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L´ITINERARIO. Il tratto di fortificazione in prossimità di Porta Vescovo è uno dei più particolari della cinta: nel XVI secolo fu il prototipo della tipologia pentagonale.
Quest´area racchiude tre epoche storiche: il Medioevo scaligero, la dominazione veneziana e la ricostruzione austriaca.

Oggi gli automobilisti che sfrecciano a tutta velocità lungo via Torbido lo degnano forse di un´occhiata distratta ma il bastione delle Maddalene, a due passi da Porta Vescovo, è uno straordinario esempio di architettura militare che racchiude in sè tre epoche storiche: il medioevo scaligero, con Antonio Della Scala che nel 1280 delimita con nuove fortificazioni l´ambito di Campo Marzio, la repubblica veneta che nel 1527 costruisce il bastione delle Maddalene con un intervento innovativo grazie a Francesco Maria Della Rovere, governatore dell´Armata veneta, e la ricostruzione austriaca del 1838-40 con l´ingegnere militare Franz Von Scholl. In questa visita ci accompagnano l´architetto Lino Vittorio Bozzetto, uno dei più grandi esperti a livello nazionale ed europeo di fortificazioni e architettura militare, Carlo Furlan, coordinatore della collana «Un parco da vivere» e del testo sui sotterranei delle mura mag! istrali, l´architetto Silvia Maretti dello studio Policante che ha firmato il progetto per il futuro parco pubblico che sorgerà qui, e il geometra Giuseppe Bucchi responsabile del cantiere di Santa Marta.
SI ENTRA nell´ex parcheggio della Santa Marta, ora chiuso per il cantiere per i restauri dell´ex caserma, della provianda e per la realizzazione di un nuovo edificio. Attraversato l´anonimo piazzale e dando le spalle alla caserma, arriviamo sul fronte di gola del bastione dove si nota la rampa di accesso interrata. Questo bastione, che prende il nome dalla vicinanza con l´ex convento delle Maddalene, spiega l´architetto Bozzetto, «rappresenta il prototipo della fortificazione bastionata. Nel 1500 i Veneziani costruivano le rondelle ma nel 1527, qui, realizzano il primo bastione pentagonale della storia. In passato il progetto era stato attribuito a Sanmicheli. In realtà fu costruito quattro anni prima che la Serenissima desse inc! arico al nostro grande architetto di realizzare le sue fortifi! cazioni». È costituito da opere murarie e di terra, cioè mura e terrapieno con delle casematte d´artigieria nei fianchi mentre a livello superiore si trovano delle postazioni d´artiglieria a cielo aperto che verranno poi coperte dagli Austriaci.
SI SCENDE dalla casamatta superiore di destra il cui accesso è un portale trilitico, cioè fatto con tre monoliti di pietra, «un modo copiato dall´antichità micenea», precisa Bozzetto. Ci troviamo in un ampio e bellissimo locale con i muri alti, in parte realizzati con l´ormai noto opus poligonale, e con il soffitto con le volte a botte a sezione conica. Un´ampia apertura sulla parete ci ricorda che qui era posizionato uno dei cannoni per il tiro di fiancheggiamento in senso parallelo alla cortina. Su una parte spiccano due nomi scavati nella pietra gallina, la pietra di Avesa, qui abbondantemente utilizzata, «Matteo» e «Davide». La data è il 1941. Perchè anche questo luogo, come molti! altri che abbiamo già incontrato, fu usato come rifugio nella seconda guerra mondiale.
PROCEDIAMO nella seconda casamatta gemella inferiore scendendo per 25 scalini. Sul soffitto un´elegante apertura semicircolare serviva a smaltire i fumi delle cannonate. Questa parte del bastione, danneggiato dai bombardamenti dell´ultima guerra, venne restaurato su progetto dello scomparso architetto Luciano Giavoni. Passando dalla poterna, il passaggio tra i due fianchi del bastione, si nota l´accesso alle polveriere gemelle, che servivano da deposito per la polvere nera da sparo. In ogni locale ne venivano depositati 70 quintali. Sul soffitto sono appese vecchissime lampade risalenti forse alla prima guerra mondiale. Entriamo in un ampio vestibolo dotato di prese d´aria. C´è anche un doccione, un´elegante canaletta che drena l´acqua dal tetto della polveriera e la scarica in una bacinella di pietra. Proseguiamo ed entriamo nella casamat! ta di sinistra, la cui volta è parzialmente lesionata ma che nulla tog! lie al fascino di questi austeri locali rimasti intatti da cinque secoli.
LA GALLERIA di contromina, cioè quel cunicolo scavato dai soldati minatori nel XVI secolo per scoprire se eventuali assalitori stessero a loro volta scavando gallerie per far saltare le torri difensive, è l´ultima parte di questa visita e va fatta con le torce elettriche perchè non c´è illuminazione. Va detto che questa è la prima costruita a Verona, precisa l´architetto Bozzetto, «prima ancora di quelle progettate da Sanmicheli il quale si ispirerà proprio a questa». Il percorso è in discesa: siamo in cunicolo largo un metro e mezzo e alto circa uno e 70. Ad un certo punto ci si deve abbassare perchè c´è un abbssamento del soffitto. Il muro qui è spesso sei metri e si notano gli sfiatatoi inclinati laterali (unici nel loro genere perchè altrove sono posti sul soffitto) per il ricambio d´aria. Percorsi 150 metri ci troviamo a un punto cieco. Da qui si to! rna indietro e si ripercorre la galleria fino all´uscita, dove campeggia la scritta NXXIV, la ventiquattresima opera.7-continua

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 18/03/2012

Note: CRONACA – Pagina 23