Il giardino di villa Francescatti, per quarant'anni sede dell'ostello della gioventù

FUMATA NERA. L’incontro in vescovado con gli assessori Neri e Briani e il presidente del Consiglio Maschio finisce con un nulla di fatto. Il 31 dicembre la struttura chiuderà
A Zenti gli amministratori comunali hanno ventilato l’ipotesi di una permuta. Consegnate le 1.500 firme dei residenti preoccupati per l’arrivo dei senzatetto

Laura Perina

È tramontata definitivamente la già debole speranza di mantenere la sede dell’ostello della gioventù a villa Francescatti, la dimora cinquecentesca di San Giovanni in Valle che è parte del patrimonio immobiliare della Curia veronese e da gennaio verrà affidata alla Caritas per progetti di accoglienza sociale. Il Comune, per salvare l’ostello, ha calato il “carico da undici”, cioè «una proposta di permuta o comunque un’altra soluzione patrimoniale» riferisce il presidente del Consiglio comunale Ciro Maschio. «Ma villa Francescatti non è una catapecchia» aggiunge «per cui le ipotesi avanzate devono essere ritenute adeguate dalla Diocesi». E al momento non lo sarebbero, stando a quanto dichiarato dal vescovo Giuseppe Zenti. «Non facciamo retromarcia», ha detto dopo il colloquio a porte chiuse con Maschio e gli assessori al Patrimonio Edi Maria Neri e al Turismo Francesca Briani. L’annunciato incontro in vescovado non ha quindi dato gli esiti sperati dagli amministratori – «Esprimeremo a monsignor Zenti il desiderio che l’immobile continui a ospitare l’ostello, la cui funzione sociale per il Comune è irrinunciabile» aveva detto l’assessore Neri – né tantomeno dai cittadini, mobilitati da tempo contro il trasferimento della struttura dal quartiere in cui si trova dal ’75.«Era un estremo tentativo», queste le parole di Maschio, nonché l’esecuzione di una mozione votata all’unanimità dal Consiglio per chiedere al sindaco di valutare delle modalità per la tutela dell’ostello come bene pubblico. «Tuttavia sarà molto difficile che l’ostello rimanga dov’è. Credo che la volontà della Curia sia quella di chiudere un cerchio» ha confermato al termine del confronto «molto cordiale e ovviamente confidenziale» durato un’ora e un quarto. Ha già iniziato a fare le valigie, intanto, il Centro di cooperazione giovanile internazione, l’ente che fondò l’ostello e tuttora lo anima, vincolato a una sentenza che impone lo sgombero dello stabile entro il 31 dicembre. «La nostra volontà è rispettare il lodo arbitrale» aveva precisato alcune settimane fa il direttore Fiorenzo Scarsini, invitato a Palazzo Barbieri per una riunione con i capigruppo. Ora si cerca un’altra sede, per proseguire la decennale esperienza di accoglienza e per tutelare i 25 dipedenti che stanno rischiando il posto; e anche ieri Maschio ha sottolineato la disponibilità «a ragionare insieme per trovare una soluzione adeguata». Nel frattempo «abbiamo spiegato alla Curia perché ci siamo fatti portatori di questa proposta a nome dell’Amministrazione e di tutto il Consiglio comunale, sottolineando che l’ostello rappresenta un patrimonio per la città a livello internazionale. Abbiamo anche ascoltato le loro ragioni, che sono molto dettagliate e difficilmente eccepibili dal punto di vista legale» ha spiegato Maschio. Insieme a Neri e Briani, ieri ha consegnato al vescovo le 1.500 firme raccolte dal comitato dei residenti di San Giovanni in Valle e «fatto presente le preoccupazioni per l’arrivo imminente dell’ente caritativo e per la possibilità che si creino situazioni di disagio, chiedendo la massima cautela». Ma su questo monsignor Zenti rassicura: «Capisco i timori dei residenti, ma la Caritas è una garanzia. Attueremo il modello di accoglienza in piccole unità, che dà dignità alle persone bisognose. E al momento ci servono venti posti o poco più per l’emergenza freddo e per i profughi, per cui non useremo tutto l’immobile».

Tratto da: l'Arena Giornale di Verona

Data: 20/12/2017