Federico Fraccarolli è accertatore della sosta Amt dal 2004. Ogni giorno 6 ore e mezzo di turno

UNA MATTINATA CON L’ACCERTATORE AMT. Abbiamo accompagnato Federico Fraccarolli durante una parte del suo servizio sulle strade per capire come opera
C’è chi quando lo vede corre per mettere il tagliandino pagato, chi chiede informazioni, chi si inventa scuse. E chi piglia la multa. Servono buone gambe e una buona vista. Ma soprattutto nervi saldi perchè bisogna saper gestire l’aggressività di alcuni automobilisti che di vedersi elevare una multa per divieto di sosta, davvero non ne vogliono sapere.Fare gli accertatori della sosta Amt non è un lavoro facile. I turni prevedono di stare sempre in piedi all’esterno, al caldo, sotto la pioggia, al freddo. In un organico di 22 unità, ci sono quattro femmine. Tutti lavorano 39 ore la settimana, 6 ore e mezzo al giorno, suddivisi dalle 8 alle 24. Si muovono con il bike sharing, gli scooter o l’autobus per i posti più lontani.Dopo i nostri servizi sulle multe fatte anche a tempo di record, abbiamo fatto una mattinata assieme ad uno degli accertatori della sosta di Amt.Si chiama Federico Fraccarolli, e fa l’accertatore dal 2004. Aveva lavorato per un anno in Comune, quindi è diventato accertatore.«Da bambino non era certo il lavoro che sognavo, neanche sapevo che esistessero, ma adesso sono contento. È un lavoro che ti permette di stare a contatto con la gente, di conoscerne tanta di nuova», dice Federico, «qualche volta prendiamo parole, ci sono tante persone che fanno le furbette, ma accade anche che i residenti di alcune zone, quando ci vedono ci ringraziano, perchè senza il nostro lavoro loro non troverebbero da parcheggiare dove abitano».E che ci sia chi fa il furbo, lo abbiamo visto anche noi.Federico ci ha spiegato che c’è tutto un modo di operare: «Quando inizio a controllare una via, prima resto in mezzo alla strada per qualche minuto, per dare modo a chi deve fare il tagliandino o attivare l’on line di notarmi e di sistemare la sosta, quindi inizio il servizio. Faccio prima l’andata e poi il ritorno della stessa via».L’appuntamento con Federico è sotto la sede del giornale, in corso Porta Nuova. Ci spiega dunque che per iniziare il servizio deve andare all’inizio della via, così camminiamo verso Porta Nuova.E notiamo una signora che vedendo passare l’accertatore si mette sull’uscio di una banca. Ma Federico oltrepassa la sua auto. Lei evidentemente ipotizzando uno scampato pericolo torna dentro.Ma come annunciato, Federico comincia i controlli dall’inizio della via. E man mano si avvicina all’auto senza tagliandino. Ed ecco all’improvviso esce la stessa donna dalla banca: «Eccola! sono qui, sono appena arrivata. Mamma mia che avvoltoi che siete!», dice senza alcun ritegno, ben sapendo che aveva parcheggiato da prima e che diciamolo, a non pagare la sosta ci aveva provato.Federico incassa con l’aplomb di un lord inglese e prosegue i suoi controlli. Aiuta uno straniero che paga con carta di credito, a sbrigare l’operazione. Non multa una signora che esce da un altro istituto di credito dicendo: «Sono entrata un attimo in banca a ritirare queste buste, per quello non ho messo il tagliandino, ho fatto veloce», e Federico, che aveva iniziato il controllo, abbozza e se ne va.«Ci sono giornate in cui si elevano tante multe, altre in cui invece non ce ne sono. Non è che abbiamo la percentuale, noi siamo pagati per controllare che venga rispettata la sosta a pagamento», continua l’uomo, «di scuse ne ho sentite di tutti i tipi, non siamo appostati come avvoltoi. Facciamo il nostro lavoro».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 2/08/2019

Note: Alessandra Vaccari - foto Marchiori