Rendering del chiostro del Museo diocesano a San Fermo

PROGETTO. Oggi la presentazione, previsti sei percorsi storici e cinque aree espositive

Uno scrigno di tesori dall’epoca paleocristiana al NovecentoCultura dall’epoca paleocristiana al Novecento e contemporaneo: il Museo diocesano d’arte sacra si svela prezioso scrigno di tesori. Oggi alle 16 il progetto sarà illustrato durante il convegno “Dall’ultimo restauro alla rete museale” per celebrare la conclusione dell’intervento sul soffitto ligneo a carena di nave della chiesa superiore. L’iniziativa ha ottenuto il marchio di riconoscimento europeo Mibact/Ue ed è promossa dalla Diocesi in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività culturali e il Comune.L’incontro rientra nel contesto delle Giornate Europee del Patrimonio 2018: “L’arte di condividere”. Partecipano il vescovo Giuseppe Zenti, il parlamentare europeo Giancarlo Scottà, l’assessore ai Lavori pubblici della Regione Veneto Elisa De Berti, il sindaco Federico Sboarina. Al tavolo Tiziana Franco, Fabrizio Magani, Alberto Maria Sartori, Fabio Zecchin e don Maurizio Viviani. Al termine sarà aperto il cancello che divide il chiostro della parrocchia di San Fermo dal complesso monumentale di fondazione francescana, oggi sede della Soprintendenza. Sarà possibile visitare i tre chiostri fino alle 20 e sarà offerto a tutti un piatto di risotto all’isolana.La presentazione segue la precedente tenutasi lo scorso 19 luglio a Bruxelles, nella sede del Parlamento Europeo. Museo diocesano e mostre si uniscono, nasce il complesso di San Fermo Maggiore che proporrà sei percorsi storici e non ospiterà solo opere d’arte e oggetti sacri della Diocesi, ma anche del Comune e delle principali istituzioni bancarie e assicurative della città. «Una felice sintesi di un percorso complesso e fecondo della storia cristiana di Verona e del suo territorio diocesano, fino al Lago di Garda orientale ed occidentale, le Prealpi venete e la Bassa veronese», commenta il direttore don Maurizio Viviani. «Il Mibac, che presidia i due chiostri maggiori di San Fermo, potrà coordinare con la parrocchia eventi e manifestazioni congiunte, accessi di visite di studio nell’ottica della valorizzazione del complesso quale preminente insediamento francescano del XIII secolo in Verona».Tempi ancora incerti, comunque, per l’apertura a pieno regime. Ma si punta entro breve ad aprire alcune sale.Il complesso museale si articolerà in cinque sezioni: scoprire la chiesa, i personaggi illustri, i tesori della Diocesi, esposizioni temporanee, didattica e catechesi. La storia del Museo diocesano affonda le sue radici nel 1978, quando il vescovo monsignor Giuseppe Carraro, ora venerabile, incaricò monsignor Romolo Olivati di organizzare un progetto in tal senso. Si dovrà, però, aspettare sino al 2011 quando l’attuale vescovo monsignor Giuseppe Zenti decise di costruire con apposito decreto l’Opera diocesana “Museo diocesano d’arte San Fermo Maggiore Verona”. Fu nominato a dirigere il progetto don Tiziano Brusco. Oggi a dirigere il Museo diocesano e il suo progetto è don Viviani, che è anche parroco di San Fermo. Allo stato attuale, le aree disponibili al complesso museale sono le sale che ospitavano le attività culturali e formative del Centro culturale Toniolo, i lati del chiostro, la loggia, la zona a metà tra le due chiese, la galleria Ohhh!, l’appartamento al primo piano accanto alla canonica. A queste 19 aree utilizzabili per le esposizioni permanenti si aggiungono le zone per le temporanee: Cappella della Concezione, Cappella Brenzoni, Tornacoro e Coro, Cappella dei Chierici, Sacrestia. Una disponibilità che porta a 25 le aree del Museo.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag.23

Data: 22/09/2018

Note: M. CERP