Fiorenzo Scarsini

IL DIBATTITO. L’amministrazione torna sulla questione di Villa Francescatti dopo la mozione approvata il 21 settembre
Vallani: «Intervenga il Consiglio dei ministri»
Leso: «La sua presenza non può essere cancellata»

L’amministrazione torna sulla questione dell’ostello della gioventù di Villa Francescatti, dopo la mozione approvata il 21 settembre scorso con la quale il Consiglio comunale – su proposta di Michele Bertucco di Verona e Sinistra in Comune – si appellava al vescovo Giuseppe Zenti per esprimere preoccupazione sulla possibile alienazione di Villa Francescatti. L’immobile è di proprietà della Curia e il 31 dicembre scade il comodato d’uso al Centro di cooperazione giovanile internazionale che oltre trent’anni fa vi fondò l’ostello, su mandato dell’allora vescovo Giuseppe Carraro, dopo un decennio di cantiere di riqualificazione finanziato da fondi privati e pubblici e concluso grazie al lavoro di centinaia di volontari. Il fondatore e presidente Fiorenzo Scarsini ne ha parlato ieri durante la commissione consiliare sulle Politiche culturali presieduta e convocata da Daniela Drudi, di Battiti. La quale assicura di voler organizzare quanto prima «una visita della commissione a Villa Francescatti, per poi portare la questione dell’ostello davanti all’assessore alla cultura Francesca Briani e di nuovo in Consiglio comunale» ha assicurato Drudi.A parte lei, nessuno della maggioranza si è espresso sul futuro di Villa Francescatti. Sebbene la mozione portata in aula Gozzi da Bertucco fosse stata condivisa all’unanimità «partendo dall’indispensabilità della presenza dell’ostello e dalle condizioni circa l’utilizzo sociale della villa indicate nel testamento della vedova Francescatti, di cui l’amministrazione deve garantire la continuità» ha sottolineato, ricordando anche che nella mozione «si proponeva di valutare le modalità per un confronto con la Curia e le istituzioni cittadine» e suggerendo «di convocare una commissione con la presenza dell’assessore Briani per capire quali passi sono stati fatti per avviare questo iter». Solidarietà e preoccupazioni dagli esponenti della minoranza. Stefano Vallani del Pd propone di «approfondire gli aspetti della volontà testamentaria per capire se la diocesi possa abbandonare l’idea della vendita dello stabile (ipotizzata dal vescovo Zenti per sanare i debiti della curia, ndr) anche intervenendo attraverso la presidenza del consiglio dei ministri, come sollecitato da altri».«Altri» inteso Area Liberal, il movimento che preme per la nomina di un commissario del Governo per accertare la perdita del diritto di successione della Curia con l’alienazione della villa.Anna Leso del gruppo misto ricorda «la presenza culturale e sociale dell’ostello che non può essere cancellata solo per “raccolta fondi”», mentre Tommaso Ferrari di Verona Civica ne sottolinea la specificità: «È un bene per la città e un’esperienza da salvare. A Verona ci sono poche altre strutture adatte alle tasche dei giovani».Elisa La Paglia dei democratici solleva il tema degli investimenti: «Hanno migliorato l’immobile, in caso di vendita tornerebbero al Centro di cooperazione?». «No, e comunque non li vorremmo» replica Scarsini. Tra i finanziamenti pubblici concessi all’ostello nel corso degli anni, tre miliardi e mezzo delle vecchie lire arrivarono nel 2001 dai fondi governativi per il Giubileo. A questi, il Centro di cooperazione aggiunse di tasca propria 400milioni.

Laura Perina

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Data: 18/10/2017

Note: Laura Perina