«Un’iniziativa pionieristica nell’ambito dell’archeologia urbana, che presenta al visitatore uno spaccato della storia urbana di Verona, in cui per la prima volta si è dato risalto a tutte le testimonianze che hanno concorso a formare la città, da quelle romane a quelle medievali, restituendo loro lo stesso rilievo e lo stesso valore storico».

Ricostruisce così l’importanza assoluta degli Scavi Scaligeri Giuliana Cavalieri Manasse, fino a 2 anni fa direttrice del nucleo operativo Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto e, all’epoca, responsabile dello scavo. Ma è a tutti gli effetti l’architetto Libero Cecchini, chiamato a fine anni Settanta dall’amministrazione guidata dal sindaco Gozzi per la ristrutturazione dei palazzi che allora ospitavano gli uffici giudiziari del Tribunale, il deus ex machina dell’operazione. «La legge di allora prevedeva che un detenuto nel tragitto fino all’aula dibattimentale non potesse essere visto, di ! qui l’esigenza di inserire nel progetto un tunnel sotterraneo che da piazza Viviani attraversasse il cortile e conducesse i detenuti direttamente all’interno del palazzo», ricorda l’architetto. «Ecco perché lo scavo, che ha messo in luce i reperti romani e medievali». E qui, siamo nel 1981, entra in scena la geniale intuizione di Cecchini, che anziché rivolgersi a un’impresa edile chiama in causa, per scavare, un’équipe specialistica di archeologi inglesi, guidati da Peter Hudson. «Un’operazione davvero all’avanguardia e un’anticipazione di quello che dovrebbe essere, oggi, un museo», aggiunge Cecchini. «E’ la storia che si integra con la vita odierna». E.PAS.

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 27/11/2014

Note: CRONACA – Pagina 11