La cappa di smog sulla Pianura Padana fotografata dal satellite

Un catino. Una bacinella, difficile da svuotare una volta riempita. Questo era ed è la Pianura Padana. Un tempo serbatoio di nebbie (in tempi arcaici nella popolare trasmissione tv «Portobello» qualcuno propose di abbattere il Passo del Turchino, tra Liguria e Piemonte, per creare una «corrente», ndr) e ora camera a gas, satura di polveri sottili e decine di altri elementi inquinanti. Piana sospesa tra divieti, «allerte», restrizioni e polemiche. «Una condanna, dettata dall’orografia», conferma Davide Sironi, meteorologo di 3BMeteo, con specializzazione per il settore Triveneto. «Verona è particolare, influenzata talvolta in positivo dalle brezze mattutine dal Garda e dai monti», concede. Ma alla fine è sempre parte, sia pure defilata, della Pianura Padana. Nel (poco) bene e nel (molto) male.Meglio non farsi illusioni, dunque…L’anticiclone che si estende sull’Europa non lascia speranze a breve. Il «ristagno», di nebbie o di accumulo di inquinanti, è una caratteristica della Pianura Padana. E al momento le condizioni sono queste…Qual’è il meccanismo che ci condanna?È la cosiddetta «inversione termica»: aria calda negli strati superiori, un «coperchio» che comprime quella fredda in basso. Situazione in cui è impossibile la dispersione degli elementi inquinantiCome mai risultano valori di polveri sottili elevati anche in zone «aperte» come Rovigo?Il fiume Po funge da attrattore per il verificarsi dell’inversione termica. La criticità deriva da ciò anche se, a rigore di logica comune, le zone più antropizzate si trovano più a NordVerona, finora, era rimasta al riparo dall’emergenza…Protetta dalle brezze periodiche, mattutine e serali, che spirano dai monti e dal lago di Garda. Un aiuto nella dispersione degli inquinanti, almeno in qualche misuraDa Greta ai consessi scientifici se ne discute. Il cambiamento climatico ha una parte in tutto ciò?Il rialzo delle temperature, con l’ultimo dicembre che ha registrato un «più 2» sulla media e la scarsità di precipitazioni, seguita da eventi improvvisi e concentrati, segnalano un legame certo con la tendenza globaleMa gli inverni appaiono più «secchi», scarsi anche di neve…In realtà, nell’ultimo decennio, la tendenza è all’incremento. Fasi siccitose seguite da precipitazioni intense, tali da riportare il bilancio in positivo. Tutto ciò, inclusi i temporali fuori stagione sulla Pianura Padana, ha a che fare con i cambiamenti climatici. Una situazione, comunque, anomala per il clima italiano come lo si conoscevaDov’è finito insomma l’inverno?Nelle ultime stagioni è quasi un «assente», almeno nella stagione prevista. C’è neve in alta quota ma famose stazioni sciistiche, anche d’Oltralpe, sono per ora quasi «a secco»La colpa?Per ora domina il vortice Polare, prevalgono correnti miti oceaniche… Manca, in parole povere, il vero freddoSoluzioni pratiche per la vita quotidiana?Tocca alla politica ma sono note: ridurre, al massimo, le emissioni. I dati segnalano comunque, da un ventennio, il miglioramento nella qualità dell’ariaPrevisioni?Nebbie per un paio di giorni. Possibile «movimento» di perturbazioni forse dal 20 in poi…

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 8

Data: 13/01/2020

Note: DAVIDE SIRONI meteorologo