Uno dei primi passeggeri tornati ieri al Catullo

DOPO IL LOCKDOWN. Nello scalo sono stati messi a punto tutti i sistemi che garantiscono la salute di viaggiatori e operatori, dai termoscanner ai divisori tra persone.
Ieri all’alba il primo decollo dopo tre mesi di stop Dall’aeroporto sono partiti 105 passeggeri diretti a Olbia. Predisposte le misure di distanziamento
I primi 105 passeggeri sono decollati dal Catullo ieri mattina alle 6. Direzione: Olbia, Sardegna. Sono stati loro ad inaugurare la pista post Covid-19. E così lo scalo veronese, dopo oltre tre mesi, torna a vivere. E non solo com’era successo in piena pandemia per voli – senza dubbio fondamentali – che portavano nel nostro Paese aiuti medici, dispositivi di protezione e attrezzature. Ora si vola soprattutto per raggiungere le mete del sud.Ma ieri, alle 10,05, si è alzato dal Catullo anche l’aereo di Air Dolomiti diretto a Francoforte: primo viaggio extra Italia. L’aeroporto di Villafranca, pian piano, sta tornando quello del periodo pre emergenza anche se gli addetti ai lavori dicono che per riprendere a pieno regime serviranno almeno un paio d’anni. Verso la Germania, ieri mattina, hanno preso posto sull’aereo 35 persone. Molte di più nei due voli delle 6 (Volotea, 105, come detto) e delle 8,35 (sempre Volotea con 126 passeggeri diretti a Palermo).Il Catullo nei giorni scorsi è stato stravolto: le misure di distanziamento sociale, infatti, sono ben visibili ancor prima di entrare nei terminal dove si accede solamente con la carta d’imbarco in mano. Nessun accompagnatore, quindi, per evitare affollamenti, può entrare. Lo stesso agli arrivi: chi aspetta parenti o amici deve farlo fuori dal terminal. I primi passeggeri, ancora un po’ spaesati, appena entrano all’aeroporto – uno alla volta – passano davanti al cosiddetto panda: il termoscanner che misura che la temperatura corporea sia sempre sotto i 37,5 gradi. Sia nell’area del check-in che in quella dei controlli a terra sono stati sistemati dei bollini per indicare dove sistemarsi mentre si fa la fila: a un metro di distanza l’uno dall’altro.Valerio, 25 anni di Reggio Emilia, è uno dei 35 passeggeri del volo Air Dolomiti: «Devo tornare a Madrid, lì frequento l’università di medicina», dice. Sarebbe dovuto rientrare in Spagna già il mese scorso, ma, nonostante avesse già acquistato dei biglietti con un’altra compagnia per il volo Bologna-Madrid, poi tutto è saltato. «Non ci sono voli diretti quindi il più comodo era dal Catullo», aggiunge. Lo stesso spiega un’altra ragazza che da Villafranca s’imbarca per Francoforte, ma solo come tappa intermedia per poi raggiungere Londra. In diversi raccontano di aver programmato il viaggio all’ultimo minuto. Le mascherine di protezione (che indossano anche i piloti) sono un elemento imprescindibile per poter girare in aeroporto. I tempi tecnici, necessariamente, sono un po’ più dilatati: anche gli autobus che dal gate, superati i controlli, portano al velivolo hanno posti contingentati e segnati a terra con delle X.La stessa cosa per le sedie nella sala d’attesa: le sedute, qui, sono indicate con dei cartelli appositi. Prende vita il Catullo anche con i suoi servizi bar, ristoranti, negozi che uno dopo l’altro stanno iniziando a risollevare le serrande. Gli aerei, invece, durante lo stop sono stati sempre sotto osservazione con giri sulla pista (contro l’usura delle ruote), controlli ai motori e viaggi di prova prima dell’apertura ufficiale di ieri.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 16

Data: 19/06/2020

Note: Nicolò Vincenzi