Enrico Sartori con un travestimento da indiano

IL CASO. Negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia la quasi totalità del personale educativo è rappresentato da donne
Silvano: «Appena ci si conosce anche i genitori apprezzano» Enrico: «Siamo pochi, fa parte di un retaggio culturale sciocco».
«A dire il vero all’inizio qualche perplessità c’era, vedevo che i genitori avevano uno sguardo diverso quando si accorgevano che con i loro bimbi ci sarebbe stato un maschio, però poi bastava il tempo di conoscersi e tutto cambiava». Silvano Barcella lavora alla scuola dell’infanzia Montanari di Lavagno ed è uno dei due maestri maschi nelle strutture della Federazione Italiana Scuole Materne tra città e provincia.Anche nelle strutture comunali, tra sili nido e scuole dell’infanzia, sono solo due gli educatori uomini, una percentuale ridottissima rispetto al numero delle donne. «Nasco come educatore, prima ho lavorato con gli adolescenti e in strutture protette con bambini allontanati dalla famiglia», racconta Silvano, che ha 40 anni ed è originario di Bergamo, ma che 20 ormai si è trasferito a Verona, «da due anni sono passato al mondo dei più piccoli , avevo voglia di cambiare dopo tanto tempo a contatto con situazioni di devianza e contesti difficili, anche per la situazione contrattuale con le cooperative». Da lì la decisione di cambiare aria, e di andare a respirare quella piena di energia dei più piccoli. Una scelta in controtendenza con le statistiche attuali, che vedono quasi esclusivamente le donne impiegate nei nidi e nelle scuole dell’infanzia. «So bene che le figure maschile sono centellinate in questi ambiti, qualche pregiudizio all’inizio c’è sempre: diciamo uno sguardo diverso ma solo da parte dei genitori, perchè per i bambini non c’era nessuna differenza. Non appena ci si conosce anche con i genitori cambia tutto e in poco tempo riescono ad apprezzarmi. Io sono fortunato perchè ho trovato una scuola con una mentalità aperta, in cui mi trovo davvero bene». In generale però i maschi tra nidi e materne sono sempre pochi. «Spero che in futuro qualcosa possa cambiare, personalmente credo che una figura maschile, di tipo paterno, sia molto importante e utile, per il gioco, per l’ambiente e per il punto di vista diverso. Un lavoro poco appetibile? Se guardiamo solo lo stipendio magari sì, ma ci sono tante altre soddisfazioni, e quelle non hanno prezzo».Per quanto riguarda le scuole Fism, oltre a Barcella c’è anche Alberto Munarin, che lavora alla materna di Monteforte d’Alpone Don Antonio della Croce, mentre per quanto riguarda asili nido e scuole dell’infanzia sono due gli educatori presenti nelle strutture del Comune di Verona: Enrico Ortolani, giovane inserito da quest’anno al «Girotondo» di Ponte Florio, e Enrico Sartori, impegnato alla scuola d’infanzia Montessori in Borgo Trieste. Come Barcella anche Sartori lavorava in un settore diverso da quello dell’infanzia, anche se ormai sono 22 anni che si occupa dei più piccoli. «Ero nel comparto della disabilità, quindi ho fatto un concorso per l’Ulss, ero operatore socio sanitario e quindi sono arrivato nelle scuole dell’infanzia: sono un insegnante di sostegno e comunque sono di supporto alle altre insegnanti, riesco a mettere in gioco la mia creatività dopo tanti anni di attività», va avanti Sartori, che poi si sposta sulla particolarità di essere un uomo in un ambiente che è tipicamente femminile.«Ci scherzo sopra, ma ormai lavoro da tanto e credo che il mio modo di farlo sia apprezzato e riconosciuto, dopo le titubanze iniziali oggi in molti lo ritengono un valore aggiunto. Pochi maschi? È un ambiente molto femminile ed è un retaggio culturale un po’ sciocco: ma oltre che noi educatori gli uomini sono pochi in generale, i papà spesso disertano le riunioni e non vengono a prendere i figli, e quando ci sono cerchiamo di valorizzarli. Per fortuna ci sono delle scuole, e la mia è una di queste, molto attente, accoglienti e aperte: anche qui alla Montessori all’inizio un po’ mi hanno “studiato”, ma è normale, come quando vedi una donna che guida l’autobus. Ma poi è passato in fretta, e adesso andiamo alla grande».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Data: 14/10/2019

Note: Luca Mazzara