Il comparto edilizio veronese dovrebbe ormai riqualificare il patrimonio immobiliare esistente sul nostro territorio.L’Italia è la nazione europea con il più importante patrimonio paesaggistico e con il più alto rischio di dissesto idrogeologico; ed è anche il Paese che non ha mai avuto una legge sul consumo del suolo adatta alle sue caratteristiche ambientali e socio-economico. Dal ministro Sullo in avanti, le varie proposte di legge sono state sistematicamente bocciate o rese inefficienti.Nel nostro Paese ci sono oltre 31 milioni di abitazioni e un quinto di esse, circa 7 milioni, sono vuote o abbandonate, eppure la pianificazione urbanistica continua a permettere la cementificazione del suolo, al ritmo di due metri quadrati al secondo, 14 ettari al giorno.Il 15% della perdita di suolo, nel 2018, è concentrata nelle aree urbane, in quelle centrali e semicentrali, mentre il 32% è nelle fasce periferiche, con meno densità. Questo dato ci dice che le nostre periferie e le aree di confine con quelle rurali, avrebbero la necessità di essere pianificate e riqualificate.Il comparto dell’edilizia non può basarsi sulle nuove costruzioni, continuando a sprecare grandi porzioni del territorio integro nazionale; ma, si può e si deve rilanciare, recuperando gli stabili abbandonati, riqualificando intere parti urbane obsolete, liberando il territorio dagli edifici inutilizzati ed impattanti negativamente sul paesaggio e mettendo a sicurezza gli stabili privati e pubblici, oltre a quelle parti di territorio soggette ad esondazioni, frane ed altri fenomeni naturali. Ricordo che la Corte dei Corti, nelle deliberazione del 31 ottobre 2019, ha denunciato che le risorse economiche, per intervenire contro il dissesto idrogeologico, giacciono, colpevolmente, inutilizzate. Rammento anche che la rinaturalizzazione dei territori è quanto chiede l’Europa, con l’obiettivo della Land Degradation Neutrality, prevista dall’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Infatti, gli Stati membri devono prevedere sia l’azzeramento della cementificazione, sia l’aumento delle superfici naturali, che vanno sottratte all’urbanizzazione. Ipotesi che non sono contro lo sviluppo, ma che lo dirigono verso un modello di lavoro sostenibile, per noi e per l’ambiente. Ma, senza una legge adeguata contro il consumo del suolo, si continuerà a cementificare e conseguentemente ad aumentare le volumetrie inutilizzate.Faccio mia una proposta del Forum Salviamo il Paesaggio, ripresa dalla senatrice Paola Nugnes, ora nel gruppo misto, che prevede: “… a livello di pianificazione comunale generale, la strutturazione di due banche dati. La prima, relativa ai suoli e alla loro capacità di fornire servizi ecosistemici. La seconda, invece, relativa al riuso del patrimonio immobiliare esistente e delle aree dismesse da riutilizzare…”Concludo, con i dati portati dall’Istituto Superiore per l’ambiente: afferma che i danni economici provocati dall’eccesso di cementificazione, sono quantificati tra i due e i tre miliardi di euro all’anno.

Tratto da: L'Arena -lettere- pag,26

Data: 23/06/2020

Note: Giorgio Massignan