B.PI.

AL RISTORANTE. Il 12 Apostoli chiuso, fuori l’insegna con la lista dei cibi sostituita da una scritta azzurra su fondo bianco
La diceva anche negli ultimi giorni. In ospedale il cappello da alpino
B.PI.

«… Muso duro e bareta fracà».Al posto del menu, quella carta diventata forse un po’ troppo concettuale per i gusti terragni di Giorgio Gioco, sta scritta una delle sue frasi ricorrenti. In azzurro, come il cielo verso il quale sta volando il cuoco-poeta, su sfondo bianco. Oggi non si mangia al 12 Apostoli, il ristorante è chiuso, la lista delle pietanze uno spazio candido per immaginare ricordi e rendere omaggio al custode della veronesità.Giorgio Gioco, il cuoco-poeta morto l’altro ieri due mesi prima di compiere 95 anni, ripeteva quelle quattro parole anche negli ultimi giorni in ospedale a Negrar, prima di spegnersi e attendere la fine: «Muso duro e bareta fracà». Detto alla veronese, lo spirito che lo ha animato nella vita e nel lavoro: rimboccarsi le maniche, non sprecare tempo, fare la faccia di quello che vuole arrivare a tutti i costi. Anche se il volto di Gioco era largo e bonario come quello di un oste generoso che non ti lascia andar via prima di averti fatto assaggiare il vino migliore della cantina. E che cantina. Si scendono scale strette e ripide, al 12 Apostoli, e quei gradini attraversano i secoli: sotto c’è ancora il cuore della Verona romana, le fondamenta del Campidoglio, ora rivestite di bottiglie, libri, foto, ricordi, quadri, disegni. Il caveau della veronesità: le chiavi le teneva lui, Giorgio Gioco.Si lamentava anche di non averla con sè in ospedale, la bareta, e allora figli e nipoti gli hanno portato il suo cappello da alpino: aveva fatto la campagna di Russia e «ne parlava più con tenerezza che con drammaticità», come ha ricordato ieri la nostra Olga. Negli ultimi giorni lo ha sempre avuto davanti agli occhi, così come la bomboniera del battesimo dell’ultimo arrivato in famiglia, Enrico. Alla fine delle cerimonia e della giornata con parenti e amici, domenica sera la nipote Ilaria ha messo a letto gli altri bambini ed è andata a Negrar dal nonno, che per la prima volta non aveva potuto esserci, e in silenzio ha messo sul tavolo della stanza d’ospedale quel piccolo ricordo. Il suo, solo per lui.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 9

Data: 25/02/2019

Note: B.PI.