INQUINAMENTO IN CITTÀ. L’ex responsabile del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 20 rilancia una serie di proposte
Valsecchi: «Manca una vera spina dorsale del trasporto pubblico e il decentramento
dei grandi attrattori di traffico»

Salire sull’albero più alto non porta a toccare la Luna. E bloccare le auto «non migliora la qualità dell’aria mentre di certo colpisce le fasce più deboli della popolazione, quanti non possono permettersi di cambiare vettura ogni anno». Muove da una metafora Massimo Valsecchi, medico igienista ex direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 20 per ribadire come non serva «fare qualcosa quando l’urgenza incalza ma programmare in prospettiva una serie di interventi che, sommati, portino a un effetto concreto».Nel 2008 la relazione sanitaria dell’Ulss 20 metteva in linea otto proposte «per un progetto organico di miglioramento dell’aria della città e di conseguenza lo stato di salute della popolazione». «La carenza più clamorosa per Verona», spiega Valsecchi, «è la mancanza di una vera “spina dorsale” del trasporto pubblico, che per portata e frequenza sia realmente motivante per la rinuncia all’auto. Un vero peccato del recente passato amministrativo», osserva, «è stato la rinuncia al filobus, a quest’ora sarebbe già in funzione con un effetto positivo sulla mobilità».E se vanno nella giusta direzione gli interventi di incentivazione all’uso della trazione elettrica e la consistente metanizzazione dei mezzi di trasporto pubblico, resta insoluto per Verona il nodo dei grandi attrattori di traffico, scuole «in primis», con lo sbarco quotidiano in città di migliaia di studenti provenienti dalla provincia. Non tramonta infatti, secondo Massimo Valsecchi, l’idea del grande parco urbano, il «polmone» all’ex scalo ferroviario merci dietro Porta Nuova. Altri ne sono sorti (San Giacomo, Adige Nord) ma «l’idea di affiancarvi una cittadella degli studi, un “campus” raggiungibile dalla stazione risulterebbe vincente, un modo per ripensare lo sviluppo urbanistico in modo coerente». L’esatto contrario «del clamoroso errore, ormai irrimediabile, di sviluppare l’ospedale di Borgo Trento nella sede attuale, rendendolo una calamita di traffico ancora più potente».Sul fronte del riscaldamento urbano resta ancora quasi inesplorato (con l’esclusione dell’esperimento al Rifugio del cane in zona Santa Marta) l’impiego della geotermia. «Eppure da Caldiero a Sirmione fino ai Colli Euganei il territorio mostra evidenti potenzialità, in grado di ridurre sia l’impatto delle polveri sottili in inverno che l’ozono in estate. Altrettanto», prosegue Valsecchi, «si potrebbe fare, ovviamente in una prospettiva provinciale o di bacino più ampio, per ricavare biogas dall’enorme massa degli scarti agricoli che finiscono invece bruciati».Ben oltre l’emergenza servirebbe «una buona gestione in stile familiare, fatta dell’insieme di piccoli risparmi». «Non si tratta certo di un’impresa facile», ammette l’ex direttore della Prevenzione all’Ulss 20, «ma mettendo insieme una serie di interventi che vadano nella giusta direzione, ovvero senza ricadute sociali negative, la svolta è possibile». «L’inquinamento», spiega Valsecchi, «lentamente tende a decrescere ma l’impatto sulle fasce deboli di popolazione resta evidente, come lo è conformazione geografica e l’antropizzazione della Pianura Padana, tra le più alte d’Europa. Non servono toni catastrofici, né azioni senza ricadute vere. Bisogna puntare a un miglioramento nel medio termine». Metafora per metafora: guardare la Luna, non il dito che la indica.

Paolo Mozzo

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 2/11/2017

Note: Paolo Mozzo