Le stanze dell'ostello deserte. I mobili sono stati spediti in un deposito FOTO MARCHIORI

Domenica 31 Dicembre 2017
TRASLOCO. Nel 1977 il vescovo affidò a un gruppo di scout la villa perché accogliesse viandanti

Dalla struttura sono transitati 560mila giovani. Smantellata ogni cosa

Laura Perina «La nostra casa è il mondo. La nostra famiglia è l’umanità». Così recitava il manifesto programmatico affisso a villa Francescatti durante gli anni dei campi di lavoro per la costruzione dell’Ostello della gioventù, dal 1977 al 1984.Quella casa ora è vuota. Letti, materassi, persino gli arredi dismessi e donati dai numerosi enti della città: il vecchio tavolo attorno al quale sedeva il consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio, l’attrezzatura di cucina dell’Istituto Calderara di Castel San Pietro, il mobilio dell’Istituto Barbarani… Tutto è stato imballato e spedito in deposito. Per la prima volta dopo quarant’anni stanotte a villa Francescatti non dormirà nessuno. Un manipolo di giovani vi si era insediato quasi abusivamente il 30 novembre del ’78, al calar del buio. Si doveva agire in fretta, il giorno successivo era in programma una di quelle massicce occupazioni che tenevano banco in quegli anni di rivendicazioni sociali. Ma per il gioiellino ai piedi del colle San Pietro c’erano altri progetti. Il vescovo Giuseppe Carraro aveva affidato a un gruppo di scout il compito di realizzarvi un luogo di ospitalità per i giramondo con il sacco a pelo, scarsi di mezzi economici, che sempre più numerosi arrivavano a Verona ma dormivano stesi nell’atrio della stazione di Porta Nuova perchè in città non c’erano alternative. La villa era sembrata il luogo adatto. Trent’anni prima la nobildonna Gianna Paganini Francescatti l’aveva lasciata in eredità al vicino Istituto Sorelle della Sacra Famiglia «per dare vita a un’opera a beneficio delle giovinette». Poi l’immobile aveva vissuto l’occupazione militare, subito i bombardamenti della guerra e un lungo periodo di abbandono, per cui i tentativi di tener fede a quella volontà erano franati sotto il peso degli oneri economici che si erano accumulati.Venne interpellato un notaio per accertare la corrispondenza fra il vincolo testamentario e il progetto dell’Ostello, e nel 1977 arrivò il via libera per il recupero della villa. Un anno più tardi, quando i volontari del neonato Centro di cooperazione giovanile internazionale erano già all’opera, ma ancora non era stato stipulato il contratto di comodato con le suore, in città si sussurrava che fosse in corso una speculazione edilizia. «Era una sera fredda e l’oscurità incuteva un certo timore» ricorda Fiorenzo Scarsini, direttore del Centro e anima dell’ostello. «Lungo la salita Fontana del Ferro c’erano solo due lampadine a illuminare i nostri passi. La villa era al buio e priva di riscaldamento, parte del tetto era crollata. Non ci importava, eravamo animati dalla volontà di difendere il nostro progetto. C’era un servizio per il prossimo da realizzare. Le motivazioni delle opposizioni erano insufficienti per arrestarci. Da quel momento la villa non è stata abbandonata nemmeno per un solo giorno». Dieci anni per trasformare un rudere nella struttura dalla quale sono transitati oltre 560mila giovani e pellegrini provenienti da ogni angolo del mondo. Cinquemila i volontari, soprattutto scout, che avevano diffuso la voce anche Oltreoceano «e arrivavano dal Canada e dagli Stati Uniti spinti dalla voglia di aiutarci a creare l’ospitalità vera, basata sull’incontro». Un intento che rimane, assicura Scarsini, anche se «sopra i ricordi mettiamo una croce». Della scadenza del comodato d’uso si sapeva da tempo, e da domani la villa torna in mano alla Curia che ne è proprietaria dagli anni ’90 e la affiderà alla Caritas per realizzare progetti di accoglienza sociale. La decina di dipendenti con contratto a tempo indeterminato è stata dirottata sull’ex convento di Santa Chiara, a Veronetta, dove l’associazione gestisce l’accoglienza dei richiedenti asilo in convenzione con la Prefettura. In attesa di una nuova sede, magari da far rinascere com’è accaduto quarant’anni fa. © RIPRODUZIONE RISERVATA© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tratto da: l'Arena Giornale di Verona

Data: 31/12/2017