IL PERSONAGGIO. L’artigiano di Ponte Garibaldi narra la sua storia in un libro che sarà presentato sabato nel negozio.

Dal boom economico all’avvento delle compagnie, da un chiosco ai mitici spaghetti
Walter: «Qui sono nati amori e amicizie e si sono fatti tanti scherzi. Come il maiale…»
Chi conosce la gelateria Pampanin e il suo storico proprietario, Walter Pampanin, sa bene che riuscire a fargli raccontare qualcosa di personale è molto difficile, nonostante passi le sue giornate al di là del bancone a contatto con le persone. Per questo quando lui ha annunciato di voler pubblicare un libro autobiografico sulla storia della gelateria, molti hanno gioito.

Si è creato un vero movimento di curiosità, voglia di raccontare aneddoti e storie sulla «mitica» gelateria nata da un chioschetto nel 1944. Così è nato Gelateria Pampanin. Dal 1944 una storia veronese di artigianalità e amore, che Walter presenterà sabato alle 18 alla gelateria di Ponte Garibaldi.

In questo libro, a metà tra romanzo e testimonianza storica, il proprietario della gelateria Pampanin racconta la storia che lui, uomo riservato e poco abituato a svelarsi, ha sempre conservato segretamente per sé.«La mia gelateria ha visto l’evoluzione della storia di Verona, dei suoi usi e costumi, dal 1944 ad oggi», racconta il gelatiere, che ha raccolto l’eredità di famiglia nel 1965. «Essa rappresenta, da più di mezzo secolo, un luogo di incontro per molti veronesi. Incontri, passioni, amicizie e storie vere: quelle che vedo passare ogni giorno da più di 50 anni al di là del bancone».

La storia della famiglia Pampanin parte da molto lontano e non da Verona. Fin dall’800 l’arte del gelato si affermò come specialità di molti cadorini, che dalle montagne natie emigrarono nelle altre città italiane e perfino all’estero. Uno di essi era il nonno di Walter, Giusto, il capostipite della famiglia.La storia parte proprio da lui, che portò i giovanissimi figli Florindo ed Ervino prima a Verona, negli anni Venti del Novecento, poi in Germania, per tornare nuovamente alla fine della Seconda Guerra Mondiale nella città scaligera.

Un unico filo conduttore: l’arte della pasticceria, prima, e il gelato, poi.La storia della gelateria iniziò nell’estate del 1944 in un chioschetto nei pressi di Ponte Garibaldi, di fronte ai giardini Lombroso nel quartiere di Borgo Trento. La gelateria, insignita la scorsa primavera del titolo di Bottega storica, è stata fondata da Florindo ed Ervino Pampanin, padre e zio dell’attuale proprietario, nell’estate del 1944, sullo sfondo di una Verona profondamente provata dalla guerra.

«Non posso che ammirare mio padre e mio zio per il coraggio che ebbero nell’aprire un’attività commerciale in quel momento di grande crisi», racconta Pampanin. «Negli anni successivi di lenta ma costante ripresa, la gelateria costituì per la popolazione di Borgo Trento un punto di ritrovo molto amato. La sera si ritrovavano gli amici nei tavolini del chioschetto, nel pomeriggio i bambini, accompagnati dai nonni, lo guardavano ammirati come se fosse il Paese dei Balocchi. Erano i magnifici anni Cinquanta, di lì passò perfino la diva Maria Callas».

Nel 1965 Walter appena quindicenne ha messo il grembiule da gelatiere e ha portato avanti l’attività con la madre Bianca, storica figura che molti clienti ricordano ancora oggi con affetto.Gli anni Settanta sono quelli del boom. «Il gelato, che fino a quel momento, era stato un prodotto da concedersi con moderazione, diventò un prodotto alla portata di tutti. La ripresa economica stava raggiungendo il suo apice e la società stava diventando sempre più consumistica», commenta Pampanin.

Così la gelateria diventò punto di ritrovo di numerosi giovani che iniziarono a darsi appuntamento «dal Pampa». Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, Pampanin era immancabile per le compagnie di Borgo Trento, e non solo, che si davano appuntamento fuori sulle sedie fino a tarda sera, perfino nel giorno di chiusura della gelateria, da sempre il martedì. Gli anni Settanta del boom del gelato furono anche frutto di ispirazione per i mitici spaghetti, un prodotto per cui Walter Pampanin è identificato ancora oggi a Verona e per cui arrivano anche da fuori città.

Come il giorno in cui una troupe argentina della trasmissione «Resto del mundo» arrivò da Buenos Aires per riprendere Walter mentre realizzava gli spaghetti, schiacciapatate alla mano.«Era il 1976. Scoprii che a Milano andava di moda un nuovo modo di mangiare il gelato. Gli spaghetti mi sembrarono un’idea molto accattivante, ma decisi che li avrei reinterpretati a modo mio. Un giorno, mentre stavo lavorando in laboratorio, lo sguardo mi cadde su uno schiacciapatate e lì, in quel preciso istante, ebbi l’ispirazione», spiega Pampanin. Così Walter mise subito il gelato alla crema nello schiacciapatate e vide che, premendo, scendevano dei rivoli che ricordavano la forma degli spaghetti. Prese una ciotola, mettendo alla base la sua deliziosa panna montata, sopra ad essa il gelato alla crema, che ricordasse un mucchietto di spaghetti, e per finire fragole fresche caramellate, che sembrassero del pomodoro, e noccioline tritate come parmigiano.

Gli spaghetti alla Pampanin nacquero così.«Molte compagnie hanno frequentato la mia gelateria per lunghi periodi tra gli anni Settanta e Novanta. Alcune avevano nomi curiosi e strani. Dai componenti di una di queste sono stato nominato “Tordo ad honorem”. Erano un gruppo di signori di mezza età che si faceva chiamare “La compagnia dei tordi”. Negli anni Novanta, poi, c’era la “Compagnia della cabina telefonica”: erano un gruppo di ragazzi un po’ timidi e diffidenti, che per questo si erano inizialmente ritrovati presso la cabina telefonica del Lungadige», spiega Pampanin.«Qui sono nati anche amori e amicizie storiche, e sono stati fatti anche tanti scherzi, come la volta che hanno portato un maiale in gelateria.

Nel libro racconto molti di questi aneddoti e ne avrei molti altri ancora», racconta.Negli anni la gelateria Pampanin, che conserva ancora oggi un fascino retrò con i suoi caratteristici colori, verde delle sedute e rosso dell’insegna anni Ottanta, ha rappresentato un luogo di incontro di veronesi, celebrità e semplici curiosi che avevano sentito nominare il «gelato di Walter e i mitici spaghetti», oppure la deliziosa panna montata. Come il celebre chef Gianfranco Vissani che ha recentemente fatto visita a Walter e, appena entrato, ha esclamato: «Signor Pampanin, finalmente l’ho trovata, la cercavo da tempo».

Da più di 30 anni, Walter è accompagnato giorno dopo giorno dalla moglie Gabriella, compagna di vita e di lavoro. La formula del loro successo con le persone? La semplicità, il sorriso. E naturalmente il gelato.

Tratto da: arena-cronaca - pag.19

Data: 11/10/2017

Note: Agnese Ceschi