Valeria Zanetti

Circa 50 milioni i debiti del gruppo Si valuta ogni ipotesi e proposta di acquisto del gruppo e di parte delle attività e degli stabilimenti
VALERIA ZANETTI
I commissari Bruno Piazzola, Maurizio Matteuzzi e Lorenzo Miollo
Una manifestazione dei lavoratori della Melegatti lo scorso ottobre all’inizio della crisi aziendale

Il Tribunale ha deciso. Il collegio di magistrati presieduto da Silvia Rizzuto ha dichiarato ieri il fallimento di Melegatti Spa e della controllata Nuova Marelli di San Martino Buon Albergo, accogliendo l’istanza presentata venerdì dal pubblico ministero, Alberto Sergi. La gestione è ora affidata ai curatori fallimentari, che subentrano agli organi societari, cda ed assemblea dei soci, nella veste di legali rappresentanti. Nel ruolo sono stati confermati i commissari incaricati dal Tribunale all’atto della presentazione da parte della società dolciaria del concordato in bianco, nel novembre scorso. Per Melegatti, Lorenzo Miollo e Bruno Piazzola. Per Nuova Marelli, Maurizio Matteuzzi, che sarà affiancato dal commercialista Michelangelo Accettura, appena designato. La sentenza fissa inoltre ad ottobre l’udienza per la verifica dei crediti vantati nei confronti di Melegatti. Solo in seguito i curatori saranno chiamati ad elaborare un programma di liquidazione. Ma possono anticipatamente valutare proposte di acquisto o affitto di ramo d’azienda presentate con termini di efficacia ristretti. Il Tribunale potrebbe anche chiedere ai curatori la possibilità di procedere con l’esercizio provvisorio, mantenendo l’attività aziendale, ma occorrerebbe verificare preventivamente la convenienza, la disponibilità di finanza, contratti, forniture, in modo da non aggravare la situazione debitoria già pesante e quantificata secondo le ultime stime in circa 50milioni. Con la dichiarazione di fallimento si chiude la tormentata vicenda della storica azienda dolciaria con sede a San Giovanni Lupatoto, iniziata nel cuore dell’estate scorsa. Ad agosto i dipendenti rimasero per la prima volta senza stipendio. A nulla è servita la presentazione, venerdì mattina, dell’offerta da parte del fondo americano De Shaw & Co, che si rendeva disponibile ad affiancare la società nella predisposizione di un piano concordatario supportato da oltre 20milioni di finanza. Anche la mobilitazione dei dipendenti, che avevano lanciato l’altro ieri con un’inserzione a pagamento sul nostro quotidiano un appello ai magistrati chiedendo di separare il giudizio sulle responsabilità degli amministratori dalle strade che avrebbero potuto dare un futuro all’azienda, non ha sortito l’esito sperato. Luca Longaretti, incaricato del fondo resta in silenzio, amareggiato ed incredulo dell’esito della vicenda. A parlare, invece è il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, vicino al fondo e a Longaretti, che si è battuto per convincere della validità del piano. «L’unica proposta che poteva salvare e rilanciare l’azienda è sempre stata rifiutata prima dalla proprietà e poi dal Tribunale. C’erano sul tavolo risorse, un piano industriale per il rilancio. Il tutto buttato alle ortiche. È una fine vergognosa che fa riflettere. Ho il dubbio che l’intervento di De Shaw & Co, che ha salvato molte imprese in crisi, Verona non l’abbia mai voluto. Perché? Perché aveva contratti con la Ferrero?», si chiede.Reazioni istituzionali arrivano invece dalla Regione, dove nel corso dei mesi l’assessore Elena Donazzan ha incontrato i sindacati per valutare la situazione. Questa volta a parlare è il presidente, Luca Zaia che assicura l’interesse della Giunta e chiede un immediato confronto con i curatori. «Avvieremo quanto prima un dialogo che consenta di garantire gli obiettivi irrinunciabili – dice – come mantenere l’attività produttiva e quindi i mercati di riferimento, salvaguardare l’occupazione, un marchio storico e un’azienda simbolo del Veneto e delle sue tipiche produzioni dolciarie.

Tratto da: L'Arena di Verona

Data: 30/05/2018