Due anziani durante una passeggiata verso Piazza Bra: tra città e provincia sono oltre 200mila

PIANETA TERZA ETÀ. Venerdì l’appello in piazza delle tre sigle sindacali di categoria, Spi Cgil, Fnp Cisl e UilPensionati per chiedere condizioni di vita meno difficili

Tra città è provincia sono 203mila In 10 anni sono cresciuti del 3 % Le persone anziane più in difficoltà sono le donne sole, spesso vedove.
Tre pensionati su quattro, a Verona, vivono sotto la soglia di povertà. Lo raccontano i numeri: 147mila anziani, distribuiti tra città e provincia, ricevono ogni mese dall’Inps meno di 750 euro lordi. Per rendere l’idea, quel labile confine che secondo lo Stato divide chi vive dignitosamente da chi non ha i mezzi per arrivare a fine mese, nel nostro territorio si aggira sugli 800 euro. Se si innalza un po’ la soglia e si guarda ai pensionati che prendono meno di mille euro, il numero sale a 175.624. Significa avere appena i soldi per pagarsi un affitto, faticare per farci stare dentro anche le bollette e la spesa, scordarsi tutti gli extra. «E la situazione è peggiore per le pensionate, spesso vedove, costrette a vivere da sole e con assegni decisamente bassi: per loro la media è di 677 euro lordi al mese, a fronte dei 1.283 euro degli uomini», sottolineano i tre sindacati di categoria, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil Pensionati. Venerdì le tre sigle scenderanno in piazza, a Verona, davanti alla Prefettura, e anche in tutte le altre città d’Italia. L’obiettivo è lanciare un grido d’aiuto per gli anziani di oggi, sempre più numerosi, e per quelli di domani, che saranno costretti a fare i conti con una situazione ben più drammatica.Si parte da un dato, quello dell’incidenza degli anziani, in continua crescita. Dieci anni fa gli over 65 erano 175mila, il 19% della popolazione veronese. Quest’anno hanno toccato quota 203mila, il 22% del totale, con gli over 80 che hanno raggiunto i 64mila. I numeri però non raccontano le difficoltà con cui devono fare i conti quotidianamente queste persone. E non è solo una questione di conto corrente. È anche e soprattutto un problema di salute: «La popolazione anziana», spiega Adriano Filice dello Spi Cgil provinciale, «necessita di maggiori servizi socio sanitari, soprattutto tenuto conto che in presenza di percentuali più alte dei cosiddetti grandi anziani, il territorio necessita di efficienti strutture residenziali extra-ospedaliere in grado di poter assistere i casi di non autosufficienza». E nel territorio queste strutture mancano: «Gli anziani che grazie all’impegnativa della Regione vivono nelle case di risposo sono poco più di 4.200», spiega Flaviano Bonetti della Fnp Cisl, «altre 1.500 famiglie, pur avendo fatto richiesta, non hanno ottenuto questo contributo: per loro pagare l’intera retta, che si aggira sui 3mila euro al mese, è impensabile. Molti devono vendere la casa».C’è poi un esercito di anziani, 25mila in tutto il Veronese, costretti a restare a casa, ad arrangiarsi con la pensione e con una indennità di accompagnamento, destinata a chi non è autosufficiente, che sfiora i 500 euro. «E con questi soldi», aggiunge Gianluigi Meggiolaro della Uil Pensionati di Verona, «pagano la badante affinché li segua giorno e notte: in Italia queste assistenti sono un milione e si ipotizza che ce ne siano altrettante non in regola. Per non affrontare il problema il Paese si affida a queste figure».Ed è a chi l’Italia la governa che si rivolgono i sindacati con l’iniziativa di venerdì. Chiedono «un sistema di rivalutazione delle pensioni, l’allargamento della platea dei beneficiari della quattordicesima, livelli essenziali di assistenza sanitaria garantiti a tutti e, soprattutto, una legge sulla non autosufficienza, già presente nella maggior parte dei Paesi europei».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 9

Data: 4/12/2019

Note: FRANCESCA LORANDI