L'avvocato Vittorio Selmo con la foto del padre Luigi

LA STORIA. L’avvocato Vittorio Selmo chiede che l’Azienda accolga l’indicazione del Consiglio comunale risalente al 2009.

Luigi Selmo, scomparso 50 anni fa, fu presidente degli Istituti ospitalieri dal ’57 al ’62
Uomo poliedrico, avvocato penalista e studioso di filosofia politica, profondamente religioso e cattolico, nell’agosto di cinquant’anni fa moriva Luigi Selmo (San Martino Buon Albergo 1907-Verona 1969), presidente degli Istituti ospitalieri di Verona dal 1957 al 1962. Mancano pochi mesi a questo anniversario per celebrare il quale il figlio, Vittorio Selmo, anch’egli avvocato, vorrebbe recuperare un’iniziativa di alcuni anni fa, rimasta lettera morta: intitolare al padre gli Istituti ospitalieri, ovvero oggi l’ospedale di Borgo Trento. Nel 2009 il Consiglio comunale aveva approvato, all’unanimità dei presenti, la proposta di intitolazione. Un’indicazione da dare all’azienda ospedaliera. «A 50 anni dalla morte e a 10 da quella delibera, si dia esecuzione alla proposta», lancia l’appello Vittorio Selmo. «Mio padre raccolse un’eredità difficile, dopo la guerra, lasciando gli Istituti ospitalieri in attivo; fece costruire il nuovo ospedale, oggi geriatrico, e portò il complesso ospedaliero tra i primi del Triveneto, contribuendo alla costruzione del polo delle specialità, oggi Confortini. Aveva una profonda conoscenza della vita amministrativa e diede molto a Verona. La sua buona fama è confermata dall’unanimità sulla proposta del 2009. Gli istituti ospedalieri non hanno ancora un nome. Il Comune inviti l’azienda ospedaliera a intitolarli a mio padre». Vittorio Selmo, nell’ufficio di casa, in via Alberto Mario, dove tutto parla di un tempo passato, rispolvera vecchi scritti del padre: quelli sul quindicinale «Civiltà» e sull’opuscolo «I liberi lavoratori», eco del movimento dei liberi lavoratori cristiani da lui fondato nella Verona nazifascista del ’43; e ancora lettere e carte che rivelano relazioni epistolari con don Primo Mazzolari e l’amicizia con don Giuseppe Calabria, e un passato di antifascista che gli costò l’arresto. «Mio padre fa parte di quelle figure del passato che avevano il senso del sacrificio, della storia in cui vivevano, dell’identità personale, psicologica e morale», continua. «Avevano senso di appartenenza e hanno fatto la storia della loro città. L’intitolazione è un riconoscimento ai suoi meriti». La storia è un «incontro misterioso e religioso di forze umane e di forze provvidenziali divine», «la stessa valenza deve avere l’atto amministrativo», scriveva Luigi Selmo, attento alle tematiche sociali e al concetto di rinnovamento dello Stato. Sposato con Rosa Gottardi, dalla quale ebbe i tre figli Augusta, Vittoria e Vittorio, ricoprì l’incarico di assessore (’56-’58) agli affari generali sotto la giunta di Giorgio Zanotto (Dc) e di presidente dell’Eca. Durante la reggenza degli Istituti ospitalieri rinnovò gli statuti, rifece le piante organiche del personale, raddoppiò le costruzioni degli Istituti ospitalieri aggiungendo 800 posti letto e altri di ricettività per una capienza giornaliera di circa 3.000 presenze. Aprì la scuola di Infermieri generici e sotto la sua presidenza fu istituita la divisione neurochirurgica con il centro nazionale pilota per la cura del Parkinson. Fece costruire la casa di soggiorno per anziani in via Don Steeb, ideò il «Quarto ospedale» realizzato a villa Monga «per ricostituire le forze fisiche delle persone depresse». Sistemò le abitazioni dei fittavoli e i fondi agrari dei lasciti testamentari. Si occupò, insomma, di servizi, ma anche di bilanci. «Fondamento e coronamento di tutti i nostri pensieri fu sempre l’ammalato», concluse a fine mandato, «e la fatica era volta a porre le premesse per ottenere che tutti coloro che danno la loro opera agli ospedali potessero essere nelle condizioni migliori per offrirsi alla faticosa necessità di lottare contro il male fisico e morale, il che vuol dire anche mettersi nelle condizioni migliori per avanzare verso il proprio perfezionamento materiale e spirituale».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 18

Data: 10/03/2019

Note: Maria Vittoria Adami - foro Marchiori