Un rendering progettuale dell'interno dell'Arena con gli spettatori e la copertura

MONUMENTI. No definitivo al piano lanciato dall’amministrazione Tosi
a Giunta decide di non fare ricorso contro il parere negativo della Soprintendenza. Il concorso di idee era stato finanziato dal Gruppo Calzedonia
ENRICO GIARDINI

Pollice verso. «Pietra tombale» sul progetto di copertura dell’Arena. L’espressione è dello stesso sindaco Federico Sboarina, all’uscita della Giunta. La quale ha deciso di non opporsi al definitivo parere negativo espresso il 17 settembre scorso dal soprintendente archeologico Fabrizio Magani, rispondendo a quello richiestogli il 7 aprile 2016 dall’allora Amministrazione Tosi.«Non ricorreremo al Tar contro il parere, sia per principio sia per una questione di carattere tecnico, perché siamo anche noi convinti che l’Arena non vada coperta», spiega Sboarina. Confermando che la sua Amministrazione non aveva alcuna intenzione, anche ce ne fossero state le condizioni e cioè il via libera del ministero e della Soprintendenza, di dare seguito al piano dell’Amministrazione Tosi. Nel marzo 2016, lo ricordiamo, Palazzo Barbieri promosse un concorso internazionale di idee sulla copertura dell’anfiteatro romano. Ciò non tanto e solo con l’obiettivo di riparare dalla pioggia gli spettatori di opere liriche e concerti – e quindi per evitare sospensioni o annullamenti di spettacoli – ma quanto per evitare che la pioggia, infiltrandosi nei gradoni e nella struttura, rovini il bimillenario monumento e gli impianti tecnologici.A finanziare con centomila euro il concorso di idee fu il Gruppo Calzedonia, dell’imprenditore Sandro Veronesi. L’iniziativa – a cui lavorò in modo particolare l’allora consigliere comunale Gianluca Fantoni, da metà anni ’90 in pista su questo fronte – ebbe peraltro un grande successo. Parteciparono 87 studi di architettura e ingegneria, di numerosi Paesi. Vinse il raggruppamento tedesco guidato dalla GmbH, studio di progettazione di Würzburg, che ideò un «velario tecnologico». Lo stesso Veronesi, di Calzedonia, diede la disponibilità a finanziare la costruzione, con 13 milioni e mezzo.Tutto questo però resterà negli annali della città come un sogno, solo in parte realizzatosi con la formulazione di idee progettuali. Del resto il pre-parere di Magani giunto nel giugno scorso in Comune – in ogni caso il sindaco Sboarina aveva già archiviato il progetto – era già chiarissimo, sulla copertura dell’Arena. Da lui definita «una presenza stridente nel pregevole contesto circostante» e «in contrasto con i valori archeologici, paesaggistici, storici e culturali che identificano l’Arena di Verona come monumento identitario d’epoca romana». E sulla soluzione prospettata dal vincitore del concorso, Magani scrisse che «non tratta esaustivamente le problematiche relative all’aggancio della struttura sulla muratura di coronamento dell’anfiteatro». Insomma, la pietra tombale sull’idea fantonian-tosiana di coprire l’Arena cominciò a rotolare a giugno. E ora si è fermata. Sul «No». Intanto, lunedì via ai lavori di conservazione dell’Arena finanziati con 14 milioni, tramite l’Art Bonus, da Unicredit e Fondazione Cariverona.

Data: 23/10/2018