BUONE PRASSI. Con il volontariato vincenziano
Impegno dei giovani del Rotaract «Esperienza umana di valore»

Offrire un pasto caldo e abiti puliti, dedicare una parola di conforto o un sorriso, anche solo per pochi istanti a chi si è ritrovato a vivere ai margini della società, spesso in condizioni di grave difficoltà e di solitudine. Tutt’altro che gesti banali per i 70 frequentatori, veronesi e non, che ogni giorno trovano rifugio e accoglienza nella mensa di via Prato Santo gestita dai Gruppi di volontariato vincenziano.Da inizio anno gli operatori volontari si avvalgono del prezioso e inedito contributo dei giovani del Rotaract, «i quali con entusiasmo hanno unito le proprie mani a quelle dei nostri volontari, che ogni giorno servono mediamente 70 pasti, scaldando il cuore dei nostri ospiti», come afferma Nadia Gaspari, presidente provinciale dei Gruppi di volontariato vincenziano, «con il valore aggiunto di compiere un’esperienza formativa e umana». «Le persone che incontro, i loro volti, le loro vite, così diverse dalla mia, mi insegnano che c’è dell’altro oltre me, oltre il mio lavoro e la mia routine quotidiana», testimonia Micaela Ceolini, 25 anni, avvocato e ora anche volontaria alla mensa della carità.«Una triste realtà, più diffusa di quanto non si pensi», aggiunge il giovane collega Andrea De Rossi, «di cui si sente parlare ma che non tutti sanno prendersi seriamente a cuore. Tra una portata e l’altra, a volte mi soffermo sugli sguardi dei commensali: i loro occhi sono talvolta completamente assenti, privi di ogni minima speranza, segno che anche se ce l’hanno messa tutta nella vita, non è bastato a superare tante difficoltà. Ad ogni servizio in tavola ringraziano con un sorriso così grande che il mio animo si rasserena».Arricchito dall’esperienza anche Christian Gaole, maturando, che nonostante il traguardo degli esami non ha voluto rinunciare a fare la sua parte, e pensando di «fare un favore agli altri», minuto dopo minuto ha compreso che «il favore lo stavano facendo loro a me», afferma «con i loro sorrisi, le mezze parole di gratitudine, gli occhi bassi quasi a voler sottacere la propria condizione. Privi di ogni cosa ma non della dignità». Non tutto è rose e fiori in quest’attività di servizio sociale a favore degli «ultimi» della città, «ma anche nelle difficoltà i rotaractiani stanno facendo un’esperienza di indubbia crescita umana», sottolineano i coordinatori dei volontari vincenziani Nadia e Dante.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 7/05/2018

Note: F.SAGL.