Andrea Campolongo mentre consegna la petizione all'assessore Edi Maria Neri FOTO MARCHIORI

IL CASO. In Comune le 1.500 firme a difesa di Villa Francescatti. Oggi l’incontro forse decisivo

Neri e Briani esprimeranno il «desiderio che la struttura continui ad accogliere giovani». C’è la proposta di coinvolgere immobili comunali

Laura Perina È oggi l’incontro fra l’Amministrazione comunale e il vescovo Giuseppe Zenti per discutere del futuro di villa Francescatti e in particolare dell’ostello della gioventù che vi è ospitato da quarant’anni. La dimora cinquecentesca ai piedi del colle San Pietro è di proprietà della Diocesi e l’ostello, lo ricordiamo, si avvia al trasferimento altrove quando a fine anno scadrà il comodato d’uso all’ente che lo ha fondato e lo anima dal 1975, il Centro di cooperazione giovanile internazionale.Dalla villa sono transitati oltre 560mila giovani e pellegrini provenienti da ogni angolo del mondo e ora l’intenzione della Curia è affidarla alla Caritas per farne un rifugio per senzatetto e per chi vive in situazioni di grave marginalità. Ma gli assessori al Patrimonio Edi Maria Neri e alla Cultura Francesca Briani, che verranno ricevute questa mattina da monsignor Zenti insieme al presidente del Consiglio comunale Ciro Maschio, esprimeranno «il desiderio che l’immobile continui a ospitare l’ostello, poiché svolge una funzione sociale che per il Comune è irrinunciabile», ha fatto sapere Neri. E con l’occasione recapitateranno al vescovo anche le 1.500 firme raccolte dal comitato dei residenti di San Giovanni in Valle, mobilitato da tempo contro la chiusura della struttura di ospitalità.Ieri, nella sala Arazzi di Palazzo Barbieri, il referente Andrea Campolongo ha consegnato la petizione nelle mani dell’assessore Neri durante un breve incontro a cui hanno partecipato un pugno di cittadini, alcuni consiglieri della Prima circoscrizione e una rappresentanza dei 25 dipendenti del Centro di cooperazione, preoccupati per l’eventualità di perdere il posto di lavoro. Sono maturi i tempi per dare esecuzione alla mozione depositata a luglio da Michele Bertucco, di Verona e Sinistra in Comune, poi votata all’unanimità dal Consiglio comunale nella seduta del 21 settembre. Nella quale, in sintesi, si riconosceva nell’ostello un bene pubblico e si esprimeva la volontà di tutelarlo come tale, demandando al sindaco Federico Sboarina e alla Giunta la valutazione delle modalità più opportune per un confronto fra la Curia e le istituzioni cittadine.«Io andrò con queste richieste e come assessore al Patrimonio farò una mia proposta» ha anticipato Neri, senza sbilanciarsi oltre. «Un’idea che da tempo andavo pensando e che riguarda immobili di proprietà del Comune. La formalizzo, vedremo come verrà recepita». «L’ostello è un patrimonio per la città, ricalca i presupposti che Verona dovrebbe garantire per la ricettività e il turismo, nonché per dare un seguito alle istanze di aggregazione dei giovani. Valori condivisi anche a livello religioso» ha aggiunto Campolongo a nome degli abitanti del quartiere, ricordando gli ingenti fondi pubblici investiti per ristrutturare la villa e trasformarla in un luogo di accoglienza per i giovani di tutto il mondo. Fra i finanziamenti concessi all’ostello nel corso degli anni, tre miliardi e mezzo delle vecchie lire arrivarono nel 2001 dai fondi governativi per il Giubileo, altri li stanziarono la Regione, la Provincia e alcuni donatori privati. «La vendita, l’alienazione o la destinazione d’uso della villa ad altri centri sono assolutamente contrari alle volontà testamentarie (la villa è vincolata da un lascito che ne impone la destinazione d’uso a favore dei giovani, ndr) ma soprattutto alla finalità a cui quel patrimonio era stato destinato». Nel frattempo, il Centro di cooperazione ha iniziato a fare le valigie. Parte degli arredi è stata smantellata e spostata in un deposito, e il centralino dell’ostello non accetta più prenotazioni. Mentre i profughi, una ventina, ospitati nella foresteria in convenzione con la Prefettura sono stati trasferiti all’ex convento di Santa Chiara, a Veronetta, dove l’associazione si occupa dell’accoglienza dei richiedenti asilo.

Tratto da: l'Arena Giornale di Verona

Data: 19/12/2017