Vittorino Andreoli

SOCIETÀ. Lo psichiatra ospite dell’incontro organizzato dal Teatro Scientifico laboratorio davanti a 700 studenti

Andreoli: «Da soli non potete farcela. C’è sempre qualcuno che vi può dare una mano
Il bullo è un insicuro che vuole vincere il suo stato di frustrazione dominando l’altro»

 

Per sconfiggere il bullismo è necessario chiedere aiuto
Bullismo e cyberbullismo: se li riconosci li eviti, o meglio, ti attivi e li sveli. L’invito accorato è giunto ieri dallo psichiatra Vittorino Andreoli a circa 700 studenti delle medie e delle superiori del Veronese alla Gran Guardia nell’ambito del Festival «Non c’è differenza» organizzato dal Teatro Scientifico Laboratorio in collaborazione con Dismappa e l’Assessorato ai Servizi Sociali.«È un tema oggi cruciale nell’ambito della nostra iniziativa avviata 4 anni fa per ribadire l’importanza di abbattere le barriere fisiche e mentali e di una cultura del rispetto», ha introdotto l’ideatrice Isabella Caserta. Con semplicità e un approccio scientifico, ma a tu per tu con ragazzi, insegnanti e genitori, Vittorino Andreoli, esperto ma anche nonno con 5 nipoti tra cui alcuni adolescenti, ha fornito un vademecum per riconoscere per tempo i segnali di superficie del bullismo e stimolare le forze positive di ognuno, auspicando la rinascita di gruppi di coetanei uniti dai valori a discapito dei branchi. «Il bullismo è un dolore evitabile, non è una malattia ma un comportamento di prevaricazione», ha premesso. «Il bullo è un adolescente che usa tutto quello che ha a disposizione per mettersi in mostra e colpire e si serve di una vittima per soddisfare il suo desiderio di primeggiare. A livello profondo è un insicuro che consapevolmente stabilisce una relazione con una persona più fragile per proiettare all’esterno i propri limiti e vincere il suo stato di frustrazione dominando l’altro». Una strategia a doppio taglio: «Il bullo fa del male ma, mostrando di averlo fatto, si fa a sua volta del male perché viene facilmente scoperto». La soluzione alternativa all’usare violenza per mostrare di essere forte è vincere la propria frustrazione.E se la stragrande maggioranza di bulli sono ragazzi, Andreoli ha parlato anche di «bulle». Dopo aver sottolineato la valenza positiva in ambito adolescenziale della rivolta, intesa come risposta ragionata e coerente di fronte a una richiesta, e a quella negativa di opposizione a tutti i costi e a prescindere, l’attenzione è stata focalizzata sulla valenza positiva che il gruppo di pari può rivestire per stimolare i ragazzi ad aiutarsi: «In una fase in cui tutti si sentono un po’ brutti, le alleanze tra studenti sono straordinarie per aiutarsi a vicenda. In questo tipo di gruppi i leader si alternano in base all’obiettivo e alle valenze positive, diversamente dal branco dove i gregari rinunciano ai propri talenti e si adeguano ciecamente ai voleri di un unico leader narcisista e potenzialmente distruttivo».I sassi gettati dal cavalcavia, la brutalità contro un barbone sono drammi legati a questa psicologia di gruppo negativo violenta ma prima di tutto accecata. Sul cyberbullismo in aumento – fenomeno che attesta la preoccupante perdita di senso dell’altro – le parole di Andreoli sono tuonate: «Non partecipate ai branchi dipendenti da un leader attratto da tutto quanto è proibito per esaltare il proprio ego. Vigliacco chi usa le manifestazioni di amore o affettività corporea per svergognare le persone che hanno creduto nella forza di un sentimento. Senza senso di colpa l’homo sapiens diventa stupidus». Platea in silenzio e applausi a scena aperta quando lo psichiatra ha sottolineato cosa fare quando il bullo inizia a manifestarsi e nei confronti del branco da cui si teme di essere esclusi: «Evitate il bullo o il branco e non cercate di resistere perché non potete farcela. Richiedete invece un aiuto a persone che vi vogliono realmente bene a di cui fidarsi: dai genitori alla scuola agli psicologi alle forze dell’ordine. C’è sempre qualcuno che vi può dare una mano per evitare che il dolore “evitabile” diventi un dramma per voi e per i vostri coetanei».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 16

Data: 5/12/2017

Note: Monica Sommacampagna