Maggio 1998, il sindaco Sironi con Girondini nella nuova via Mazzini

Per la più centrale delle nostre strade, via Mazzini, in questo 2018, merita ricordare due importanti anniversari: nel 1818, due secoli fa, quando si chiamava ancora via Nuova (o via Nova, in dialetto), nel tratto stradale tra le Campane e la Bra fu lastricata in pietra e chiusa al passaggio dei veicoli a ruota. Questo provvedimento accolse la richiesta degli stessi proprietari delle case lungo la strada, che se ne erano assunti la spesa, per destinare quel tratto a scopo commerciale, come merzaria.Il secondo anniversario è più recente: risale a 20 anni fa, nel 1998, la nuova pavimentazione della via pedonale. Prima infatti era asfaltata e piena di buche che provocavano continue lamentele da parte di commercianti e pedoni oltre che qualche infortunio. Fu l’amministrazione del sindaco Michela Sironi con il vicesindaco Francesco Girondini a varare il progetto della nuova pavimentazione in marmo e a farla realizzare, non senza qualche critica e polemica per la scivolosità delle lastre, poi sistemate.Ma torniamo all’intervento del 1818 che fece aggiungere l’aggettivo lastricata, vista l’eccezionalità, per quei tempi, della pavimentazione stradale: dunque via Nova lastricata.Ma come si è formata via Mazzini? E’ facile, innanzitutto rendersi conto che non è una strada diritta, ma è formata da due tratti: quello da piazza Erbe alla Farmacia Due Campane ricalca il tracciato del decumano destrato secondo della città romana, mentre la parte successiva, quella lastricata nel 1818 che s’innesta ad angolo ottuso, sarebbe stata aperta nel 1391, in seguito alla demolizione di alcune case tra le contrade di San Nicolò e di Falsorgo, ordinata da Gian Galeazzo Visconti, signore di Verona dal 1387. Questa via sarebbe stata aperta per tracciare una strada regolare verso la Bra e la Cittadella. E da allora fu subito battezzata dalla gente “Nuova”, per distinguerla dalle altre vecchie strade, come è confermato negli Statuti veronesi, riordinati nel 1450. Più recente, ovviamente l’intitolazione a Giuseppe Mazzini. Avvenne solo nel 1907, per delibera dell’Amministrazione comunale, per ricordare la grande figura del Risorgimento italiano. Il bicentenario della lastricatura ci può offrire allora lo spunto per una passeggiata in via Mazzini con gli occhi in su, in modo diverso da come siamo abituati a percorrerla guardando le vetrine, che, dal primo Novecento, sono state le più belle della città.Soffermiamoci, invece, sui palazzi storici. Non sono peraltro molti: paradossalmente, l’arteria principale del cuore della città, che collega le due piazze centrali, è poco significativa dal punto di vista architettonico e artistico. Incominciamo il nostro itinerario dall’imbocco dalla Bra, anche se la numerazione inizia dal lato di piazza Erbe. Dall’ala dell’Arena, l’edicola scolpita alla fine del Trecento con la Madonna e i santi Giacomo e Antonio Abate.Nella prima casa a destra, vi era lo storico Caffè Zampi. In facciata, sono murate due lapidi, una dedicata a Luigi Lenotti, un giovane fucilato dagli Austriaci in Campofiore, il 29 settembre 1860, e l’altra che ricorda la tragica uccisione di Carlotta Aschieri «venticinquenne ed incinta» sempre per mano austriaca, nell’ottobre 1866.Le ultime due righe dell’iscrizione («ultimo sfogo di moribonda tirannide»), furono aggiunte solamente alla fine della prima guerra mondiale, quando si ruppe la «Triplice Alleanza» con l’Austria. Il primo rettifilo di via Mazzini fino «alle Campane» non offre nulla di interessante al di sopra delle vetrine, alcune delle quali sono del primo Novecento. All’angolo delle Campane, troviamo il primo palazzo importante, la loggia Arvedi: l’edificio sorse nel 1816, sull’area di un fatiscente palazzo, già della famiglia Pellegrini, per conto di un fabbricante di seta Gian Antonio Arvedi, su disegno del più famoso architetto dell’epoca, Giuseppe Barbieri: è l’esempio sicuramente più interessante del neoclassicismo veronese. La facciata ha il corpo centrale leggermente avanzato; il piano terreno si articola in tre archi con facce di leoni ai lati e una testa di Mercurio, in quello centrale. Al primo piano, si apre la loggia con colonne ioniche e balaustra: ha pianta ellittica e le pareti sono tutte lavorate a bugnato. L’edificio è concluso da un timpano con un altorilievo che raffigura Ercole che lotta contro il leone Nemeo.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 21

Data: 7/07/2018

Note: Emma Cerpelloni