Un gruppo di medici in una corsia d'ospedale

LA POLEMICA. L’assessore alla sanità del Veneto spiega la soluzione per far fronte alla carenza di camici bianchi
Lanzarin: «Saranno assunti come prevede la delibera regionale»
LAURA PERINA

Avanti tutta con l’assunzione di 500 medici abilitati ma senza specializzazione. Il singolare coro di reazioni negative da parte di sindacati, ordini professionali, università e associazioni degli specializzandi non ferma l’iter delle delibere con cui la Regione intende sopperire alle carenze d’organico negli ospedali del Veneto, in particolare nei Pronto soccorso e nelle unità di Geriatria. Il 15 settembre uscirà il bando per il reclutamento e la formazione lampo (suddivisa fra un corso teorico-pratico di tre mesi e un tutoraggio in corsia) del contingente di 320 medici da destinare ai Pronto soccorso. L’altro, riservato all’area della medicina interna, è atteso un mese dopo, per il 15 di ottobre.L’assessore alla sanità Manuela Lanzarin è reduce da una serie di confronti serrati con i presidenti degli ordini dei medici del Veneto e delle Scuole di Medicina degli atenei di Verona e Padova. Durante l’ultimo incontro, che si è svolto il 3 settembre a Venezia «in un clima sereno e costruttivo», si è stabilito di dar vita a un tavolo tecnico di lavoro fra Regione, università e ordini professionali per studiare soluzioni condivise per contrastare la carestia di camici bianchi. Il primo incontro è fissato lunedì 9 a Padova. «Ma nel frattempo», assicura Lanzarin, «procederemo con le assunzioni come da delibera regionale». Assessore, cosa uscirà dal tavolo tecnico? «Alle università e agli ordini dei medici avevamo chiesto delle proposte attive. Le metteremo sul piatto, assieme alle nostre, perché ne esca un «piano d’emergenza» per affrontare la situazione. Si parla, fra le altre, di una rotazione maggiore degli specializzandi negli ospedali della rete formativa e della possibilità di aprire i concorsi pubblici ai medici iscritti all’ultimo o penultimo anno della Scuola di specialità».Fra i suggerimenti c’è l’aumento dei contratti di formazione specialistica finanziati dalla Regione, che attualmente sono 90 e sono riservati ai camici bianchi residenti in Veneto. È una strada percorribile? «La carenza dei medici è problema a cui bisogna far fronte oggi, per garantire i servizi, mantenere i livelli essenziali di assistenza e non chiudere reparti ospedalieri. Le nostre delibere vanno in questa direzione. Aumentare le borse di specialità non darebbe effetti immediati e alcuna garanzia che, al termine della loro formazione, questi medici decidano di rimanere in Veneto». Qualcuno suggeriva di vincolare la borsa regionale alla permanenza sul territorio per un certo numero di anni dopo la specializzazione. Si potrebbe fare?«Il Trentino lo ha fatto, e anche noi ci avevamo pensato, ma il Governo ha impugnato la norma. Ricordo, però, che i contratti di formazione specialistica sarebbero di competenza nazionale. Il Veneto stanzia dieci milioni per finanziarne 90, più di quelli sponsorizzati da regioni come Lombardia o Emilia Romagna. Per cui diciamo che la nostra parte l’abbiamo fatta».Dove andranno a formarsi questi 500 medici?«Il programma formativo sarà vagliato dal comitato scientifico della fondazione Scuola di Sanità pubblica, di cui fanno parte le università e il ministero della Salute. Lo stesso comitato valuterà anche la sede più adatta». Un corso di formazione di tre mesi potrà sostituire una Scuola di specializzazione di quattro anni?«Non mettiamo in discussione le specializzazioni. Ma il sistema va un po’ riorganizzato anche in base alle necessità che abbiamo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tratto da: L'Arena di Verona

Data: 6/09/2019