L'edificio ex Unicredit

«In questo modo saranno solo i gestori delle future attività a dettare la linea sulle scelte strategiche»
Sul maxipiano di riconversione degli edifici ex Unicredit, in centro storico, di proprietà della Fondazione Cariverona, «serve un confronto con la città. Se ne deve parlare in Consiglio comunale, il che avverrà una sola volta visto che il cambio da uffici ad alberghiero e commerciale avverrà con la legge di stabilità. E poi non è un piano per la città, ma per chi gestirà le future attività negli edifici riconvertiti». È quanto dice Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, con la consigliera di Verona in Comune della Prima circoscrizione Centro storico, Cristina Stevanoni, e Giuseppe Campagnari, esponente della lista.Il riferimento di Bertucco è al masterplan disegnato per la Fondazione Cariverona, presieduta da Alessandro Mazzucco, dall’architetto Marino Folin, già rettore dello Iuav di Venezia (L’Arena ne ha parlato nelle scorse settimane) per la riconversione dei palazzi già della banca Unicredit, che ha trasferito gli uffici agli ex Magazzini generali, tranne la filiale di via Garibaldi 1. In futuro qui, e nel palazzo di via Garibaldi 2, di fronte (dove c’è la sala convegni sotterranea), si prevede – e per questo serviranno i cambi di destinazione d’uso – un albergo con 140 camere doppie ad alto standard, poi negli interrati storici sauna, bagno turco, piscine, quindi due ristoranti e la casa del vino, una sala congressi da 1.600-1.850 posti. A Palazzo Franco-Cattarinetti, in via Rosa 7, poco distante, un “wine bar” e poi 10 suite e grandi studi. Al Monte di Pietà, in piazzetta Monte, quindici appartamenti di pregio e spazi per il coworking, al palazzo Forti spazi espositivi e ristorante, al palazzo del Capitanio lab urbs ed enogastronomia e a Castel San Pietro. «L’interno di riqualificare è positivo», dice Bertucco, «ma sul come la città dovrebbe discuterne. Un solo esempio: vista la mancanza di parcheggi, vengono ipotizzate soluzioni viabilistiche piuttosto temerarie, come realizzare un tunnel sotterraneo con entra da via Garibaldi 1 e uscita su via San Mamaso. E si propone anche di coprire una parte di via Garibaldi “con un uso quasi esclusivo”, si dice nel Piano, per favorire l’accesso degli ospiti».Bertucco si sofferma poi sull’aspetto immobiliare: «La Fondazione Cariverona dovrebbe occuparsi solo di operazioni di utilità sociale, ma nel Piano Folin c’è poco o niente di sociale. Il Comunque dunque non stipula la convenzione solo con Cariverona, ma anche con il fondo Verona Property, che gestice le operazioni immobiliari di Cariverona, e sarà della partita anche con Patrizia Real Estate Investment Managament S.à.r.l. Il Piano Folin abbozza delle destinazioni che non disdegnano un futuro per il centro storico, ma sanciscono soltanto che i gestori dei sette immobili avranno mano libera nell’individuare le destinazioni che riterranno più opportune e più redditizie. E la cosa più incredibile», conclude, «è l’intenzione dell’Amministrazione provinciale di approvare questa trasformazione turistica e commerciale con lo Sblocca Italia».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 12

Data: 6/01/2019

Note: E.G.