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PATRIMONIO SFREGIATO. Cittadini indignati per il gesto del writer che ha imbrattato la superficie appena ripulita

Arco dei Gavi, scatta la difesa
«I monumenti si rispettano»
E c’è chi chiede una punizione speciale: «Un’attività sociale, per insegnare al colpevole ad avere più riguardo per cose e persone»

 

È stato già ripulito il punto dell’Arco dei Gavi imbrattato dal writer con la sua «tag» .Il giorno dopo la scritta è già sparita. Il Comune ha provveduto a ripulire l’Arco dei Gavi. Imbrattato da un writer impavido, che incurante delle telecamere di sorveglianza ha voluto postare la sua firma, in gergo il suo «tag», sul monumento millenario. Vecchia storia quella dei muri e dei monumenti presi in prestito come fogli bianchi sui quali pennellare pensieri e fantasie.
Ieri l’Arco appariva in tutta la sua nuova bellezza. Restaurato da poco, dopo un intervento durato circa tre anni e costato 700mila euro. La scritta «dissacratoria», cancellata quasi del tutto, non annacqua il dibattito di chi passa veloce sotto l’Arco e magari s’interroga. Arte provocatoria, sfida ai divieti o puro vandalismo?
Diego, 30 anni, non ha dubbi: «Ci sono tante possibilità di creare arte. Non certo prendendo in prestito i monumenti. Rappresentano una forma d’arte indipendente che non ha bisogno di aggiunte. Detto questo, credo che sarebbe opportuno far ripulire monumenti e muri alle stesse persone che li hanno imbrattati, sempre che vengano individuati».
Francesco, 53 anni, lo considera un malcostume. «L’Arco? È solo un piccolo esempio della mancanza di educazione. I graffiti, magari, risultano più evidenti su un monumento. Ma li possiamo trovare dappertutto. Sui banchi di scuola, nelle chiese, sulle panchine dei parchi. Credo che il fenomeno non debba ammettere distinzioni. Va contenuto. Ma soprattutto si dovrebbero educare i più giovani a portare rispetto del decoro».
Mariuccia, 63 anni, va oltre il danno procurato. «Paghiamo noi la pulitura? Spero proprio di no. Se individuato, deve pagare chi ha compiuto il gesto. Ma il suo percorso non deve fermarsi lì. Credo che un’attività sociale potrebbe permettergli di rivedere certi atteggiamenti. Tipo pulire le strade, oppure fare attività in carcere. Situazioni che pongono delle riflessioni e che magari aiutano ad acquisire rispetto nei confronti di chiunque. In tutto questo, però, contano pure i genitori, portatori del primo messaggio».
Michael, skate sotto i piedi, la spiega a modo suo. «Condannare mi sembra esagerato. Credo che la tentazione di lasciare la propria firma, per chi fa il writer, sia sempre forte. Provocazione? Mah. Io ci vedo anche una forma d’arte. Magari da applicare non sui monumenti. Personalmente non lo farei. Ma ciò che non viene capito da molti, non per forza di cose, dev’essere considerato schifoso». Poi una proposta: «Creiamo una zona franca, dove installare pannelli bianchi che chiedono solo di essere colorati, o decorare edifici che potrebbe essere abbelliti dagli stessi writers (iniziativa peraltro già messa in atto dall’amministrazione, ndr). Non dico niente di nuovo. Magari, però, può servire. A tutti»
Michele, 57 anni, veronese: «Amo la mia città, i miei monumenti, e questi graffiti non mi piacciono proprio. Manca il rispetto. Vale la regola, allora, del "chi rompe, paga". Per scoraggiare servono multe salatissime e punizioni che mettano un freno inibitorio a chi ha intenzione di imbrattare la città». Chiude Gianluca, che sposta il problema altrove. «Venite a Veronetta, o passate da Porta Leoni. Vedo spesso gente che usa i muri come un quaderno. Agenti in borghese ed un potenziamento della rete di telecamere potrebbe scoraggiare questo tipo di discutibile attività.».S.ANT.

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA cronaca- pag.13

Data: 29/01/2014

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