OSPEDALE DONNA E BAMBINO. La decisione dopo un’assemblea in cui sono emerse le condizioni di lavoro a Borgo Trento
«Siamo oberate di lavoro. I posti letto sono diminuiti a 44, ma vengono accolte donne come se ce ne fossero 64. Ne risente soprattutto l’assistenza all’allattamento al seno»
Le indicazioni per i nuovi padiglioni, tra cui quello di Ostetricia, dove le condizioni di lavoro sono serie

All’Ospedale della donna e del bambino di Borgo Trento le ostetriche hanno deciso di sospendere i corsi di accompagnamento alla nascita. A quelli pre e post-parto, già iniziati, sarà comunque garantita la continuità, ma non ne verranno attivati di nuovi. Stop anche agli incontri prenatali per le coppie in attesa che si tenevano al centro Marani, in piazzale Stefani. «A chi partecipa, parliamo di ospedale «amico del bambino», di assistenza one-to-one (l’ostetrica sempre presente durante il travaglio, il parto e le prime fasi di vita del bambino), di parto in acqua, di alternative non farmacologiche al dolore, come la cromoterapia e l’aromaterapia… Non ce la sentiamo più di prenderli in giro. Questi servizi, al momento, noi e la struttura non siamo in grado di fornirli», spiegano alcune di loro. Questa la verità detta da chi lavora nel maxipolo, diversa da quella presentata.I percorsi per le future mamme, a Borgo Trento, sono una tradizione che dura ormai da 15 anni: migliaia di veronesi li hanno frequentati. Le ostetriche dell’Azienda ospedaliera (22 quelle che avevano dato la propria disponibilità) ne gestivano anche una cinquantina all’anno, compresi i corsi speciali per le gravidanze gemellari. Ogni volta si registrava il tutto esaurito, e per quelli che si sarebbero dovuti tenere prossimamente, c’erano prenotazioni fino a luglio.L’extrema ratio dipende in parte dalle carenze in cui versa l’organico del nuovo blocco materno-infantile, di cui L’Arena ha riferito nei giorni scorsi. «Siamo super-impegnate, inutile negarlo», confermano. Secondo le linee guida ministeriali, che si basano sulla previsione delle nascite (all’Aoui di Verona sono circa 4mila l’anno), solo nelle sale parto di Borgo Trento ci dovrebbero essere sette ostetriche per ogni turno. Invece sono cinque, sei al massimo. Di queste, una è in servizio al Pronto soccorso ginecologico e sembra che, da giugno, quindi a breve, un’altra sarà trasferita in sala operatoria, per assistere ai parti cesarei in qualità di strumentista. Le restanti devono dividersi tra 10 sale travaglio e parto e tre posti letto di terapia sub-intensiva. E così in reparto, con 44 posti letto sempre occupati, più i neonati, durante il turno di notte rimangono solo due ostetriche. I posti letto dovrebbero essere 64, ma proprio per carenza di personale la direzione sanitaria, sotto suggerimento delle ostetriche stesse, aveva deciso di tenerne chiusi 20. «Però gli accessi sono tarati su tutti i 64 posti letto disponibili», sottolineano. Queste criticità «in primis non ci permettono di occuparci delle famiglie in maniera adeguata agli standard che l’ospedale baby-friendly promette loro», e stanno producendo altre conseguenze, tra cui «una media di 20 ore di straordinario non voluto a testa, nel primo mese di attività del nuovo blocco, e la riduzione delle ferie estive da 18 a 14 giorni. Ferie che, comunque, non ci sono ancora state confermate».I corsi di accompagnamento alla nascita sono retribuiti, ma devono essere gestiti in orario extra lavorativo. Prevedono 10 incontri settimanali della durata di due ore, ma la decisione di interromperli non dipende solo dalla difficoltà di incastrarli in una tabella di marcia già satura. «È l’unico modo per far sentire la nostra voce», dicono. Attraverso il sindacato Nursing Up, in una lettera datata 12 febbraio (dunque precedente al trasferimento nella nuova palazzina), le ostetriche avevano segnalato ai vertici dell’Aoui diverse problematiche riconducibili alla dotazione organica, senza ricevere riscontro. La decisione è arrivata venerdì, al termine di un incontro sindacale ed «è stata difficile da prendere. Conosciamo l’importanza di questa attività per le future mamme e crediamo nelle buone pratiche del progetto baby-friendly che insegniamo durante i corsi. L’Azienda ha scelto di pubblicizzare questo modello ma ora non lo riesce a garantire. A risentirne è soprattutto l’allattamento al seno. È un momento impegnativo per la donna, per il bambino e per noi che dobbiamo aiutarli rispettandone i tempi, a volte lunghi. E nell’ospedale «amico del bambino» si promuove l’allattamento al seno e per ogni mamma ci dovrebbe essere un’ostetrica dedicata a questo. Figuriamoci».

Laura Perina

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Membro della redazione

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 15/05/2017

Note: "Cronaca" Da pag. 13