IL CASO. Palazzo Pompei di lungadige Porta Vittoria cade a pezzi ed è inadeguato per gli standard moderni. Più che interventi tampone, ora servono progetti ambiziosi
Abbandonato il piano Chipperfield per l’Arsenale, sfumati altri «traslochi», c’è l’ipotesi di trovare un’area industriale dismessa. Come il polo di Calatrava a Valencia e il Museo
Telenovela Museo di Storia naturale. Come L’Arena ha scritto nei giorni scorsi citando una relazione del Comune e anche dichiarazioni del consigliere di opposizione Michele Bertucco il Palazzo Pompei, l’edificio del XVI secolo del Sanmicheli in lungadige Porta Vittoria che dal 1856 ospita le preziosissime collezioni di botanica, paleontologia e preistoria, cade a pezzi. Si tampona di qua e di là. Si ristrutturano un paio di sale, si rinnovano impianti antincendio (costo 150mila euro) ma la sostanza non cambia, per quanto riguarda la struttura. Tanto che in ambienti culturali, ma anche nel cosiddetto cittadino comune, cominciano ad avanzare nuove proposte: perché non creare un museo nuovo di zecca, dal nulla o riconvertendo aree dismesse, anche private, magari a Verona sud?ATTENZIONE: siamo nel 2019, non vent’anni fa, quando anche a Verona (Arsenale con il progetto Chipperfield) queste idee cominciarono a fare breccia. Siamo ai corsi e ricorsi storici. Ma tant’è. Creare edifici moderni, accattivanti, magari affidati al «design» di architetti o ingegneri, come il museo della scienza e della tecnica Principe Felipe di Valencia, in Spagna. Dove l’archistar (ma anche ingegnere e scultore spagnolo) Santiago Calatrava ha disegnato e realizzato costruzioni avveniristiche – una a forma di nave, una con la forma di un bulbo oculare – che ospitano collezioni e manifestazioni artistiche e poi della scienza e della tecnica.Certo, ci vogliono soldi. Tanti soldi. Ma perché non legare il progetto a un marchio, a un grande sponsor o co-finanziatore, per un progetto che punti a sfondare, a diventare un polo attrattore di visitatori da tutta Italia e dal mondo? In ogni caso, per restaurare i tetti degli edifici dell’ex Arsenale il Comune spende nove milioni, per fare un esempio. E stiamo parlando dei soli tetti. Poi, per ridare una funzione all’ex complesso militare asburgico, del Comune, destinato – secondo l’Amministrazione Sboarina che ha bloccato il project financing di riconversione del sito lanciato dall’Amministrazione Tosi ritenendo eccessivi gli spazi commerciali – a ospitare arte, tecnologia, coworking, di soldi ne serviranno molti di più.

PER L’ARSENALE, a fine anni Novanta come detto, l’archistar inglese David Chipperfield vinse un concorso per la riqualificazione indetto dal Comune. Nel 2002 completò il masterplan. All’Arsenale il Museo di storia naturale veniva rilanciato secondo una nuova concezione, moderna, con la tecnologia al centro, come auspicava il benemerito storico direttore del Museo Lorenzo Sorbini. Costo dai 60 agli 80 milioni, poi in parte abbassati. Ma non se ne fece nulla. All’Arsenale, in alcuni edifici, ci sono solo una parte delle collezioni, quelle che erano a Palazzo Gobetti, in corso Cavour, venduto dal Comune a privati.Nel frattempo – altro esempio di salto nel futuro – a realizzare un nuovo museo della scienza su Trento, con il megaprogetto affidato a un’altra archistar, Renzo Piano: il Muse, il Museo delle scienze. A ottanta chilometri da Verona.UN EDIFICIO avveniristico, il Muse. Che riproduce la forma delle Dolomiti, trasparente, costruito nell’area ex Michelin insieme a una grande lottizzazione residenziale (iniziativa, quest’ultima, che non ha avuto però altrettanto successo) e un centro congressi. Costo circa 70 milioni, per il Muse, e 28 per il centro. Natura, scienza a tecnologia per la prima volta insieme, al Muse, che nei suoi primi cinque anni (fu inaugurato il 27 luglio 2013) ha avuto 3,2 milioni di visitatori, una media di 640mila all’anno, per la struttura che ha sostituito il Museo tridentino di Scienze naturali fondato a metà dell’800. Il Museo veronese? L’anno scorso ne ha avuti trentamila.Serve un rilancio del Museo, ha detto e scritto l’assessore alla cultura Francesca Briani nella relazione, mentre sul degrado della struttura si è espressa invece la direttrice dei Musei civici Francesca Rossi, oltre al dirigente dell’area cultura Gabriele Ren. Rilanciare come? Rinnovando la presentazione delle collezione, ha detto la Briani, che ha ricordato peraltro recenti iniziative di successo di pubblico al Museo, promosse con l’associazione Naturalisti Veronesi e con l’Università.

LA TELENOVELA del Museo di Storia naturale, dunque, continua. Negli ultimi vent’anni sono state ipotizzate numerose sue collocazioni: Arsenale, ex Magazzini generali, Castel San Pietro (ora di Fondazione Cariverona, dove si punta a creare un museo della città che potrebbe attingere qualcosa dal Museo di scienze), palazzo del Capitanio. Solo idee. Resta il nodo di Palazzo Pompei degradato. Negli anni scorsi il Comune, proprietario, lo mise in vendita. Si partì da 12 milioni, si arrivò a 20 e si tornò a 12. S’interessò all’acquisto la Cassa depositi e prestiti, che ritenne il prezzo troppo elevato. Siamo ancora qui. A cercare di tamponare, sperando che l’edificio del Sanmicheli non peggiori le sue condizioni. E provare invece, con cuore e ragione, a sognare un po’, come hanno fatto Trento e Valencia?

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 12

Data: 6/01/2019

Note: Enrico Giardini - foto Marchiori