ANNIVERSARIO. È considerata la più bella facciata di Verona, stupendo fondale per piazza Erbe ripreso in tanti quadri
Concluso nel 1668, è in stile barocco: le sei statue rappresentano eroi e dei dell’Olimpo.
Compie 350 anni esatti la più bella facciata di Verona, la più rappresentata nei dipinti: quella di palazzo Maffei in piazza Erbe, che ne segna il fondale. E’ il palazzo barocco più noto, più famoso e più fastoso di Verona, la costruzione più scenografica del nostro Seicento. Ma in realtà in questo angolo di piazza classicismo (le statue), medioevo (la vicina Torre del Gardello), rinascimento (il taglio delle finestre) e barocco si ritrovano insieme per creare la bellezza. Non a caso è stata considerata dai turisti stranieri e britannici in particolare una delle più belle piazze d’Europa per il fascino del luogo che racchiude secoli di storia ed epoche diverse.Il progetto di Palazzo Maffei fu commissionato a un architetto romano, di cui si ignora il nome, dai proprietari Marcantonio e Rolandino Maffei, zio e nipote, ricchi banchieri veronesi. I Maffei, che sono registrati in piazza Erbe già nelle anagrafi del 1409, erano cambiatori e proprio in questo lato della piazza avevano i loro banchi. Un primo loro palazzo con una loggia, che serviva per la loro attività, venne costruito ai primi del Quattrocento. Due secoli dopo, i Maffei vollero erigere questo grande edificio.Dunque, su un disegno, venuto da Roma, la costruzione fu iniziata nel 1626 e conclusa attorno al 1668, tre secoli e mezzo fa.Le due date, distanti oltre quarant’anni, hanno fatto ipotizzare due diversi interventi edilizi, senza dimenticare che in mezzo ci fu la peste del 1630. Nel primo periodo, sorse un edificio di due piani, come dimostrerebbe la cornice sopra il piano nobile. Poi, forse per allinearlo con i più alti palazzi vicini delle famiglie Curioni e Mazzanti, Rolandino Maffei l’avrebbe innalzato tra il 1663 e il 1668.Il palazzo si sviluppa così su tre piani: il pianterreno si presenta con un falso portico di cinque archi, con ingresso asimmetrico. Il piano nobile è ornato da cinque finestroni a timpani ad arco e a angolo, con balaustre, semicolonne e mascheroni grotteschi. Quello superiore alterna tre finestre a due porte su un poggiolo a ringhiera. Sopra, fu realizzata anche una terrazza-giardino con giochi d’acqua e con una balaustra, adorna di sei statue che raffigurano eroi e dei dell’Olimpo, Ercole, Giove, Venere, Mercurio, Apollo e Minerva.Ad un occhio attento non sfugge che Ercole, il primo da sinistra è di un colore più chiaro rispetto agli altri Dei, che sono di pietra locale: è scolpito da un antico blocco di marmo pario, ricavato dalle fondazioni dell’edificio, dove, in epoca romana, sorgeva il Campidoglio. Sotto la balaustra, corre una fascia decorativa a mensole, cartigli e ricchi festoni. Il giardino pensile, con terra riportata e aiole, non durò a lungo: esisteva ancora nel 1713, ma vent’anni dopo non c’era già più.Oltre alla splendida facciata di cui è stata esaltata la potenza illusionistica, con una sequenza quasi cinematografica di luci e ombre, all’interno, vi è una bellissima, quanto ardita scala a chiocciola che, dalle cantine, giunge fino al tetto, senza alcuna spina centrale che la sostenga e, dunque, si regge da sé. Completamente in pietra, è di proporzioni perfette in ogni suo elemento e unisce il prodigio costruttivo all’eleganza architettonica. È coronata da un’imponente lanterna.Nel 1826, il palazzo venne posto in vendita: divenne oggetto di una eredità contrastata fra tre famiglie nobili veronesi, i Maffei, i Giusti e i Lanfranchini. Il Comune pensò di comperarlo per farne la sua splendida sede, ma non se ne fece nulla. Così passò di proprietario in proprietario, che ne sfruttò gli spazi, fino al recupero di fine Novecento. Ma nei prossimi mesi potrebbero esserci importanti novità sia sulla proprietà che sulla sua destinazione.

 

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 18

Data: 8/07/2018

Note: Emma Cerpelloni - foto Marchiori