A SPASSO CON LA CULTURA. Successo di pubblico per la camminata tra i musei sulle tracce di Giovan Francesco Caroto

Commenta Francesca Rossi, la responsabile della rete cittadina, guida d’eccezione: «La gente ha desiderio di conoscere divertendosi, le buone proposte sono accolte».Molti i veronesi che hanno risposto alle proposta di visita nei musei.

Sulle tracce dell’artista. Una trentina di persone ascoltano attente. Ci sono anche bambini al seguito di papà e mamma. Nelle sale del Museo di Castelvecchio, Francesca Rossi, da poco direttrice della rete museale civica, racconta l’arte. Intervalla con aneddoti («La volta in cui feci il diavolo a quattro vedendo la cassa con un dipinto spostata sulla pista dell’aeroporto di Stoccolma, sotto la neve, a meno venti…»), evita i «paroloni» e racconta del «Ritratto di Bambino con disegno» di Giovan Francesco Caroto, l’opera simbolo del «furto del secolo» nel novembre 2015, «che per fortuna non ha subito danni». «Un dipinto ambiguo, che interroga». La squadra, nella domenica del «Mobility Day», continua la «passeggiata nei musei con la direttrice» (un primo tentativo era stato guastato dal maltempo) verso la Tomba di Giulietta. Sempre sulle tracce di Giovan Francesco.«Non male questo muoversi a piedi», osserva Francesca Rossi. «Oggi c’è comunque la prova di come si possa portare il museo verso la città e viceversa, perché è possibile creare interesse verso la cultura e divertire nello stesso tempo», dice.«Gli anni a Milano mi hanno dimostrato come le persone abbiano desiderio di cultura. Non è assolutamente vero che le proposte non siano accolte». Si interrompe un attimo: «Ma i bambini avranno capito…?», chiede. A giudicare dall’attenzione e dagli sguardi fissi sui dipinti, «La Pietà della Lacrima, la «Sofonisba» («Lei che beve il suo veleno come una coppa di champagne..»), è assai probabile che anche loro abbiano avuto il battesimo dell’arte.«La formula funziona e l’interesse è evidente», spiega ancora la direttrice. «E soprattutto», osserva, «non va mai commesso l’errore di sottovalutare il pubblico. Non è assolutamente vero che la cultura non abbia un proprio richiamo: lo si percepisce». A Castelvecchio, come al Museo degli affreschi «Cavalcaselle» alla Tomba di Giulietta, seconda tappa sulle tracce dell’opera di Giovan Francesco, la «squadra» al seguito della direttrice incrocia il flusso dei turisti, veronesi e non, in visita privata. «Ci sono diverse esperienze in città», interviene Antonella Arzone, responsabile della sezione numismatica della rete museale, «che dimostrano come anche iniziative che potrebbero essere considerate “di nicchia”, come quelle promosse dagli Archeonauti che curano il sito di Corte Sgarzerie, abbiano un riscontro positivo da parte del pubblico».A lei spetta l’ultima tappa, nella chiesa dei Gesuati nel Museo archeologico al teatro Romano, sempre sulle tracce dei Caroto. Plurale necessario perché, a quel punto e in quel luogo, entra in campo anche l’opera del fratello Giovanni: «Certo non un grande sforzo di chiarezza da parte dei genitori di Giovan Francesco…».Il problema è la continuità. Non tutte le domeniche, con o senza auto, possono vedere la direttrice di una struttura museale cittadina impegnata nel ruolo di guida. Francesca Rossi sorride. «Certo, non proprio così. Ma la struttura c’è e con una buona organizzazione queste iniziative possono divenire ben più che occasionali. Sicuramente lo sforzo non sarà da poco».A vedere la piccola «colonna» della passeggiata artistica in tre tappe l’ipotesi appare più che plausibile. «E dopo Giovan Francesco Caroto ci sono altri filoni da seguire… Verona ne è piena». La «prima» è buona. Seguiranno, pare, le repliche.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 9

Data: 26/03/2018

Note: Paolo Mozzo - fotoservizio Marchiori