Plastica pronta per il riciclo ammassata in un centro di raccolta

AMBIENTE. Secondo il consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi (Corepla) nella nostra provincia il 45% del materiale raccolto si trasforma in nuovi oggetti
Nel primo semestre di quest’anno Amia è arrivata a 4.107 tonnellate Differenziando meglio gli scarti si potrebbe migliorare il riutilizzo.
In poco più di cinquant’anni la plastica ha rivoluzionato i consumi. Ora, però, dovremo cambiare abitudine. Oceani ed ecosistemi devastati, microframmenti di polimeri sempre più presenti nell’ambiente e nel cibo ma soprattutto le recenti indicazioni del Parlamento europeo, devono far riflettere. Eppure, dopo le carta e il vetro, la plastica è oggi il materiale più riciclato. Nel 2018 a Verona l’Amia ne ha raccolta per 8.341 tonnellate (circa 25,5 chili per abitante), un dato leggermente inferiore rispetto alle 8.466 tonnellate del 2017 (erano e 8.400 circa del 2016). Vuol dire che da alcuni anni la quantità differenziata è sostanzialmente stabile e che più di tanta non se ne raccoglie, complice anche la stasi dei consumi. In sostanza, servono più sforzi.Il dato comprende non solo ciò che i veronesi differenziano nei cassonetti o negli appositi bidoncini della raccolta porta a porta, ma anche quella estratta a Ca’ del Bue dalla frazione indifferenziata incautamente eliminata nel «secco». I veronesi (in realtà un po’ tutti gli italiani) continuano a commettere poi qualche errore. I cassonetti arancioni e i bidoni dovrebbero contenere solo bottiglie, contenitori in pet, piatti, bicchieri, sacchetti, cassette per la frutta, vaschette e posateria in plastica (ma anche lattine, che vengono poi intercettate da un magnete). Spesso ci finiscono però polimeri estranei come pezzi di mobilio, giocattoli, palloni, penne, pennarelli, bombolette spray, tubi per l’edilizia e ciabatte, materiali che vanno in realtà eliminati nell’indifferenziata. Secondo l’Amia, la media delle «impurità», ovvero la quantità di materiale non plastico riscontrata nei cassonetti dedicati, tende a crescere significativamente proprio durante l’estate, specie nelle zone dove i rifiuti vengono conferiti nei cassonetti e segnatamente nelle periferie. Rispetto al «porta a porta» questo metodo di raccolta presenta infatti più «impurità» che in sede di consegna alle aziende provinciali di smaltimento non dovrebbero superare il 5% del totale. In taluni casi lo scarto si avvicina al 10%. Eppure sul fronte della differenziata negli ultimi anni l’Italia e Verona hanno fatto grandi passi: con una percentuale di recupero dei rifiuti di plastica che sfiora l’80% contendiamo infatti alla Germania il primato europeo nel settore. E se vent’anni fa si raccoglievano mediamente due chili di plastica per abitante, oggi ci si superano i 25.La plastica ha tuttavia un valore. La raccolta viene simbolicamente pagata ai conferitori circa 200 euro a tonnellata per il prodotto generico. Cifra lievita però a 300 euro per la plastica selezionata. Ma un conto è il recupero – comunque positivo perché evita la dispersione nell’ambiente – un altro è l’effettivo riciclaggio, quindi il riutilizzo in altra forma. Perché in realtà la plastica effettivamente riciclata è ancora pochina. Per il Corepla, il Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi in plastica, a Verona (e non solo) il 45% della plastica raccolta viene realmente trasformato in nuovi oggetti (e di qualità inferiore rispetto a quelli originali), il 40% finisce nei termovalorizzatori per la produzione di energia, mentre il rimanente 15% o poco meno finisce in discarica. Nel primo semestre del 2019 l’Amia ha poi segnalato un ulteriore rallentamento della raccolta con 4.107 tonnellate raccolte, un dato leggermente inferiore (-2%) rispetto agli anni scorsi, segno, forse, di una maggiore sensibilità e attenzione al tema da parte della collettività. «Solo un corretto conferimento dei rifiuti ed una gestione responsabile del porta a porta permettono un riciclo di maggiore qualità degli imballaggi di plastica» afferma il presidente di Amia Bruno Tacchella. «È un materiale prezioso ma l’abuso dell’usa e getta e la scorretta gestione del suo fine vita lo hanno reso micidiale nella devastazione degli ecosistemi e della biodiversità del pianeta. A fare la differenza sono la consapevolezza dei cittadini e la corretta informazione: hanno un ruolo strategico, specie a partire dai banchi di scuola. La creazione della nuova isola ecologica di via Avesani, tecnologicamente e logisticamente all’avanguardia, e la futura realizzazione dei cassonetti intelligenti dotati di microchip che verificheranno il contenuto del sacchetto», conclude Tacchella, «non potranno che migliorare gli strumenti e i servizi a disposizione dei veronesi per effettuare sempre meglio la raccolta differenziata, anche e soprattutto della plastica».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 29/07/2019

Note: Alessandro Azzoni