Migranti all'ingresso di Costagrande, in una foto d'archivio

NEL VERONESE. Alla luce del decreto Sicurezza, la Prefettura cambierà anche le regole dei bandi per le associazioni

I tre progetti Sprar non ospiteranno più richiedenti asilo, ma solo chi è già rifugiato Nei 150 centri Cas della provincia niente più corsi di italiano e servizi di integrazione
MANUELA TREVISANI

Rivoluzione in arrivo nel mondo dell’accoglienza, in materia di protezione internazionale e immigrazione. La Camera ha infatti approvato in via definitiva il decreto Sicurezza, fortemente voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, leader della Lega, che prevede regole più stringenti per i richiedenti asilo e un giro di vite sulle spese per la gestione della loro presenza sul territorio italiano. Novità che, inevitabilmente, avranno delle ripercussioni anche sulla provincia veronese e sui due sistemi di accoglienza: gli Sprar (i sistemi di protezione per richiedenti asilo e rifugiati gestiti dai Comuni) e i Cas (Centri di accoglienza straordinaria, che fanno invece riferimento alla Prefettura).Attualmente gli Sprar sono tre e ospitano complessivamente meno di un centinaio di immigrati. Il Comune di Verona, tramite l’assessorato ai Servizi sociali guidato dal senatore Stefano Bertacco, accoglie 40 adulti in cinque appartamenti e 33 minori non accompagnati, ospitati in comunità educative (Don Calabria ed Energie Sociali). Il Comune di Bosco Chiesanuova ha messo invece a disposizione l’ex asilo comunale ristrutturato per 10 minori, mentre Fumane accoglie sei adulti (con altri sei posti disponibili a breve). Cosa cambierà, dunque? Gli Sprar non potranno più accogliere richiedenti asilo, ma solamente coloro a cui sarà già stata riconosciuta la protezione internazionale (sotto due forme: l’asilo politico, ovvero lo status di rifugiato, oppure la protezione sussidiaria). Solo chi avrà già passato il vaglio delle apposite Commissioni territoriali, quindi, avrà accesso agli Sprar. Tutti gli altri immigrati, una volta sbarcati in Italia, saranno indirizzati ai Cas, le strutture più diffuse sulla provincia di Verona, oltre 150, che ospitano già ora il maggior numero di richiedenti asilo: attualmente circa 2.200. Strutture nate dopo la primavera araba, nel 2011, quando è iniziata l’emergenza sbarchi: è stato allora, infatti, che le varie Prefetture d’Italia si sono viste costrette ad attivare dei Centri di accoglienza straordinaria, dove ospitare tutti i profughi che non rientravano nei progetti Sprar e che erano in attesa che fosse valutata la loro richiesta di asilo. Ne è un esempio l’Ostello della gioventù a Villa Francescatti, a San Giovanni in Valle. Anche per i Cas sono in arrivo significative novità. Queste strutture, infatti, gestite da associazioni e cooperative in convenzione con la Prefettura sulla base di affidamenti diretti o a seguito di bandi di gara, vedranno ridursi notevolmente le risorse economiche a disposizione. Questo perché il decreto Sicurezza prevede che solo i titolari di protezione internazionale (coloro che avranno quindi accesso agli Sprar) abbiano diritto ai servizi di «integrazione e inserimento», che finora invece spettavano a tutti i migranti che presentavano domanda di asilo. Ciò significa che i Cas non organizzeranno più corsi di insegnamento dell’italiano, non forniranno assistenza psicologica, né servizi di orientamento sul territorio. Di conseguenza, cambieranno anche tutte le linee guida degli appalti per i servizi di accoglienza: in soldoni, le spese verranno tagliate, passando dagli attuali 35 euro giornalieri a migrante destinati all’ente gestore del Cas a una media di 19-26 euro a persona. I contratti attualmente in vigore in provincia di Verona scadranno il prossimo 31 dicembre: nelle prossime settimane, dunque, la Prefettura sarà impegnata a redigere i nuovi bandi di gara con nuovi capitolati e nuove regole per le associazioni e le cooperative che si occupano di migranti e accoglienza.

Tratto da: L'Arena

Data: 30/11/2018