Alessia Bottone, destra, con Valentina Bazzani e l'assessore Segala

LE TESTIMONIANZE. Nicoletta Ferrari, ideatrice di Dismappa, e Alessia Bottone autrice di un video sulle barriere in città.
Dagli scalini davanti a negozi e uffici ai bancomat troppo alti per chi si sposta in carrozzina

Verona ha fatto molti passi in avanti per l’accessibilità ma non in modo omogeneo e, comunque, ancora insufficiente. È il giudizio di Nicoletta Ferrari, autrice e ideatrice del sito Dismappa che censisce i posti per disabili della città (lei stessa si muove in carrozzina), e di Alessia Bottone, giornalista e scrittrice, che di recente ha realizzato il video-documentario «Vorrei ma non posso: quando le barriere architettoniche limitano i sogni», insieme a Valentina Bazzani, giornalista con disabilità, ed Elettra Bertucco, videomaker. Il progetto era patrocinato dal Comune e dall’Ordine dei giornalisti del Veneto, per analizzare le criticità in materia di barriere architettoniche nel contesto urbano.L’accessibilità, alla fine, è fatta di tanti piccoli accorgimenti, spiega Nicoletta Ferrari: «Ad esempio la segnaletica. In centro ci sono due servizi pubblici attrezzati per le persone con disabilità, quello in Bra, con i problemi che ha denunciato Sofia Righetti, e l’altro in Cortile Mercato vecchio, che però non è segnalato, anche se è perfettamente agibile. Poi c’è il problema degli ingressi. In certi bar ci sono i servizi dedicati ma poi non ci si riesce ad entrare perchè all’ingresso c’è uno scalino o la porta è troppo stretta, e così accade per tanti negozi. Ci sono poi musei e uffici che si sono attrezzati, come la Galleria d’arte Moderna e la Gran Guardia, tanto per fare degli esempi, mentre il Museo Fo Rame è accessibile solo in parte, ed è appena stato ristrutturato».L’autrice di Dismappa, animatrice di iniziative a favore di una nuova cultura della disabilità, auspica che «questa Amministrazione, che ha messo nel suo programma l’abbattimento delle barriere architettoniche, faccia ulteriori passi verso una città più accessibile, dove le persone disabili possano muoversi in autonomia, senza dover chiedere di continuo l’intervento di qualcuno per azionare un ascensore o per oltrepassare dei gradini. Come dico spesso, quando sono davanti allo scalino mi sento disabile, se non c’è lo scalino non mi sento più disabile».Verona è una città bellissima ma con tante contraddizioni in fatto di accessibilità. Lo sostiene Alessia Bottone che per realizzare il suo video ha girato i quartieri in lungo e in largo. «Ad esempio non si capisce perchè davanti all’ingresso dell’ufficio Pari opportunità del Comune, in largo Divisione Pasubio, abbia davanti un grosso scalino mentre nel vicino ufficio dedicato alle persone richiedenti asilo l’accesso sia molto più agevole. Abbiamo già chiesto di scambiare i due uffici proprio per agevolare gli utenti più disagiati. È una soluzione semplice e a costo zero o quasi. Ci sono soluzioni molto semplici, come pedane, scivoli e altri accorgimenti che, con investimenti minimi, possono agevolare enormemente le persone con disabilità». Un altro problema che sembra sfuggire alla maggior parte degli amministratori, ma anche dei costruttori e degli arredatori, è quello delle barriere sensoriali: «Ce ne sono moltissime ma basterebbe poco per eliminarle».Un altro problema sono i bancomat: «Quasi tutti sono troppo alti per chi si sposta su una carrozzina, così alti da impedire di arrivare ai tasti. Perchè non farne anche di più bassi? Io ne conosco solo uno ad altezza adeguata, all’inizio di via Cappello. È così difficile farne altri?».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Data: 11/01/2018

Note: Elena Cardinali