Mauro Fiorese con la figlia Leda in una delle foto del suo diario web

Mauro Fiorese, 44 anni, fotografo veronese, è uomo del fare. Vulcanico, estroverso, amante della vita. Gli hanno diagnosticato un cancro al quarto stadio di una metastasi polmonare, di quelli che non danno tregua e richiedono chemioterapia ogni tre settimane, controllo ospedaliero ogni tre mesi. Ha deciso di tenere un diario pubblico per immagini della sua battaglia contro la malattia su Storehouse, piattaforma online di storie e racconti. Il suo diario realizzato con l’iphone si intitola Libra in Cancer, (Bilancia in Cancro, un gioco di parole sui segni zodiacali). Testi, brevi conditi con ironia, e foto che documentano i momenti chiave della malattia, la trasformazione del fisico (www.storehouse.co/stories/o5xox-libra-in-cancer).

Mauro Fiorese racconta la sua storia a partire da un colloquio con la sua neurofisiatra. «Mi chiese: “Che cosa le ha portato di bello la malattia?” Questa è pazza, pensai. Poi riflettei sulla domanda e compresi che la malattia mi ha portato una nuova consapevolezza». Mauro, di speranza, ne ha da vendere. La dispensa a tutti. Non ha mai creduto alle statistiche, ma a una sì, a quella che riporta che il 6% di malati ce la fa. Il tumore l’ha colpito quando stava per rimettersi da un incidente in moto che gli aveva rotto il braccio in quattro parti e causato un trauma cranico. Poi arrivò quel fortissimo dolore al petto, improvviso, lo scorso luglio. Da allora convive «con quel ragazzo dal pessimo comportamento», così chiama il cancro ai polmoni, «un corridore veloce».

Combatte il male con la forza del pensiero, parlandone liberamente e lavorando tenacemente, come sempre ha fatto, e ritagliandosi appena può tempo per Leda, la sua bellissima bimba di due anni, nata dal matrimonio con Pamela Grigiante, artista e consulente del colore, conosciuta all’Accademia di belle arti, dove Mauro, docente di ruolo dal 1998, ha insegnato fino allo scorso anno. «Era una mia allieva», racconta, «è stato amore a prima vista».

Nella vita di Fiorese continua a essere importante il lavoro. Ha insegnato in Accademia, in università italiane e americane (Illinois, Beaumont, New York, Santa Fe). Ha curato mostre di grandi maestri al Centro internazionale di fotografia Scavi Scaligeri: Michael Kenna (2004), Jerry Uelsmann (2006), Duane Michals (2008), Maggie Taylor (2009), Young Days (2009) e Gianluca Colin (2011). È stato co-fondatore della galleria PH Neutro, specializzata in fotografia d’autore, con sedi a Verona e Forte dei Marmi, e di recente direttore artistico della galleria Oooh! Art legata al Museo diocesano di San Fermo. «Volevo capire il mercato, le sue regole. È stata un’esperienza arricchente», ricorda, «con tanti collezionisti che mi hanno dato fiducia».

È deciso ad incrementare il suo curriculum, già di tutto rispetto. Ha opere in collezioni private e pubbliche come quelle del Museum of Fine Art di Houston (Texas), della Bibliothèque nationale de France di Parigi, della W. Hunt collection di New York, del Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo (Milano) e del Centro Scavi Scaligeri; lavori premiati ed esposti nel mondo: dalla Biennale d’Arte di Venezia alla George Eastman House di Rochester, New York, il più antico e importante museo americano dedicato alla fotografia e al cinema. Tutto ebbe inizio nel 1997, quando Mauro, a soli 27 anni, grazie a un lavoro tratto da Corpolibero, un importante progetto a lungo termine sul mondo dell’handicap («la diversità è bellezza e non un limite», sottolinea), è stato inserito tra i migliori 100 fotografi al mondo, la TOP 100 World Photographers list del Ernst Haas/Golden Light Award negli Stati Uniti. «Mi arrivò a casa un invito, lo leggevo e rileggevo e non capivo… pensavo che avessero sbagliato persona».

LO SGUARDO di Mauro Fiorese ha sempre cercato di ricongiungere il visibile con l’invisibile. Basti pensare alle recenti immagini di U.Pho.S. Soggetti Fotografici non Identificati, esposto alla Quadriennale di arte contemporanea 2014 di Düsseldorf e pubblicato nel volume Dalla fotografia d’arte all’arte della fotografia edito da Alinari 24 Ore. «Una giornalista americana mi ha definito un rabdomante che cerca con la macchina fotografica quello che gli altri non possono vedere». Ci si ritrova Mauro in questo ritratto, perché quel desiderio anima tanti suoi progetti come la sua collezione tematica di opere fotografiche di grandi artisti, tutte legate dal tema del sacro; a questo stesso argomento il fotografo dedicò una ricerca di dieci anni, una mostra itinerante e un libro intitolato Aula Dei. Tra le tante foto ce n’è una fatta durante un intervento del chirurgo Piergiorgio Nicodemo. Stava operando un paziente per un tumore all’intestino, dietro di lui si intravede un crocefisso. In quel luogo c’è la vita, la morte, la speranza; come recita il titolo dell’immagine, c’è Equilibrio. «È stata la mia prima opera acquistata da un museo americano, un’immagine che mi ha segnato la carriera e che oggi appartiene più che mai alla mia vita. Sono sempre stato un visionario. Lo sono anche nei confronti della morte». Il prossimo capitolo di Libra in Cancer lo scriverà in America, a marzo. Andrà alla Foundation Medicine, dove si sperimentano con successo nuove cure per combattere il cancro. Non mancheranno gli incontri di lavoro: mettere a punto un nuovo progetto con la Saatchi & Saatchi Health, grande agenzia di comunicazione, che l’ha contattato dopo aver visto la sua Storehouse, e un salto alla Dignity Foundation dove già collabora per un progetto dentro il carcere di Sing Sing. Poi, al rientro, porterà avanti un altro lavoro dal titolo Ferite. Vietato fermarsi. Come potrebbe? Arriva Leda: due anni di energia e vitalità. La foto del papà.

 

 

Tratto da: L'Arena di Verona - Cultura veronese

Data: 21/02/2015