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DEGRADO. Sopralluogo di due docenti universitari nell’edificio decorato da celebri artisti.

In serio pericolo gli affreschi risalenti al XVI secolo di India, Farinati e Carnera. All’interno rifiuti e pavimenti divelti

Palazzo Bocca Trezza, a Veronetta, è un malato in fase terminale. Ancora un anno, forse poco più, e le meraviglie artistiche e culturali dello stabile cinquecentesco che si affaccia su via XX Settembre e via San Nazaro, andranno perdute per sempre.
Inserito nel piano delle alienazioni, poi stralciato a fronte di nessuna proposta di vendita accettabile e in attesa ora di scoprire cosa ha in serbo il futuro, il palazzo di proprietà del Comune sta morendo facendo gradualmente scomparire il patrimonio artistico, architettonico e culturale che ha custodito per centinaia d’anni.
L’allarme arriva dai docenti universitari della Facoltà di Beni Culturali dell’ateneo scaligero, Loredana Olivato e Valerio Terraroli, che ieri mattina sono entrati nel palazzo per una visita propedeutica alla realizzazione di un volume sul complesso della Santa Marta. Un libro che spazia in tutto il quartiere, illustrando le ricchezze artistiche, culturali e monumentali della zona. A partire da Porta Vescovo e Santa Toscana per fermarsi a palazzo Bocca Trezza, che ospita le opere di alcuni dei migliori pittori del Cinquecento, artisti che si ritrovano nelle più celebri ville venete.
La visita di ieri mattina ha permesso ai due studiosi di valutare lo stato ormai molto precario dell’edificio. «Una perla dal valore inestimabile», spiega Olivato. «Qui ci sono i lavori dei più grandi pittori che decorano la città e il team che il Palladio ha voluto a fianco: da Bernardino India al Farinati, da Battista dell’Angelo detto del Moro ad Anselmo Carnera». Opere ora assediate dall’incuria e dal degrado e, quindi, in serio pericolo.
I primi a scomparire saranno gli affreschi, sgretolati dalle infiltrazioni d’acqua che penetrano dalla copertura superiore, ormai rotta. Lo scempio è già evidente nel salone centrale del palazzo. Il trionfo di Scipione l’Africano, risalente a Carnera o a del Moro, restaurato circa dieci anni fa, è intaccato ed eroso dall’acqua in tre punti. «Dieci mesi fa il danno era molto meno evidente, appena accennato. Ora le parti rovinate riguardano più aree, tutte estese», commenta Olivato. «Se la prossima sarà un’estate piovosa, a fronte di nessun intervento, questo affresco potrebbe non arrivare a settembre», aggiunge Terraroli.
Persi gli affreschi, inizierà a cedere l’intera struttura, a partire dal tetto. Nel frattempo, l’umidità dell’umidità intaccherà inesorabilmente i gessi dei soffitti. A peggiorare ulteriormente la situazione anche il lavoro dei vandali, nel periodo in cui lo stabile è rimasto chiuso ma non sbarrato, che ha già compromesso le decorazioni dei camini, intarsiate da Bartolomeo Ridolfi.
Da quando, nel 2010, gli spazi hanno smesso di ospitare l’istituto d’arte Napoleone Nani, l’edificio è rimasto per mesi in balia di balordi. E tra le stanze del palazzo, la sporcizia è ancora tutta lì: bottiglie vuote, sacchetti, avanzi di cibo, animali morti, coperte. E buchi ovunque, anche nel pavimento, preso letteralmente a martellate e sollevato dai ladri di ferro e rame che lo hanno saccheggiato con precisione chirurgica.
Si tratta, tra l’altro, degli stessi spazi che ora il Comune intende utilizzare come deposito di nuovi arredi scolastici e per uffici.
Al sopralluogo hanno partecipato anche gli architetti di Riattivare, che collaborano con l’Università per la ricerca storico-artistica del palazzo e la consigliera Pd Elisa La Paglia. Con loro anche Anna Pinotti, ex studentessa dell’istituto d’arte Nani: «Vedere questo storico stabile ridotto così è un colpo al cuore».

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA - cronaca - pag. 20

Data: 3/03/2015

Note: Ilaria Noro