SANITÀ. Dopo l’allerta lanciata dalla Fimmg, anche nel Veronese si prevede un quadro sconfortante: entro sette anni il servizio subirà un’emorragia di camici bianchi
Oggi sono seicento e nel 2025 solo uno su tre sarà sostituito. La scuola di formazione ne sforna appena 50 l’anno contro 150 pensionamenti
I camici bianchi vanno in pensione, anzi in… estinzione. Dopo l’allarme lanciato dai sindacati del comparto, c’è preoccupazione un po’ dappertutto, in Italia, per il blocco del turn over e l’effetto dei pensionamenti sulla salute di tutti. La sezione veronese della Fimmg che raccoglie i medici di base ha fotografato la situazione di Verona e il quadro è sconfortante. Nel 2025 solo un medico di medicina generale su tre verrà sostituito, per cui entro sette anni la sanità del nostro territorio perderà duecento elementi: da poco meno di seicento (592 per la precisione) i medici di base scenderanno a 400. Una emorragia da sopperire con un super lavoro, considerando che ciascuno di quelli che rimangono avrà in carico circa tremila pazienti. «La nostra preoccupazione» commenta il segretario provinciale della Fimmg, Guglielmo Frapporti «riguarda la Scuola regionale di formazione in Medicina generale, che in Veneto sforna appena 50 specializzati l’anno contro 120/150 pensionamenti e per una popolazione di quasi 5 milioni di abitanti. Una delle quote più basse in Italia. La Puglia, che ha una densità di popolazione quasi uguale, ha una scuola di formazione col doppio dei posti».Un problema non da nulla, considerando che la medicina del territorio è proporzionata alla popolazione e quindi il fabbisogno di dottori è determinato dal numero degli abitanti. «Oggi un medico di famiglia da solo non può assistere tremila persone come succedeva quarant’anni fa, quando c’erano le mutue» sottolinea Frapporti. «La domanda d’assistenza è cambiata: la popolazione invecchia, le malattie si cronicizzano e gli anziani sono sempre di più multipatologici e devono essere assistiti a casa perché non trovano posto nelle case di riposo». Le impegnative emesse dalla Regione non coprono le richieste sempre più in aumento, così oggi a Verona il 20 per cento degli ospiti delle residenze per anziani è fuori convenzione. «Gli ospizi sono le nuove geriatrie, e questo dà l’idea di cosa succeda nelle famiglie veronesi. Pensando alla carenza futura di medici, lo scenario diventa drammatico. Per questo alla Regione abbiamo chiesto di battersi a livello nazionale per un adeguamento dei posti nella Scuola di formazione in Medicina generale». Analoga sorte toccherà ai nosocomi della Ulss 9 Scaligera e dell’Azienda ospedaliera. Sebbene quest’ultima, che è universitaria, potrebbe assorbire meglio le uscite potendo contare sugli specializzandi in formazione. Carlo Rugiu, presidente dell’Ordine dei medici di Verona, spiega che «stanno raggiungendo l’età pensionabile gli ospedalieri che si erano laureati negli anni ’80, all’epoca delle numerose assunzioni. E nei reparti la loro sostituzione avviene con un rapporto di uno a tre, tranne in terapia intensiva dove il rapporto è di uno a uno». Se questo da un lato facilita i neo specializzati in cerca di lavoro, dall’altro lascia dei vuoti. Perché «ci sono specialità più critiche di altre» illustra. «Tanto per dirne una, l’Anestesia e Rianimazione: è in grossa crisi di vocazioni. Recentemente sia in Azienda ospedaliera che a Legnago sono andati deserti dei concorsi perché non si sono presentati abbastanza candidati. L’attività dell’anestesista è fondamentale per fare andare avanti le sale operatorie, ma ci deve essere un numero di anestesisti che permetta di coprire tutti i turni di tutte le sale operatorie. E se c’è un grosso gap tra richiesta di lavoro e offerta di medici, si creano disagi anche per le liste d’attesa».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 21

Data: 11/02/2018

Note: Laura Perina