IL CASO. La Fondazione Cariverona non rinnova la concessione di San Pietro in Monastero, sede di eventi in via Garibaldi
Lollis, presidente della Società: «Programma già fatto, qualcuno ci proponga altri spazi»
Mostre d’arte sfrattate dall’ex chiesa di San Pietro in Monastero di via Garibaldi, di proprietà della Fondazione Cariverona. Così la Società Belle Arti di Verona (Sbav), che alla fine dell’anno scorso aveva festeggiato i 160 anni di attività, è rimasta senza spazio espositivo. Un fulmine (quasi) a ciel sereno, nel senso che l’ingiunzione di liberare i locali dove negli ultimi anni i soci della Sbav avevano esposto le loro opere, dove erano stati organizzati incontri e concerti, è arrivata nelle scorse settimane dopo che la richiesta di rinnovare il contratto, fatta agli inizia di dicembre, non aveva avuto risposte.«Non mi aspettavo niente del genere», ammette il presidente della Sbav, il professor Gianni Lollis. «Mi è stato riferito che la Fondazione ha altri programmi per gli spazi di San Pietro in Monastero, e ovviamente non si può contestare nulla. Tuttavia questa situazione mette a repentaglio tutta la nostra programmazione per il 2018, le esposizioni di opere dei nostri soci, le iniziative e le mostre di alcuni gruppi esteri di artisti con cui collaboriamo».A quest’ultimo proposito il professor Lollis spiega che i gruppi esteri prenotati sono già tre, tra cui il primo proveniente dall’Austria in aprile. «Si tratta di 40 artisti che hanno già prenotato gli alberghi in città, fatte le locandine e le brochures», precisa Lollis, «e adesso bisognerà trovare un altro spazio». Idem per un gruppo di Innsbruck con cui la Sbav collabora da 15 anni, e un altro da New York che doveva arrivare a giugno. «Non è una bella figura che facciamo noi e nemmeno la città nei confronti dei nostri interlocutori stranieri», commenta Lollis, «a cui non sarà semplice spiegare i motivi per cui le mostre programmate con loro rischiano di saltare o, nella migliore delle ipotesi, dirottate in altre sedi».E a questo proposito il presidente della Sbav lancia un appello alla città: «Chiedo l’aiuto di istituzioni pubbliche e anche di privati per trovare uno spazio espositivo per poter mantenere gli impegni presi per quest’anno. Lo chiedo prima di tutto al Comune, ma anche ad associazioni, enti e imprese private. Non siamo ricchi, lo confesso, ma possiamo pagare delle spese ragionevoli. L’importante è poter onorare gli accordi fatti, per rispetto ai nostri interlocutori e al loro lavoro».La vicenda ha un po’ il sapore della beffa per i circa 200 soci della Sbav che per celebrare i 160 anni della Società lo scorso novembre avevano organizzato delle iniziative culturali che andavano ad anticipare l’anno europeo per i Beni culturali, che si celebra quest’anno. La Società Belle Arti di Verona, libera associazione culturale fondata nel 1857 «per diffondere e promuovere il culto delle arti, specie di quelle figurative, e di prendere interesse alla salvaguardia del patrimonio artistico e ambientale, promuovendo adeguate iniziative di studio e manifestazioni», come si legge nello statuto, ebbe tra i fondatori Aleardo Aleardi, Carlo Alessandri, Cesare Bernasconi e Giulio Camuzzoni. Ma i tempi di oggi sembrano essere molto più difficili di quelli del XIX secolo.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 12

Data: 9/03/2018

Note: ELENA CARDINALI - foto Marchiori