OTTO MARZO. I monumenti al femminile sono pochi, ma più di altre città
Celebre è la fontana con Madonna Verona in piazza Erbe: è la più antica. E poi la Civiltà Italica che ricorda le vittime del bombardamento del 14 novembre 1915.
Tre e mezzo: se non avete mai contato i monumenti dedicati alle donne celebri nel centro storico di Verona, lo abbiamo fatto noi. Tre femminili e uno dove compaiono uomo e donna insieme. Quelli agli uomini famosi invece sono 12 e il mezzo ricordato sopra. Sono pochi, ma rispetto alle altre città, anche grandi, come Milano e Roma, Verona vanta quasi un primato: a Milano, addirittura non ce n’è nemmeno uno.Tornando qui da noi, è indubbio che le tre nostre statue femminili sono molto belle: Madonna Verona e la Civiltà Italica in piazza Erbe, Giulietta nel cortile della sua casa, in via Cappello. E in piazza Pradaval il monumento ai Caduti civili di guerra propone una coppia con la donna che tiene in braccio un bambino. Sono tutti ben rappresentativi dell’identità femminile.MADONNA VERONA. La più celebre e più antica statua monumentale veronese è quella a Madonna Verona sulla fontana di piazza Erbe. E’ composta da pezzi di varie epoche: una vasca romana con quattro teste che raffigurano Berengario, Verona, Alboino e Vero, mitico fondatore della città, attorno al piedistallo. Sopra la vasca, la figura di Madonna Verona: è formata da un busto marmoreo di età romana, forse del I secolo d.C., con testa e braccia più volte rifatte. Nelle sue mani, l’elogio della città, in latino: Est iusti latrix urbs haec et laudis amatrix (Questa città è portatrice di giustizia e amante della lode).CIVILTÀ ITALICA. Bastano pochi passi e, a fianco della Domus Mercatorum, al di là di via Pellicciai, in piazzetta 14 novembre, c’è un altro monumento femminile, uno dei più belli di Verona: la statua in bronzo, su un alto piedistallo della Civiltà Italica.Venne inaugurata il 14 novembre 1920 ed è accreditata come opera di Egidio Girelli, ma venne realizzata da Gino Fedrigo, un giovane artista veronese, suo allievo. La statua ricorda il primo tragico bombardamento austriaco sula città, avvenuto domenica 14 novembre 1915, alle otto di mattina, pochi mesi dopo l’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale. In piazza Erbe morirono 37 persone. Proprio al cielo, dove piovvero i micidiali ordigni di morte è puntata la spada della Civiltà italica della giunonica statua. Sintetiche ma magniloquenti le parole poste sui quattro lati del piedistallo: “Dal luogo sacro/la civiltà italica/arra di libertà e giustizia/tende la spada/Compiuto l’eccidio/14 novembre 1915/dedicato il bronzo/14 novembre 1920/Qui nemico velivolo/su placida vita d’inermi/tra luci d’arte e di storia/piovve barbaro fuoco”.GIULIETTA. Non c’è dubbio, però, che la statua veronese più fotografata dai turisti e dunque portata in ogni angolo del mondo è quella di Giulietta nel cortile di via Cappello: è in bronzo, una delle ultime opere di Nereo Costantini, noto scultore veronese del Novecento, morto nel 1969, proprio nell’anno di fusione di quest’opera. Questa Giulietta è presentata come una ragazza longilinea, atteggiata con forme di chiara ascendenza classica, pur su ispirazione romantica. Anche il panneggio della veste risulta assai misurato e contenuto, con un unico gioco di pieghe, laddove la mano di Giulietta ne prende un lembo.Ma Costantini non si è limitato a una sola Giulietta: ne ha modellato due e l’altra è stata donata alla città di Monaco di Baviera per celebrare il gemellaggio con Verona dal Lions club. Nel 1975, i bavaresi hanno posto la Giulietta nella loro piazza principale, la Marienplatz. Com’è noto il comune tedesco ha contraccambiato il dono regalandoci la fontana delle Alpi, che è nei giardini di piazza Bra.VITTIME CIVILI. Invece, nei giardini di Pradaval, all’inizio di corso porta Nuova, oltre alla statua di Michele Sanmicheli ed alla Danza dei delfini dedicata ai Caduti in mare, vi è il Monumento ai caduti civili di guerra, altra opera di Nereo Costantini, intitolata “L’istituzione della famiglia”. E’ stata posta nel 1969. Raffigura un uomo e una donna con in braccio un bambino: qui la donna è vista come mamma e moglie, vittima degli orrori di tutte le guerre.LA VITTORIA ALATA. La vittoria è donna, non c’è dubbio, ma con le ali: lo confermano i quattro gruppi equestri sul ponte della Vittoria, che ricorda la prima guerra mondiale. C’è infatti una figura femminile con le ali in ognuno dei quattro lati del ponte. Sulla sponda cittadina, all’angolo con Riva San Lorenzo, Mario Salazzari ha scolpito la vittoria alata, appoggiata sul cavallo e che brandisce una spada, mentre all’angolo con Lungadige Panvino, sempre sulla stessa sponda e sempre opera di Salazzari, la vittoria è una possente donna dietro un cavallo e un uomo vincitore. Sulla sponda verso Borgo Trento, lo scultore Angelo Biancini ha rappresentato la Vittoria sempre in groppa al cavallo. C’è da dire che sono sculture femminili, ma sono allegorie.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 49

Data: 8/03/2019

Note: Emma Cerpelloni