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ALLARME INQUINAMENTO. In seguito a un recente controllo dell’Ulss Scaligera è emersa la presenza di una sostanza perfluoroalchilica nella centrale di Porta Palio.

Acque Veronesi: «Episodio isolato. La falda non è compromessa». Escluse relazioni con i casi vicentini, si cercano le cause.

 

Acqua contaminata, l’incubo arriva a Verona e fa chiudere un pozzo di approvvigionamento in zona Stadio. Tutto è iniziato giovedì scorso, quando, a seguito dei campionamenti di routine, effettuati dall’Ulss 9 Scaligera, è emersa la presenza di una sostanza perfluoroalchilica (Pfos), nella centrale di Porta Palio, in una concentrazione di poco superiore ai livelli indicati dal Ministero della Salute.Lo fa sapere Acque Veronesi che, in una nota, precisa anche che «dall’analisi puntuale effettuata, è risultato un superamento di 3 ng/litro (33 ng/litro rispetto i 30 ng/litro stabiliti dal Ministero della Salute). Si precisa che il superamento di una sola analisi ha di per sè scarso valore dal punto di vista della salubrità dell’acqua, tanto che la circolare emanata dall’Istituto Superiore della Sanità, organo competente in materia, e recepita dalla Regione Veneto, prevede di valutare il dato in maniera statistica, su più campioni e per un dato periodo. A scopo puramente cautelativo tuttavia, in accordo con l’Ulss, il pozzo e tutta la centrale di distribuzione sono stati immediatamente posti fuori servizio e la fornitura d’acqua per la zona Stadio è stata garantita dalle altre centrali presenti in città».È dal 2015 che Acque Veronesi sta monitorando tutti gli impianti di captazione e distribuzione, per verificarne la conformità in relazione a queste sostanze e, dalle verifiche fin qui effettuate, tali parametri, in tutte le centrali gestite dall’azienda, rispettano i limiti previsti.Al fine di garantire la totale salubrità dell’acqua distribuita, tutte le altre centrali gestite sono state ulteriormente controllate, non rilevando presenze del composto perfluoroalchilico.«Al fine di comprendere la provenienza delle sostanze e per mettere definitivamente in sicurezza l’impianto di captazione sono tuttora in corso verifiche da parte degli enti preposti», precisa la nota dell’azienda municipalizzata. Che assicura: «Dai dati storici in possesso di Acque Veronesi, appare evidente che la falda che interessa l’approvvigionamento del sistema idrico di Verona non risulta compromessa».La vicenda della presenza di solo pfos (acido perfluoottansulfonico) e non di altri elementi chimici della famiglia dei pfas (sostanze perfluoroalchiliche) in un pozzo superficiale gestito da Acque Veronesi ha suscitato l’immediata reazione dell’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin, il quale ha fatto sapere che l’Arpav è stata immediatamente allertata e si è subito attivata. «Dai primi elementi raccolti», precisa l’assessore Bottacin, «l’Arpav esclude che possa esserci qualche collegamento con l’inquinamento da pfas (sostanze derivanti da reflui industriali che hanno interessato un’ampia zona del Vicentino e alcuni Comuni veronesi, ndr) nell’area di Trissino. Lo sforamento dei limiti nel pozzo veronese è di leggera entità ma, in ogni caso, l’attenzione resta massima. Anche il rilevamento di questo episodio conferma che l’attività di monitoraggio e controllo è continua e riguarda tutto il Veneto».Della questione è stato interessato anche l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto, il quale sottolinea che «anche in questo caso stiamo lavorando in totale collaborazione tra ambiente e Sanità. Purtroppo abbiamo sviluppato una certa esperienza su questo fronte. Tutte le iniziative che risultassero necessarie per salvaguardare la salute pubblica saranno adottate con la massima celerità».

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 15/03/2017

Note: CRONACA - pag. 11