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NUOVO INIZIO. Da oggi al 22 gennaio le opere visibili al museo con biglietto di ingresso di un euro
La direttrice Bolla: «I danni? Graffi, cadute di colore e cornici tagliate
Diverse istituzioni si sono offerte di riportarle all’antico splendore»
Strette di mano, sorrisi, pacche sulle spalle e tanti, tanti selfie con le opere d’arte. E’ doppia l’atmosfera di festa a Castelvecchio dove ieri, finalmente, i 17 capolavori rubati sono stati restituiti alla città. E per il museo è un po’ come un nuovo inizio. Non solo per la fine di un incubo, ma anche per quella che, dopo il sofferto lieto fine, si è trasformata in una straordinaria occasione di rilancio: «E’ stato un anno difficilissimo per noi», ammette la direttrice, Margherita Bolla, «ma siamo felici che ora tutti possano ammirare queste opere. E con esse il museo e i tesori che contiene». Ancora misconosciuti, aggiungiamo noi, da molti, troppi veronesi.Il giorno X è oggi: alle 8.30 il museo aprirà le porte ai visitatori che, al costo di un solo euro, potranno ammirare fino al 22 gennaio non solo i 17 quadri trafugati, ma le intere collezioni di arte medievale, rinascimentale e moderna.«Per un mese i capolavori rubati resteranno visibili tutti insieme, posizionati su dei cavalletti nella Galleria dei dipinti, al primo piano del castello, un luogo vicino a quello di origine dove è possibile esporli in spazi contigui», spiega Bolla. «Solo in seguito torneranno nella collocazione originaria». Ma perché tutto torni come prima ci vorranno mesi, quasi un anno. Il tempo di concludere le operazioni di restauro. «Visto quello che hanno passato queste opere, le loro condizioni sono anche troppo buone», spiega la direttrice, «ma alcuni segni sono rimasti».I più visibili sono delle piccole cadute di colore, soprattutto in corrispondenza degli angoli, a causa dei colpi riportati, come accaduto al «San Girolamo penitente» di Jacopo Bellini, una delle opere più preziose. Per il resto si tratta soprattutto di graffi, facilmente eliminabili. E per le dieci tele (gli altri dipinti sono su tavola), si tratterà anche di ripristinare il telaio e le cornici (una sola era antica, ottocentesca), di cui i ladri si erano liberati per rendere più agevole la fuga, come nel caso del «Ritratto di ammiraglio veneziano» di Tintoretto. Un’operazione pittosto costosa, trattandosi di cornici climatizzate, in grado di mantenere stabile temperatura e umidità del dipinto.«E’ ancora presto per dire a quanto ammontano i danni, attendiamo la valutazione da parte dell’assicurazione», prosegue Bolla. «Per fortuna è partito una sorta di concorso di solidarietà con diverse istituzioni veronesi che ci hanno proposto di farsi carico del restauro di alcune opere». Così faranno Fabrizio Magagni, soprintendente per i beni storici e artistici del Veneto Occidentale, con quattro capolavori; l’Accademia di Belle Arti, con le quattro tavole della bottega del Tintoretto; gli Amici dei Musei con la cornice del «Ritratto di giovane con disegno infantile» di Giovanni Francesco Caroto. «Questo evento ha davvero creato una sensibilizzazione della città, che siamo sicuri porterà energia positiva e attenzione verso i musei».E in effetti il ritornello torna frequente al di fuori delle mura di Castelvecchio, tra la gente. «Sono sincero, questi quadri non li conoscevo», ammettono in tanti, sottolineando come nessuno, nemmeno questi capolavori, sia profeta in patria. «Magari tutti abbiamo visitato qualche grande museo straniero ma non sappiamo cosa c’è a casa nostra. Seguendo in tv e sui giornali questa vicenda, però, ora ho la curiosità di scoprirlo».

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA sez. "Null" pag.13

Data: 23/12/2016

Note: Elisa Pasetto