LUTTO. Il professionista e artista veronese s’è spento dopo una lunga e coraggiosa lotta contro il cancro ai polmoni.
Era stato invitato al Forum mondiale di Davos, i suoi lavori a New York.Aveva appena scritto l’introduzione alla mostra che si inaugura il 14
Dal 10 agosto, la copertina su facebook di Mauro Fiorese riporta una scritta: «Tutta forza». Proprio lui che aveva bisogno di tutta la forza e l’energia possibili per combattere quel cancro ai polmoni, «un corridore veloce» che da due anni lo stava divorando, augurava a se stesso e a noi «tutta forza». Così era Mauro Fiorese, 46 anni, veronese, artista, fotografo, amante della vita. Ieri ci ha lasciato dopo una lotta che ha combattuto con fierezza fino all’ultimo, attaccandosi alla speranza di quelle cure quotidiane ricevute a Verona, ma che aveva cercato anche in America, credendo ostinatamente alla statistica che riporta che il 6% di malati ce la fa.La prima medicina era la sua arte. L’aveva raccontato lo scorso gennaio al World Economic Forum di Davos, dove era stato invitato come cultural leader assieme a quaranta “grandi” personaggi del mondo della cultura. Il lavoro e Leda, la sua meravigliosa bimba, nata quattro anni fa dal matrimonio con Pamela Grigiante, hanno trasformato quei sei mesi preannunciati, in due anni di vita.Una storia, quella d’artista, che ha una data di nascita: 1997. A soli 27 anni, con un lavoro tratto da “Corpolibero”, un progetto sull’handicap, Fiorese viene inserito in America nella Top 100 World Photographers list. Ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Verona, all’Università, ha curato mostre di importanti maestri al Centro internazionale di fotografia Scavi Scaligeri, tra i quali Michael Kenna, Jerry Uelsmann, Duane Michals. Ha opere nelle collezioni di importanti istituzioni internazionali, tra cui il Museum of Fine Arts di Houston, la Bibliothèque nationale de France a Parigi, il Museo di Fotografia Contemporanea a Cinisello Balsamo, la W. Hunt collection di New York. Ha realizzato decine di progetti e libri: da “U.Pho.S. Soggetti Fotografici non Identificati” alla sua collezione sul tema del sacro raccolta nel volume Aula Dei. Da tre anni si dedicava a “Treasure Rooms”, un progetto che ritrae i depositi dei maggiori musei italiani (dalla Galleria degli Uffizi di Firenze alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma), lavoro che ha vinto nel 2015 il premio Codice MIA e quest’anno il Premio Ottella.Con “Treasure Rooms” era andato lo scorso settembre ad inaugurare la sua prima mostra oltreoceano nella prestigiosa Robert Mann Gallery di New York. Il 20 dicembre sarebbe dovuto volare al Victoria & Albert Museum di Londra, per ampliare a livello internazionale la sua raccolta di “Stanze del tesoro”. Un progetto importante, che ha realizzato assieme alla galleria Boxart di Verona, a Giorgio Gaburro e Beatrice Benedetti, amici prima che galleristi, felici e generosi nel dare voce alla sua arte visionaria. Oggi Mauro si stava dedicando a un nuovo lavoro che prevede l’utilizzo del Kintsugi, un’antica arte giapponese che aggiusta la ceramica utilizzando l’oro, rendendola così ancora più preziosa. A ribadire che le ferite non vanno nascoste, ma amate. Altruista fino all’ultimo, Mauro ha raccontato la sua malattia per dare speranza a se stesso e agli altri. L’ha fatto su Storehouse, piattaforma online, con un diario realizzato con l’iphone, “Libra in Cancer”. E ha continuato a farlo per mesi, concedendo di essere ripreso al suo amico regista Alvaro Lanciai, con l’obiettivo di realizzare un docu-film. Pochi giorni fa era andato a Milano, alla Triennale, dove, tra i racconti per immagini pubblicati su “La Lettura”, il supplemento culturale del Corriere della Sera, ci sono esposte anche alcune sue fotostorie. Fino all’ultimo, Mauro Fiorese ha irradiato a tutti la sua “buona luce”. Anche nell’invisibile.
Maria Teresa Ferrari

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA -cronaca pag. 15

Data: 5/12/2016

Note: Maria Teresa Ferrari