni della provincia scaligera classificati a sismicità medio-alta, la cosiddetta zona due, mentre non se ne trova nessuno nella zona uno, quella a sismicità elevata-catastrofica, nella classificazione che riguarda il territorio veronese. La maggior parte dei Comuni, compreso quello di Verona, come quelli molto popolosi di Villafranca e San Giovanni Lupatoto, rientra nella zona tre, a sismicità bassa, e un’altra porzione, che comprende il Basso veronese, nella zona quattro, a sismicità irrilevante.UNA CLASSIFICAZIONE necessaria, come spiega il presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) di Verona, l’ingegner Fortunato Serpelloni, per la sicurezza antisismica e la situazione locale in tema di controllo e di messa in sicurezza del territorio. Su questo tema nei giorni scorsi, prima del terremoto a Ischia, su queste pagine si era parlato di come molti Comuni si stiano attrezzando per realizzare la microzonazione del territorio, allo scopo di individuare le zone più sensibili ai rischi derivanti dai terremoti, elemento fondamentale per adeguare i progetti edilizi e la costruzione di nuovi edifici, come ha sottolineato il geologo ambientale Cristiano Mastella. L’ingegner Fortunato Serpelloni, fa presente che «in occasione di una recente audizione alla Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, Ance ha rilevato che le aree a elevato rischio sismico (zone 1 e 2 secondo la classificazione) sono circa il 44 per cento della superficie nazionale e interessano il 36 per cento dei Comuni; nelle aree ad elevato rischio sismico si trovano circa 6,2 milioni di edifici, la maggior parte dei quali costruiti in epoche in cui non esisteva una normativa specifica sulla sismica, né tanto meno sull’efficienza energetica».IN PROVINCIA DI VERONA i Comuni che si trovano in zona 2 sono sette, mentre 63 si trovano in zona 3; ciò significa che in questi territori è possibile utilizzare le detrazioni fiscali per gli interventi di adeguamento sismico degli edifici, che possono arrivare fino all’85 per cento. «Altro dato che vorrei evidenziare, che specifica ulteriormente quanto già evidenziato dall’Ance», aggiunge Serpelloni, «è che in Italia circa l’80 per cento delle abitazioni è di proprietà di chi le abita ed in molte città oltre il 50 per cento degli edifici è stato realizzato prima del 1980, epoca in cui l’attenzione e gli studi relativi ai problemi in materia di sismica non erano certo allo stesso livello di oggi».L’ABUSIVISMO è un altro aspetto da non sottovalutare, continua Serpelloni: «Edifici costruiti senza alcun controllo da parte della Pubblica Amministrazione e per i quali, quindi, non vi è alcuna certezza in merito alla tenuta in caso di sisma. La normativa prevede che per realizzare un immobile debba essere depositato in Comune, tra i vari documenti, il progetto strutturale e, prima dell’agibilità, procedere ad un collaudo statico; gli edifici abusivi eludono anche tale procedura, sottovalutando i rischi nei quali si può incorrere».LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, precisa il presidente di Ance Verona, «ha il dovere, oltre che un obbligo sociale, di vigilare sulla regolarità di quanto realizzato nel proprio territorio; la scelta di utilizzare il condono come strumento di regolarizzazione di un’opera abusiva non risponde alle logiche di garantire la sicurezza dei cittadini, anzi, in alcuni casi l’effetto è esattamente quello opposto. Come Sistema Ance abbiamo in moltissime occasioni rimarcato la necessità di riqualificare gran parte del patrimonio edilizio esistente, di qualsiasi natura: commerciale, direzione, residenziale, turistico-ricettivo».Rispetto ad anni fa sono stati fatti sensibili passi in avanti, ricorda Serpelloni, «anche in virtù degli eventi che, purtroppo, si ripetono con frequenze ravvicinate: c’è oggi una maggiore consapevolezza del fenomeno, e i bonus fiscali sono una leva decisiva per spingere ad effettuare interventi di adeguamento sismico. Tuttavia un recente articolo del Sole 24 Ore che riporta il rapporto finale di Casa Italia, ricorda che la messa in sicurezza sismica dell’Italia avrebbe un costo a partire da un minimo di 36,8 miliardi di euro ma che potrebbe superare gli 850 miliardi, a seconda della tipologia costruttiva degli edifici e della classe di rischio del territorio in cui sono stati costruiti».UNA SITUAZIONE di tali dimensioni richiede un approccio programmatico pluriennale su larga scala, partendo dall’individuazione delle situazioni più a rischio e intervenendo in modo veloce. Aggiunge Serpelloni: «Considerando che gli immobili costituiscono spesso la principale componente della ricchezza delle famiglie, è doveroso che sia posta una particolare attenzione alla loro manutenzione, che li possa conservare nel tempo nelle migliori condizioni possibili ma, soprattutto, che li preservi da eventuali fenomeni naturali di carattere a volte eccezionale. È fondamentale che tutti, privati cittadini, professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni, siano adeguatamente informati circa l’importanza di un efficace intervento anche di adeguamento sismico nel momento in cui si decide di ristrutturare un edificio, sia esso un albergo, una casa, un negozio o un edificio industriale; in questi casi è consigliabile richiedere anche una verifica sismica dell’immobile, soprattutto se datato».Se la verifica evidenzia la necessità di un adeguamento, suggerisce Serpelloni, «è opportuno che l’intervento sia affidato ad imprese di comprovata serietà e competenza. Bisogna puntare sulla scelta dei materiali più rispondenti all’obiettivo dell’adeguamento ed essere certi che l’intervento sia eseguito in modo corretto e professionale. Negli ultimi anni abbiamo organizzato in più occasioni momenti di confronto anche con i privati cittadini. Bisogna agire tutti insieme, condividendo azioni che vadano in una triplice direzione: aumentare la consapevolezza, aggiornare le competenze e le conoscenze, reperire le risorse necessarie a far fronte agli impegni economici».

Tratto da: arena-cronaca - pag.16

Data: 24/08/2017